Il martirio di padre Frans per la resurrezione siriana

Ricordato, nel corso di una veglia nella Chiesa del Gesù, il gesuita olandese Van der Lugt. Fu ucciso a Homs lo scorso 7 aprile. Durante gli scontri ha sempre vissuto accanto ai civili di Giuseppe Tetto

«Padre Frans è stato un gigante di umanismo e determinazione, di fedeltà e di coraggio. Il suo amore riempie di fierezza tutti i cristiani in Siria e nel mondo». Con queste parole Antoine Audo, vescovo caldeo di Aleppo, ha voluto rendere omaggio a padre Frans van der Lugt, nella veglia di preghiera organizzata dal Magis (Movimento e azione dei gesuiti per lo sviluppo) il 30 maggio nella Chiesa del Gesù, per ricordare la figura del padre gesuita olandese, ucciso a 75 anni lo scorso 7 aprile in Siria: «Padre Frans ha amato il popolo siriano fino a dare la sua vita. Ma la sua morte ha rivelato lo sbandamento degli istinti e dei valori che sta vivendo quella terra. Per questo si è sempre battuto con amore per insegnare la dottrina sociale della Chiesa, la dignità e la solidarietà umana. Padre Frans ha camminato per tutte le strade della Siria con i siriani, insegnando a ragazzi e ragazze, cristiani e musulmani, a riflettere e a vincere le diffidenze».

Da qui il senso della veglia: ripercorre, attraverso la lettura delle testimonianze di coloro che lo hanno conosciuto, l’itinerario spirituale della vita del missionario olandese, picchiato e poi ucciso con due pallottole alla testa, davanti alla residenza dei gesuiti ad Homs. E sono stati in molti a prendere parte alla celebrazione presieduta da padre Renato Colizzi, uno dei responsabili del Magis, che ha avuto come parola d’ordine quell’ “Ilal amam”, “andiamo avanti”, che padre Frans ha ripetuto come un mantra fino alla suo sacrificio estremo. Era come un grido, il suo: “Ilal amam”, andare avanti perché quella terra, martoriata dalla guerra, potesse trovare “la resurrezione”.

Una fede profonda, che secondo il vescovo ausiliare per il settore Centro, Matteo Zuppi, fra i presenti alla veglia, ha trasformato il padre gesuita «nella stella del mattino in quella notte terribile che la Siria sta vivendo. La sua scelta di restare e lottare, fino alla morte, contro la fame che affligge quel popolo, ci deve dare il coraggio per intensificare gli sforzi e la preghiera affinché la Siria possa trovare presto la resurrezione e la pace». Negli ultimi tre anni di guerra, infatti, il religioso olandese ha vissuto insieme ai civili assediati per molti mesi dall’esercito regolare e aveva spesso denunciato la mancanza di medicinali, viveri e aiuti, affermando l’urgenza di trovare un accordo per intervenire in favore dei civili malati, stremati, affamati.

Una volontà, questa, che è stata riscoperta nelle tre tappe che hanno scandito la veglia. La prima, ha preso il nome “La Marcia”, come quella che padre Franz ha organizzato negli anni ’80 e che ancora oggi vede centinaia di giovani da tutta la Siria, di culture e religioni diverse, riunirsi per “camminare” nell’amore della scoperta del proprio Paese. La seconda tappa “La Terra”, ha ripercorso la nascita dell’omonimo progetto con cui il padre gesuita ha ridato vita ad un terreno agricolo abbandonato, costruendo una cooperativa per disabili, “dar el salam” (la casa della pace) ma anche un luogo d’incontro per musulmani, cristiani e non-credenti: «Padre Franz nella sua libertà – ha raccontato la testimonianza di una donna siriana – ha liberato le persone mostrando loro il cammino. Ognuno si sentiva subito a suo agio con lui perché era per tutti un fratello. La sua vita è stata un donarsi quotidiano agli altri».

E infine è la volta de “L’assedio”, dove è stata raccontata la condivisione estrema della sofferenza con quel popolo siriano “assediato” che non ha mai voluto abbandonare. Poi una lettera di Mohamed Habash, scrittore siriano e amico: «Padre Franz ha scelto di essere colui che incarna le parole di Dio: “Se tu tendi la mano per uccidermi, io non stenderò la mia per fare lo stesso, perché temo Dio”». A chiudere la veglia il gesto della condivisione del pane siriano: uniti nello stesso cibo e come un solo popolo andare avanti, “ilal amam”.

3 giugno 2014

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