Il trionfo del Redemptoris Mater

Si è concluso, dopo tre mesi di gare, il campionato di calcio tra seminaristi e sacerdoti organizzato dal Csi di Rosario Capomasi

Chi non avesse visto la partita e fosse arrivato poco dopo il fischio finale del signor Filippo Moretti avrebbe capito subito, masticando un po’ di latino, che il canto che si levava alto in cielo in segno di giubilo, “Alma Redemptoris Mater”, stava uscendo dalla bocca dei giocatori di Simone Biondi, vincitori della prima edizione della Clericus Cup, primo campionato di calcio tra seminaristi e sacerdoti organizzato dal Csi. I neocatecumenali hanno infatti sconfitto per 1 a zero la Pontificia Università Lateranense grazie ad un calcio di rigore trasformato dal numero 10 Davide Piermarini al 41’, replicando con identico risultato la vittoria nel precedente incontro di qualificazione (allora segnò Grisanti) e dimostrando di aver ampiamente meritato il successo: 27 reti segnate e nessuna subita, con Simone Pegoraro, estremo difensore dei gialloblù, premiato come miglior portiere del torneo «È un’emozione unica, una gioia grandissima – dice visibilmente commosso il match-winner Piermarini – perché non dovevo neanche esserci. Avevo un problema al ginocchio e sono rimasto in dubbio fino all’ultimo».

Si è così conclusa, dopo tre mesi di gare, una manifestazione che ha visto sul rettangolo verde 51 nazionalità rappresentate, 64 partite disputate con 256 gol realizzati e 321 giocatori impiegati, alcuni con indubbio talento calcistico. Sabato mattina scorso erano presenti in tanti al campo dell’Oratorio San Pietro, teatro della finalissima: Edio Costantini, presidente nazionale del Csi, i rettori delle due finaliste, monsignor Rino Fisichella (Lateranense) e monsignor Claudiano Strazzari (Redemptoris Mater), oltre alla prevista ondata di televisioni provenienti da tutto il mondo (compresa la Tv Svizzera, la tedesca Ard e l’ olandese EO) e dall’Italia (Rai, Mediaset, Sky e testate giornalistiche quali Il Messaggero, La Stampa, Il Giornale tra le altre).

Proprio il ruolo rilevante nella diffusione capillare del torneo avuto dai media è stato sottolineato dal presidente Costantini: «Sono veramente soddisfatto – spiega – di come i mezzi di informazione abbiano presentato la competizione, puntando l’attenzione su quello che era poi il messaggio educativo: un sano confronto sportivo che ha nel rispetto e nel fair play i suoi cardini. È stato un successo sotto tutti i punti di vista: calcistico, sociale e religioso. Vedere il sorriso e la gioia di tanti atleti insieme a una stretta di mano anche dopo una sconfitta ci ripaga della fatica fatta per organizzare il torneo».

Parole, queste, che trovano conferma nel pensiero di don Claudio Paganini, consigliere ecclesiastico del Csi e cappellano del Brescia calcio: «Mi ha colpito – esordisce – la classe e l’umiltà di alcuni seminaristi stranieri, molti con un passato da professionista o da dilettante nel proprio Paese d’origine prima di rispondere alla “chiamata”, non me l’aspettavo. Vorrei però sottolineare due aspetti: l’importanza che l’elemento aggregativo ha ricoperto in questi tre mesi, con gli incontri di calcio che sono serviti a sacerdoti, seminaristi e studenti di collegi diversi per conoscersi meglio tra di loro, nella realtà di uno spogliatoio come nei complimenti del dopo-partita; e l’evidente analogia che sussiste tra sport e liturgia ecclesiastica, dove l’allenatore simboleggia un po’il parroco, le regole di gioco i comandamenti, i canti di incitamento quelli in chiesa, la vittoria l’esercizio delle virtù cristiane».

Prima che la gara avesse inizio è stato osservato un minuto di silenzio per onorare la memoria di Daniele Colarieti, 33 anni, fotografo ufficiale della manifestazione, improvvisamente scomparso giovedì scorso. Poi il match (preceduto dalla finale per il terzo e quarto posto tra Sedes Sapientiae e Mater Ecclesiae e vinto da questi ultimi per 3-1: gli uomini di Inaki Yarza si sono consolati con la premiazione del loro compagno, il salvadoregno Marcos Tullio Pena, capocannoniere della Clericus con 11 gol e a segno anche nella “finalina”). Nervoso e teso fin dalle prime battute, l’incontro non ha riservato grandi emozioni fino all’11’ del secondo tempo quando il “lateranense” Palladino e il “neocatecumenale” Ugalde vengono a contatto in area: il gialloblù cade a terra e il direttore di gara non ha dubbi a fischiare il penalty tra le proteste degli avversari. Piermarini dal dischetto non sbaglia e batte Giammaresi per un gol che sarà decisivo. Vani gli assalti finali dei ragazzi di Cerquetani che sfoga così tutta la sua amarezza: «Come in altri occasioni, abbiamo costruito molto ma abbiamo raccolto poco. Inoltre, ci mancava Di Giandomenico che si è infortunato mentre stava festeggiando la vittoria in semifinale. Comunque, complimenti agli avversari e al loro tecnico che non hanno mai sbagliato un colpo».

Eccolo, il mister vincente, ancora fradicio per un gavettone malandrino: «Porterò sempre con me – dice don Simone – il ricordo di questi momenti splendidi con i miei calciatori. L’unità tra di noi si è vista sul campo insieme ai risultati. L’importante è stato dimostrare come il sacerdote sia una persona come le altre, che non pensa solo alle cose spirituali, ma che gioisce, si arrabbia, e viene pure ammonito o espulso per una partita di calcio».

28 maggio 2007

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