Il cardinale Ravasi e Scalfari protagonisti del “Cortile dei giornalisti”

Un confronto faccia a faccia tra il presidente del Pontificio Consiglio della cultura e il direttore fondatore del quotidiano La Repubblica. Ravasi: «Gesù usava già i linguaggi di Twitter e della tv» di Daniele Piccini

Il confronto tra credenti e non credenti, rilanciato all’onore delle cronache dalla lettera di Papa Francesco al fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari, e da quella indirizzata da Papa Benedetto XVI al matematico ateo Piergiorgio Odifreddi, abbandona la forma epistolare per diventare “faccia a faccia”. (FOTO) Con il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, a difendere le ragioni della fede e il giornalista Scalfari, «innamorato di Gesù, ma non alla ricerca di Dio», a sostenere la prospettiva laica. L’occasione l’ha fornita, ieri, mercoledì 25 settembre, l’incontro presso il Tempio di Adriano dedicato al “Cortile dei giornalisti”, uno degli appuntamenti del Cortile dei Gentili, promossi dal dicastero vaticano della cultura.

Lo stile comunicativo di Gesù, ha voluto dimostrare il cardinale Ravasi, si integrerebbe senza fatica con i nuovi social network: «Anche Gesù usava i linguaggi di Twitter e della tv. Gesù già si esprimeva con frasi che spesso non arrivavano a 100 caratteri. Mentre le sue parabole possono essere paragonate a sceneggiature televisive». Il porporato ha ricordato alcune delle «indicazioni sintetiche e per questo efficaci» di Gesù: «Il Regno dei Cieli è vicino: convertitevi!», «Ama il prossimo tuo come te stesso». «È sistematico – ha proseguito il cardinale – l’uso da parte di Gesù della frase essenziale, tipica dell’odierno tweet. Mentre il pensiero viene spesso articolato con parabole costruite in modo televisivo o cinematografico: basti pensare ai racconti sul buon samaritano o sul figliol prodigo. Per il mondo ecclesiastico, interessarsi alla comunicazione è un obbligo». Le nuove tecnologie modificano tuttavia il concetto di verità. «C’è la verità del “Fedro” platonico, un “in sé” oggettivo che l’uomo ricerca, e poi c’è la verità elaborata dal soggetto, che è la verità propria della comunicazione telematica», ha concluso il porporato.

Non irrilevante il ruolo della fede nella formazione di Eugenio Scalfari, non credente e vicino al pensiero illuminista. «Seguo la vita e la predicazione di Gesù di Nazaret fin da ragazzo – ha confessato il direttore fondatore del quotidiano La Repubblica –: mia madre era cattolicissima. Da ragazzo vinsi il premio del catechismo tra tutte le parrocchie di Roma. E ricordo di aver fatto, quando avevo vent’anni, un mese e mezzo di esercizi spirituali alla Casa del Sacro Cuore. I Gesuiti ci insegnavano a ragionare». L’antropologia di Scalfari non si allontana troppo da quella evangelica: «L’uomo ha un istinto base che è la sopravvivenza – spiega il giornalista – a sua volta diviso in due: l’amore verso se stessi e l’amore verso gli altri. Tutto questo è espresso da Gesù nel suo “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Sulla croce, Gesù ha rinunciato all’amore per sé per assumersi le colpe di tutti. Da molti anni l’amore per sé ha preso il sopravvento, aumentando il tasso di narcisismo. Dobbiamo fare in modo che almeno i due “amori” tornino in parità, come nel precetto di Gesù».

Marco Tarquinio intervenendo infine sul tema “Giornalismo, cultura e fede. Credere e comunicare”, ha sottolineato come Avvenire, il quotidiano da lui diretto, «sia l’unico giornale in Europa ad aver aumentato il numero delle copie vendute. Successo dovuto all’interesse che suscita il Papa e la vita della Chiesa». Giovanni Maria Vian, direttore de L’Osservatore Romano, ha evidenziato «la cifra “singolarissima” ma al contempo internazionale del quotidiano della Santa Sede, capace di ospitare anche firme non cattoliche».

26 settembre 2013

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