Il Papa a Cassino: «Creare nuovi posti di lavoro»

La visita di Benedetto XVI nella città con la Messa nella piazza a lui intitolata. L’appello alla pace dall’abbazia di Montecassino

«La ferita della disoccupazione che affligge questo territorio induca i responsabili della cosa pubblica, gli imprenditori e quanti ne hanno la possibilità a ricercare, con il contributo di tutti, valide soluzioni alla crisi occupazionale, creando nuovi posti di lavoro a salvaguardia delle famiglie». È l’appello vibrante rivolto ieri – domenica 24 maggio – da Benedetto XVI durante la visita pastorale a Cassino, dove ha celebrato la Messa. Un pensiero alla grave crisi che affligge il nostro Paese, unito alal richiesta di tutela per la famiglia, oggi «fortemente insidiata», e per «i giovani che fanno fatica a trovare una degna attività lavorativa che permetta loro di costruirsi una famiglia».

Festosa l’accoglienza della gente in una terra che richiama, con la celebre abbazia, l’insegnamento di San Benedetto, così caro al cuore del Pontefice, e nello stesso tempo le ferite della seconda guerra mondiale, in cui l’abbazia fu distrutta dal bombardamento alleato. La spiritualità benedettina è stata al centro dell’omelia della Messa celebrata a Cassino a piazza Miranda, che da ieri è stata intitolata a Benedetto XVI.

«Sentiamo echeggiare – ha detto il Papa – l’appello di san Benedetto a mantenere il cuore fisso sul Cristo, a nulla anteporre a Lui. Questo non ci distrae, al contrario ci spinge ancor più ad impegnarci nel costruire una società dove la solidarietà sia espressa da segni concreti».

La spiritualità benedettina, ha ricordato il Pontefice, «propone un programma evangelico sintetizzato nel motto: “ora et labora et lege”, la preghiera, il lavoro, la cultura». Ed è innanzitutto la preghiera «la più bella eredità lasciata da san Benedetto».

«Elevando lo sguardo da ogni paese e contrada della diocesi, potete ammirare – ha chiarito – quel richiamo costante al cielo che è il monastero di Montecassino, al quale salite ogni anno in processione alla vigilia di Pentecoste. La preghiera, a cui ogni mattina la campana di san Benedetto con i suoi gravi rintocchi invita i monaci, è il sentiero silenzioso che ci conduce direttamente nel cuore di Dio; è il respiro dell’anima che ci ridona pace nelle tempeste della vita».

Nella basilica dell’abbazia di Montecassino, presiedendo i vespri nel pomeriggio, ha nuovamente ricordato la vicenda umana e spirituale di san Benedetto, «che, abbandonato tutto, si pose alla fedele sequela di Gesù. Incarnando nella propria esistenza il Vangelo, è diventato iniziatore d’un vasto movimento di rinascita spirituale e culturale in Occidente». Benedetto, ha osservato il Papa, «fu esempio luminoso di santità e indicò ai monaci come unico grande ideale Cristo; fu maestro di civiltà che, proponendo un’equilibrata e adeguata visione delle esigenze divine e delle finalità ultime dell’uomo, tenne sempre ben presenti anche le necessità e le ragioni del cuore, per insegnare e suscitare una fraternità autentica e costante, perché nel complesso dei rapporti sociali non si perdesse di mira un’unità di spirito capace di costruire ed alimentare sempre la pace».

Non a caso è «la parola “Pax” – ha sottolineato – ad accogliere i pellegrini e i visitatori alle porte di questa abbazia, ricostruita dopo l’immane disastro del secondo conflitto mondiale; essa si eleva come silenzioso monito a rigettare ogni forma di violenza per costruire la pace: nelle famiglie, nelle comunità, tra i popoli e nell’intera umanità».

E proprio nel segno della memoria si è conclusa la giornata, con la visita al cimitero militare polacco. Qui Benedetto XVI ha invocato l’abbraccio di Dio non solo per i caduti della seconda guerra mondiale ma per «i caduti di ogni guerra che ha insanguinato la terra», auspicando che «gli uomini del nostro tempo» «lavorino instancabilmente» per «un mondo di pace». Davanti alle tombe di 1.052 soldati polacchi morti nella primavera del 1944 sul fronte di Cassino, già meta di un pellegrinaggio di Papa Wojtyla, Benedetto XVI ha recitato una preghiera.

Oltre a invocare l’abbraccio divino non solo per «i caduti della guerra che qui ha infuriato», il pontefice si è riferito anche ai conflitti in corso. «Dona a quanti ancora soffrono a causa di guerre fratricide – recita la sua preghiera a Dio – la forza della speranza invincibile, il coraggio di quotidiane azioni di pace, l’operosa fiducia nella civiltà dell’amore».

Papa Ratzinger ha infine auspicato che lo Spirito Santo scenda «sugli uomini del nostro tempo, affinché comprendano che la pace è più preziosa di ogni tesoro corruttibile, e lavorino tutti insieme instancabilmente per preparare alle nuove generazioni un mondo dove regnino la giustizia e la pace».

25 maggio 2009

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