Il tradimento affettivo

di Angelo Peluso

I significati del verbo tradire sono molteplici. Sfogliando i dizionari troviamo: venir meno ai doveri più sacri, a un impegno morale o giuridico di fedeltà e di lealtà; rivelare o divulgare cosa che si doveva tenere segreta; deludere agendo in modo contrario all’aspettativa e alla convenienza. Ma il significato originario è quello dal latino tràdere, ovvero “consegnare”, nel significato di consegnare ai nemici, come risulta da un passo del Vangelo: «Jesus autem dixit ei: Juda osculo filium hominis tradis» (Luca 22, 48).

Quindi, il primo significato di tradimento è quello che implica la consegna, il passaggio di qualcuno, di qualcosa da una parte all’altra.

Il tradimento è una consapevole illusione di aumentare la propria autostima, trovare uno spiraglio a meccanismi contorti della nostra vita, alimentati dalla famiglia di origine , dal partner, dall’insoddisfazione lavorativa, per le scelte fatte con superficialità.

Mettere in atto un’azione di tradimento porta comunque ad assumere atteggiamenti psicologici in cui si cerca una giustificazione etica al proprio agire anche quando la persona tradita non può essere accusata di alcuna responsabilità per il proprio malessere esistenziale.

L’esperienza di molti utenti che cercano “incontri” nella rete di internet con le chat line , ha messo ampiamente in risalto come il bisogno principale è l’incontro con qualcuno che ti ascolti.

Tradire è solo una solitudine mascherata: è un’illusione che non si supererà mai finché la persona non decida realmente di approfondire con se stessa cosa stia cercando o da cosa stia fuggendo.

Talvolta succede che quando per tanto tempo si è annullata la propria identità per non arrecare dolore ad altri (allo stesso partner, ai figli, alla famiglia di origine), all’improvviso si possono scatenare ribellioni esistenziali, inspiegabili da una lettura superficiale.

E così si può tradire per attaccare i propri valori di riferimento o per rivendicare un’autonomia che è stata continuamente negata già nella propria famiglia di origine dove magari si è assistito a messaggi e modelli contraddittori con regole non rispettate in primis da chi le dettava.

La verità assoluta è che gli esseri umani in realtà sono portati al legame stabile su cui investire tutto se stessi. Il “per sempre con te” non è solo una promessa o un bisogno, è forse scritto nel dna.

Sono le paure irrisolte, i sorrisi negati che spingono a fuggire per poter dire “io esisto”, quell’identità che troppo spesso viene negata anche in molti rapporti di coppia. Dobbiamo essere molto consapevoli allora che si tradisce anche con il lavoro, con impegni esasperanti in mille attività pur di non stare a casa: i significati psicologici del tradire sono gli stessi di quelli messi vissuti in una relazione con un’altra persona.

La vita ci riserva talvolta momenti di amarezza profonda tuttavia c’è un aspetto che ci può rendere capaci di aprire nuovi orizzonti di vedute al di là del mondo piccolo piccolo in cui ci si rifugia: il perdono. Perdonare significa aprire le porte ad una più profonda accoglienza di se stesso, della propria storia di vita, una più naturale valutazione della propria identità personale, aumentare la propria autostima, una maggiore tolleranza verso le proprie debolezze, un maggiore ottimismo e fiducia nelle relazioni interpersonali, una visione meno orgogliosa della conflittualità.

Chi “subisce” un tradimento, deve perciò in primis sapere perdonare se stesso, per ogni possibile silenzio che non ha saputo interpretare, per ogni superficialità che ha impedito di far sentire amata l’altra persona.

Ognuno è responsabile di quanto accade e sarebbe banale e perdente dare letture semplicistiche di colpe unilaterali o peggio riproponendosi di fare la stessa cosa per “rendere doppiamente il dolore vissuto sulla propria pelle”. Si finirebbe col tradire anche se stessi.

Chi non sa perdonare, non sa amare e non sa accogliere e non sa costruire. E non manifesta la sua cristianità. Quanto è importante avere vicino amici in momenti così difficili in cui è facile perdersi. Quanto è pericolosa la stupidità di chi addirittura alimenta le separazioni emotive con sentenze da saggi benpensanti, che aizzano ancor di più un partner contro l’altro.

Sono davvero tanti gli esempi di coppie “capaci di ritrovarsi” e di scrivere nuove pagine alla propria storia facendo tesoro del dolore che hanno provato, della superficialità in cui si era caduti, delle banali debolezze.

L’amore che perdona, dona, accoglie, condivide è l’unica medicina, l’unica vera terapia; un amore che proprio perché «perdona, dona, accoglie, condivide», mette avanti il «noi» coniugale rispetto al «tu» e all’«io» e si trasforma nella chiave risolutiva di ogni conflittualità permanente.

13 febbraio 2009

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