Il Parlamento europeo torna a occuparsi di Meriam

L’Assemblea di Strasburgo condanna la detenzione «ingiustificata» della donna cristiana, esortando il governo del Sudan a proteggere l’identità religiosa delle minoranze, contrastando ogni discriminazione di R. S.

Il Parlamento europeo ha chiuso ieri, giovedì 17 luglio, la sessione plenaria approvando un testo duro contro le pratiche e le norme che in Sudan discriminano le minoranze religiose e negano alle donne pari diritti e dignità, condannando «la detenzione ingiustificata di Meriam Ibrahim» ed esortando il governo del Sudan «ad abrogare tutta la legislazione che discrimina in base al genere o alla religione e a proteggere l’identità religiosa delle minoranze».

L’Assemblea di Strasburgo ha ricostruito la vicenda della donna cristiana, da poco diventata mamma, più volte arrestata e torturata, la cui causa è ancora in corso presso la giustizia sudanese, mentre la diplomazia statunitense intenderebbe trasferirla, con la sua famiglia, in America. Gli eurodeputati ricordano che «Meriam Yahia Ibrahim (figlia di una madre cristiana etiope e di un padre musulmano sudanese), era stata educata come cristiana»; è stata accusata nel 2013 «di adulterio da parte della famiglia paterna, che l’ha denunciata alle autorità per aver sposato un cristiano». In più, su di lei grava anche l’accusa di apostasia, per la quale è stata condannata a morte secondo la legislazione vigente nel Paese.

Definendo «degradante e inumano» per una donna «partorire incatenata e fisicamente trattenuta», i parlamentari europei nel testo approvato invitano le autorità del Sudan a «garantire che tutte le donne incinte o puerpere che sono detenute ricevano un’adeguata e sicura assistenza sanitaria materna e neonatale». Ancora, ribadiscono che «la libertà di coscienza, di credo e di religione è un diritto umano universale che deve essere protetto ovunque e per tutti» e ricordano al Sudan gli obblighi internazionali relativi, ad esempio, alle convenzioni Onu e dell’Unione africana sottoscritte.

Secondo la stessa risoluzione, l’Europarlamento «esige che il governo sudanese – in linea con i diritti umani universali – abroghi tutte le disposizioni di legge che penalizzano o discriminano le persone per le loro convinzioni religiose, perché cambiano religione o credo o per aver indotto altri a cambiare religione o credo, soprattutto quando i casi di apostasia, eterodossia o conversione sono punibili con la morte». Da ultimo, l’Assemblea di Strasburgo esorta il governo del Paese a intraprendere «con il sostegno della comunità internazionale una urgente riforma giuridica al fine di tutelare i diritti umani e le libertà fondamentali», contrastando ogni forma di «discriminazione contro le donne, le minoranze e i gruppi svantaggiati».

18 luglio 2014

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