Il libro del Papa «rende accessibile la figura di Cristo»

La presentazione di “Gesù di Nazaret” di Benedetto XVI ai “Dialoghi in cattedrale”, con il vescovo di Ratisbona Müller e il senatore Pera di Nicolò Maria Iannello

Un momento di scambio intellettuale e umano, uno spazio di confronto tra fede e ragione. È questo il profilo del secondo appuntamento dei “Dialoghi in cattedrale” tenutosi ieri (giovedì 24 marzo 2011) nella basilica di San Giovanni in Laterano, sede dell’iniziativa promossa dalla diocesi che ad ogni incontro apre le porte a due protagonisti del panorama culturale, oltre che ecclesiale, contemporaneo. Con l’intento di affrontare i grandi temi dell’esistenza che interrogano la Chiesa e la società. Al centro di questa nuova tappa la presentazione del libro di Benedetto XVI, “Gesù di Nazaret – Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla Risurrezione”, appena pubblicato ed edito dalla Libreria Editrice Vaticana. Al tavolo dei relatori monsignor Gerhard Ludwig Müller, vescovo di Ratisbona, filosofo e teologo, e Marcello Pera, senatore della Repubblica e docente di filosofia teoretica. Presenti all’incontro il segretario del Papa, monsignor Georg Gänswein, e don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana.

A parlare per primo del volume è stato il cardinale vicario Agostino Vallini, che ha moderato l’incontro: «Già il titolo suggerisce che si tratta di un testo coinvolgente perché racconta dell’ultima settimana di vita di Gesù». Poi la presentazione degli ospiti, due personalità differenti ma animate dallo stesso spirito di conoscenza, che a partire dal libro si sono ritrovati a rispondere a una domanda cruciale per l’uomo: che cos’è la verità? E le risposte di entrambi, seppur attraverso indagini diverse, sembrano ruotare intorno alla dimensione della fede in Cristo.

Ad esprimere per primo i suoi commenti sul libro il vescovo di Ratisbona, che definisce il secondo volume della trilogia cui il Papa sta lavorando (il primo è stato pubblicato nel 2007 con il titolo “Gesù di Nazaret – Dal battesimo nel Giordano fino alla trasfigurazione”) «non un ulteriore libro su Gesù, ma un’opera imponente per rendere accessibile la figura del Cristo agli uomini che rischiano di essere travolti dalle bufere della storia». Quindi una nota sul metodo di ricerca adottato dall’autore: «Non soltanto un’indagine storico-critica che sveli il peso di Gesù nella vicenda umana, ma la storia di un incontro personale con il Signore e del riconoscimento della sua persona». E infine si entra nel vivo della ricerca dell’unica verità possibile. Per far sì che l’uomo volga il suo sguardo a Dio è necessario presentargli il Figlio, uomo come lui, non nei termini di una «relazione tra persona e un’idea, ma tra persona e persona». Un Dio che si è fatto come noi e che «fino alla morte ha patito per amor mio». D’altronde, ricorda il teologo, capita a chiunque di chiedersi «che cosa pensare del figlio di Dio». E la risposta è che «lui è l’autore della fede, e che solo l’orientamento al Dio-Uomo può salvarci, non l’irrigidimento su un’ideologia, una costruzione mentale di matrice umana».

A seguire, l’intervento del senatore Marcello Pera, protagonista di diversi momenti di confronto culturale con il Papa. Il suo discorso prende le mosse dalla personale ricerca di fede per approdare, infine, a delle riflessioni di carattere generale. «Sin da ragazzo mi chiedevo chi fosse Gesù e in Sant’Agostino ho scoperto che per capirlo bisognava credere piuttosto che affidarsi al metodo storico». Definendosi uno «studente impreparato che tuttavia continua a prendere appunti», Pera si addentra nella disamina del processo di Gesù davanti a Pilato. Come Pilato, dinanzi all’affermazione di Gesù «sono venuto per rendere testimonianza alla verità», l’uomo di oggi rimane smarrito. Di conseguenza, immerso in un mondo secolarizzato, «fugge la verità o perché la nega in assoluto o perché ritiene tutte le verità equipollenti o perché ritiene vero solo ciò che è dimostrabile dalla scienza». E come Pilato si lava le mani dalla sua ricerca in tutti gli ambiti della vita in nome «dell’esercizio di una libertà senza limiti». Molte le conseguenze di questa deresponsabilizzazione, spiega Pera, come la riduzione della politica a mero esercizio di potere. A conclusione, il senatore sottolinea che la laicità non è incompatibile con il cristianesimo, ma osserva che «i laici oggi negano la possibilità di aprirsi alla visitazione di Dio perché non ne sentono il bisogno, dimenticando che la sola dimensione umana non basta a se stessa».

25 marzo 2011

Potrebbe piacerti anche