Il varo della onlus don Santoro

La sede inaugurata il 30 novembre a Sant’Ippolito, con la Messa e la veglia di preghiera (nella foto la sorella Maddalena) di Angelo Zema

Su una delle pareti della stanza più grande una fotografia ritrae don Andrea Santoro nel deserto di Giuda, in Terra Santa. All’interno di un mobile, alcuni dei riconoscimenti attribuiti alla memoria del sacerdote “fidei donum” della diocesi di Roma ucciso il 5 febbraio scorso a Trabzon, in Turchia, mentre pregava nella chiesa a lui affidata. Alla porta di ingresso, salendo alcuni gradini dal civico 47 di viale delle Provincie, un manifesto con la scritta «Associazione don Andrea Santoro onlus».

È la sede della nuova realtà nata per mantenere viva la memoria e la spiritualità di don Andrea, inaugurata mercoledì sera, con un semplice momento di amicizia e condivisione, preceduto da una Messa e da una veglia di preghiera. L’associazione ha “trovato casa” nei locali della parrocchia di Sant’Ippolito, guidata da monsignor Enrico Feroci, che ha presieduto la Messa nella chiesa parrocchiale e proprio un anno fa si era recato a Trabzon per «ammirare – ha ricordato – la testimonianza di fede di don Santoro». Presenti alla celebrazione la mamma di don Andrea, Maria, e le due sorelle, Imelda e Maddalena, insieme a circa 300 persone, tra cui tanti amici del compianto sacerdote. Tra i concelebranti, anche monsignor Proja, padre spirituale di don Santoro.

La Messa e la veglia sono state celebrate alla vigilia della festa di Sant’Andrea Apostolo, in comunione con il Papa pellegrino in Turchia, che proprio nello stesso giorno aveva ricordato, ad Efeso, l’esempio di don Santoro. Durante la veglia, animata dal coro dei giovani, sono state proiettate immagini della chiesa di Trabzon e proposti brani dalle lettere del sacerdote ucciso dieci mesi fa. «Don Andrea – ha affermato monsignor Feroci – ci aiuti a riscoprire il senso più genuino del nostro appartenere a Cristo».

3 dicembre 2006

Potrebbe piacerti anche