Il vescovo Brambilla in visita ai feriti
A 2 giorni dall’incidente nella metro A, il delegato per la pastorale sanitaria si è recato al San Giovanni e all’Umberto I di Ilaria Sarra
«Ho trovato persone che hanno capito di aver vissuto una situazione drammatica e hanno ringraziato il Signore per esserne uscite miracolosamente». Così inizia il racconto del vescovo Armando Brambilla, direttore del Centro per la Pastorale sanitaria, che è andato ieri nei due ospedali di San Giovanni e Policlinico Umberto I a trovare i feriti dell’incidente tra i due treni della metropolitana romana di martedì scorso.
Al San Giovanni il vescovo ha portato conforto a sei ricoverati le cui condizioni, rispetto al giorno dell’incidente, sono migliorate. In questo nosocomio è assistita, ancora in gravissime condizioni, la donna giapponese che, già al momento del disastro, era quella che presentava il quadro clinico più serio e preoccupante. Al Policlinico, invece, Brambilla ha visitato quattro feriti di cui uno in gravi condizioni. Il vescovo ha raccolto le testimonianze dei sopravvissuti, alcune veramente drammatiche, come quella dell’uomo che al momento dell’impatto è stato sbalzato fuori dalla carrozza rimanendo miracolosamente illeso. «Ha raccontato di essersi rialzato e guardato intorno – prosegue Brambilla – e poi aver cercato, come tutti gli altri, di risalire verso la superficie». Un altro signore ha ricordato quei terribili momenti in cui è salito sulla metropolitana e dopo pochi minuti dalla chiusura delle porte si è trovato coinvolto nel tremendo scontro. Niente più luce, solo panico tra chi era con lui nel vagone. È riuscito ad aprire le porte e ad uscire risalendo verso piazza Vittorio. L’uomo ha confidato al vescovo di essere rimasto molto colpito dalla forte solidarietà trovata risalendo dalla metro. Molti commercianti del luogo o semplici passanti che avevano capito la gravità del fatto, erano accorsi a dare i primi aiuti ai passeggeri sconvolti e impauriti. Acqua, assistenza, sì, ma quello che più hanno apprezzato gli uomini e le donne che uscivano spaventati dalla metro, sono state le parole di conforto e la vicinanza di chi si è accostato a loro in quei tremendi attimi successivi allo schianto.
«I ricoverati hanno ringraziato il Signore, hanno pregato molto, consapevoli di essere sopravvissuti ad un bruttissimo incidente – prosegue il vescovo –. Ho voluto portare conforto ai feriti anche come delegato del Papa e del cardinale vicario, per far sentire loro la vicinanza di tutta la comunità cristiana». Brambilla ha sottolineato la grande preparazione del personale medico e sanitario che «ha saputo gestire l’emergenza in modo egregio, grazie anche alla preparazione e all’addestramento che hanno seguito in Israele, dove ci si trova spesso, purtroppo, a far fronte a gravi situazioni». «Nel giorno dell’incidente gli ospedali hanno accolto e curato un elevato numero di persone, al San Giovanni sono stati tra 160 e 187 i feriti assistiti. È a tutti gli uomini e a tutte le donne che hanno lavorato senza sosta per salvare vite umane e assistere i contusi che va il mio ringraziamento».
Per domani a Roma è stato proclamato il lutto cittadino, in concomitanza con i funerali dell’unica vittima dell’incidente, la ricercatrice trentenne Alessandra Lisi. Le esequie della giovane verranno celebrate domani, alle 15, nella chiesa cattedrale di San Bartolomeo a Pontecorvo e saranno presiedute dal vicario generale, monsignor Luigi Casatelli. All’inizio della liturgia funebre il parroco don Natalino Manna leggerà un messaggio di cordoglio inviato dal vescovo della diocesi di Sora-Aquino-Pontecorvo, monsignor Luca Brandolini, impegnato in questi giorni a Verona per il IV Convegno Ecclesiale Nazionale.
19 ottobre 2006