Il Papa cita don Santoro alla Messa del Crisma

Benedetto XVI ricorda il sacerdote attraverso le sue parole: «Si diventa capaci di salvezza solo offrendo la propria carne» di R. S.

Parole di don Andrea Santoro per concludere l’omelia della Messa del Crisma. Nel rito che tradizionalmente ogni vescovo concelebra nella cattedrale di ogni Chiesa locale con i preti della sua diocesi, Benedetto XVI – che concelebra con i cardinali, i vescovi e i presbiteri, diocesani e religiosi, presenti a Roma – ricorda un sacerdote che ha donato la sua vita fino all’estremo sacrificio. «Essere sacerdote – afferma prima di citarlo – significa diventare amico di Gesù Cristo, e questo sempre di più con tutta la nostra esistenza. Il mondo ha bisogno di Dio – non di un qualsiasi dio, ma del Dio di Gesù Cristo, del Dio che si è fatto carne e sangue, che ci ha amati fino a morire per noi, che è risorto e ha creato in se stesso uno spazio per l’uomo. Questo Dio deve vivere in noi e noi in Lui. È questa la nostra chiamata sacerdotale: solo così il nostro agire da sacerdoti può portare frutti».

Ed ecco allora che le migliaia di fedeli che gremiscono la basilica di San Pietro, nella Messa presieduta giovedì mattina, ascoltano dalla sua voce le parole di don Andrea Santoro, sacerdote “fidei donum” della diocesi di Roma assassinato il 5 febbraio scorso in Turchia. Il Cardinale Cè, sottolinea Benedetto XVI, «l’ha comunicata a noi durante gli esercizi spirituali». «Sono qui – diceva don Santoro – per abitare in mezzo a questa gente e permettere a Gesù di farlo prestandogli la mia carne… Si diventa capaci di salvezza solo offrendo la propria carne. Il male del mondo va portato e il dolore va condiviso, assorbendolo nella propria carne fino in fondo come ha fatto Gesù». Ancora un pensiero, quindi, per il presbitero ucciso a Trabzon (Trebisonda) mentre pregava, che più volte il Santo Padre ha ricordato in questi due mesi.

«Gesù ha assunto la nostra carne – aggiunge Benedetto XVI -. Diamogli noi la nostra, in questo modo Egli può venire nel mondo e trasformarlo». E indica «il nucleo del sacerdozio» nell’«essere amici di Gesù Cristo. Solo così possiamo parlare veramente in persona Christi, anche se la nostra interiore lontananza da Cristo non può compromettere la validità del Sacramento. Essere amico di Gesù, essere sacerdote significa essere uomo di preghiera. Così lo riconosciamo e usciamo dall’ignoranza dei semplici servi. Così impariamo a vivere, a soffrire e ad agire con lui e per lui».

Dopo la rinnovazione delle promesse sacerdotali, ecco la benedizione dell’olio dei catecumeni, dell’olio degli infermi e del crisma.

16 aprile 2006

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