Il Museo domenicano con i capolavori del ‘600
Inaugurato lo spazio espositivo presso la sede della cura generalizia, all’Aventino. Sette le sezioni: la prima è dedicata a san Domenico. Spazio alle opere d’arte e agli oggetti liturgici di Nicolò Maria Iannello
Non sembra nemmeno di stare al centro di Roma. Salire su per l’Aventino vuol dire infatti lasciarsi alle spalle il caos della città e raggiungere un’oasi di pace. Custode di questo luogo è la basilica di Santa Sabina, la più famosa chiesa paleocristiana dell’Urbe, risalente al V secolo dopo Cristo e, dal 1221, guidata dai domenicani. In quell’anno Papa Onorio III affidò a san Domenico la basilica, oggi sede della curia generalizia dell’Ordine dei Frati Predicatori. E nell’ambiente più antico del convento, il dormitorio medioevale, che i frati annessero alla chiesa nel XIII secolo, lunedì scorso è stato inaugurato il Museo Domenicano alla presenza di Rossella Vodret, soprintendente Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Roma, e di fra’ Bruno Cadoré, maestro dell’Ordine dei Predicatori.
Numerosi i presenti incuriositi dai lavori di restauro che hanno ridato vita a questo luogo. Un sito che nel corso dei secoli ha subito numerose trasformazioni e che nel Novecento custodiva alcune opere d’arte di proprietà dell’Ordine, collocate senza alcun criterio all’interno della sala. Grazie al lavoro di ammodernamento pensato da fra’ Francesco Maria Ricci, rettore della basilica, e curato dall’architetto Romina Cianciaruso per conto di “Circuito Aperto. Centro di Coordinamento per le Arti”, con la collaborazione degli storici dell’arte Manuela Gianandrea e Federica Papi, oggi il museo ospita diversi capolavori del Seicento, numerosi oggetti liturgici, una scultura duecentesca attribuita ad Arnolfo di Cambio, la tavola con San Vincenzo Ferrer di Antoniazzo Romano e la Madonna del Rosario del Sassoferrato.
«Allestire un museo non significa tentare di tesaurizzare opere del passato, ma condividere con i visitatori ciò che l’uomo ha fatto di bello. Altrimenti saremmo soltanto custodi di un tesoro nascosto». È questo lo scopo che ha guidato l’intera opera di restauro, secondo fra’ Bruno Cadoré, che precisa: «Si tratta di un lavoro che ha messo al centro lo spettatore affinché esso vibri davanti al bello e si renda conto che l’uomo è capace di creare bellezza». E poi il maestro dell’ordine definisce così la specificità dell’esposizione: «È un percorso pensato per fare conoscere la storia delle sorelle e dei frati predicatori, dato che San Domenico non ha lasciato molti scritti».
È entusiasta dei risultati la soprintendente Rossella Vodret che definisce il museo «un piccolo miracolo». Tra le altre, due opere hanno attirato l’attenzione dell’esperta: la Madonna del Rosario di Giovanni Battista Salvi, detto Sassoferrato, risalente al 1643, che definisce un «capolavoro assoluto», e una copia del ritratto di San Domenico di Tiziano custodito alla Galleria Borghese del quale dice «sembra essere un’originale, per questo bisognerà approfondirne la paternità». Una particolarità della sala è la «finestrella» da cui i frati guardavano San Domenico pregare tutta la notte dentro la basilica, oggi parte integrante del percorso museale e testimonianza dell’antica struttura medievale.
In tutto sono sette le sezioni dell’area espositiva. La prima è dedicata al fondatore dell’ordine, san Domenico: un quadro rievoca il momento in cui i santi Pietro e Paolo gli porgono il bastone e il libro della predicazione, simboli della sua missione evangelizzatrice. La seconda rende omaggio ai santi, ai martiri e ai Pontefici dei frati Predicatori: tra le altre, è di grande valore la rappresentazione di San Pio V, di cui sono esposti anche il piviale e il miracoloso crocifisso. Al centro della terza sezione ci sono le donne dell’Ordine con le raffigurazioni di Santa Caterina da Siena e Santa Caterina de’ Ricci. La quarta accoglie il capolavoro di Sassoferrato e la Madonna del Rosario di Giovanni Maria Morandi. Nella quinta sono raccolti i quadri che raccontano la vita di Cristo, tra cui “L’incredulità di San Tommaso”, di scuola del Guercino. La penultima sezione è dedicata a sculture lignee, mentre nell’ultima è possibile osservare alcuni oggetti liturgici e un modello di idrocronometro, come quello esposto a Villa Borghese, e inventato dal domenicano padre Giovanni Battista Embriaco nel 1867.
16 dicembre 2010