Il cardinale Vallini: «I poveri ci appartengono. Non dobbiamo darci pace»

A San Giovanni in Laterano la Messa per il 25° di consacrazione episcopale e il 50° di sacerdozio. Fedeli arrivati dai diversi “luoghi” del ministero del porporato. «Il sacerdote, quercia di giustizia» di Antonella Gaetani

Il cielo si copre; il vento inizia a soffiare con forza e trascina le foglie del giardino antistante la basilica di San Giovanni in Laterano. Il vento, che fa da sfondo alla Messa per il venticinquesimo di consacrazione episcopale e il cinquantesimo di ordinazione sacerdotale del cardinale Agostino Vallini, vicario del Papa per la diocesi di Roma. Ma soprattutto il soffio vitale dello Spirito Santo che chiama a seguire il Vangelo. Un invito «dolce e suadente», ha detto il cardinale nella sua omelia, «un disegno misterioso che ho cercato di decifrare da adolescente nei giorni del dolore per la morte della mia mamma».

E quell’invito diventa la scelta, maturata grazie alla lettura del Vangelo, che «aiuta a comprendere – ha confidato ancora nell’omelia – che solo la luce della risurrezione di Cristo squarcia il buio delle vicende umane e le rischiara, dando a esse senso e valore». Una vibrante testimonianza sul sacerdozio ascoltata con grande attenzione dai più di duemila fedeli presenti in basilica. Infatti per partecipare alla Messa sono stati organizzati vari pullman provenienti dai luoghi d’origine del cardinale, o da quelli dove ha esercitato il suo ministero sacerdotale. Una celebrazione intensa e partecipata. Insieme al cardinale hanno celebrato 28 cardinali, 60 vescovi e più di 500 sacerdoti provenienti da varie diocesi, oltre a Roma. Presenti anche rappresentanti delle autorità civili e militari: c’era il presidente della Regione Zingaretti, mentre il sindaco, impegnato in Campidoglio, ha inviato una cordiale lettera di auguri al cardinale.

Cuore della celebrazione, il ministero sacerdotale. Per la prima lettura sono state scelte le parole di Isaia: «Il Signore mi ha consacrato con l’unzione» per «fasciare le piaghe dei cuori spezzati». Il sacerdote è, dunque, «quercia di giustizia», sempre per usare le parole di Isaia, e guardando l’esempio di Gesù, ha sottolineato il cardinale, «deve essere un annunciatore credibile del Vangelo», aiutato e sostenuto dalla Madonna. A lei il cardinale ha affidato la missione della Chiesa in un mondo «assetato di verità, giustizia e pace».

Un riferimento molto intenso nel giorno in cui si celebra la memoria liturgica della Madonna di Fatima, il 13 maggio: data in cui Vallini ha ricevuto, a Napoli, dal cardinale Michele Giordano, la consacrazione episcopale e giorno in cui si celebra la Giornata nazionale del pellegrino dell’Opera Romana Pellegrinaggi, che quest’anno compie ottanta anni e di cui il porporato è presidente. Per sottolineare questa coincidenza di date, la presenza della statua pellegrina della Madonna di Fatica nella basilica lateranense durante la celebrazione eucaristica.

Nell’omelia, molto forte il ricordo della consacrazione episcopale. «Quel giorno – ha ricordato il cardinale – ebbi la percezione che il Signore mi chiamava a seguirlo ancora più intimamente e con rinnovato slancio e generosità. Un brivido – ha continuato – di emozione e di paura». Ma anche una forte presenza dello Spirito Santo, che convertì queste emozioni «in gioia, serenità e pace». E, sfogliando i capitoli della sua vita, ha ricordato il paese natale di sua madre, Corchiano, nel viterbese, dove, attraverso la testimonianza di un giovane parroco, don Domenico Anselmi, ha conosciuto «la bellezza del sacerdozio». E, poi, l’altra terra, Napoli, luogo della sua formazione e della sua lunga attività di pastore fino al 1999, quando viene trasferito ad Albano.

Anni vissuti con fedeltà al richiamo evangelico “Seguimi”, come ha sottolineato papa Francesco nella lettera di auguri che ha inviato al cardinale, letta all’inizio della celebrazione dal vicegerente Filippo Iannone. Anni segnati anche da due fari: San Paolo e il Concilio Vaticano II. Sorgenti da cui prendere ispirazione perché la missione «del vescovo e del sacerdote è quella di suscitare interesse per scoprire il bisogno di Dio in tanti cercatori di verità». Di fronte ai bisogni dell’uomo di oggi confuso e smarrito, ha sottolineato il cardinale, «c’è bisogno di uno sguardo che squarci le nebbie del dubbio e apra alla luce radiosa della verità di Dio sull’uomo». Per questo il vescovo deve essere il segno della paternità di Dio verso tutti, ma soprattutto verso i più deboli e fragili, «come i vecchi e i nuovi poveri». Le file, ha continuato, «si ingrossano ogni giorno con le continue tragedie come quelle nel mare Mediterraneo». Queste «ci appartengono e non dobbiamo darci pace» perché si è davvero la Chiesa di Cristo «se la fede è operante per mezzo della carità».

Al termine della celebrazione il cardinale Vallini ha salutato tutti i partecipanti, i sacerdoti, i vescovi, i cardinali e ha rivolto un pensiero a Papa Francesco e al Papa emerito Benedetto XVI, che lo ha nominato suo vicario il 27 giugno 2008, incarico nel quale è stato poi confermato da Francesco il 18 maggio 2013. Dopo la Messa una lunga fila di amici e conoscenti venuti da Albano, Corchiano, Napoli, Serrazzano sono andati a salutarlo. Lucia Ugolini, presidente del gruppo “Seguimi”, di cui il cardinale è membro, racconta la storia di una lunga amicizia. «Ci siamo conosciuti nel 1968. Ha sempre vissuto il proprio ruolo con semplicità senza lasciarsi contaminare da atteggiamenti formali». Presenti anche molti fedeli di Barra, quartiere di Napoli, nella cui chiesa, negli anni ‘80, tutte le domeniche andava a celebrare la Messa. Lì era una guida per molti giovani, ma anche un amico e un compagno. Una signora in borsa conserva la foto della sua prima comunione celebrata dal cardinale Vallini quando era un giovane sacerdote. «Da Barra, oggi, siamo venuti in tanti, perché ci è sempre stato vicino. E continua a venire per darci il suo sostegno spirituale».

14 maggio 2014

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