Il vicario di Roma: lungimiranza del card. Ruini
Il cardinale Agostino Vallini ringrazia il suo predecessore, in occasione della festa della Madonna della Fiducia. «Si è speso con acuta intelligenza e generosità» di Graziella Melina
«Quando si farà la storia di Italia, nell’ultimo ventennio se non di più, non si potrà non ricordare, dal convegno di Loreto del 1985 in poi, l’impegno della Cei», che «in quegli anni difficili, contro il forte vento della secolarizzazione», ha cercato di affermare «il ruolo pubblico dei cattolici e della Chiesa in una società libera e aperta, perché la forza della sua tradizione e la fede non perdessero rilevanza sociale». Un impegno che la Conferenza episcopale italiana ha portato avanti grazie al cardinale Camillo Ruini, vicario generale emerito di Sua Santità per la diocesi di Roma, che della Cei è stato prima segretario generale (1986) e poi dal 1991 presidente fino al 2007.
Nel giorno della ricorrenza della festa della Madonna della Fiducia, sabato 5 marzo, al Seminario Romano Maggiore il cardinale vicario Agostino Vallini ha così ringraziato il suo predecessore, e lo ha voluto festeggiare per gli 80 anni compiuti a febbraio. «La diocesi di Roma – ha detto ripercorrendo le tappe più significative del servizio episcopale del cardinale Ruini – ha camminato sotto la sua guida individuando con intelligenza e lungimiranza mete pastorali impegnative nel complesso dei cambiamenti sociali culturali che distinguono il nostro periodo». Dal Sinodo diocesano, alla Missione cittadina in occasione del Giubileo del 2000, «ricordata come una memorabile esperienza ecclesiale e vissuta da tutti come una grande benedizione», all’evento della Giornata Mondiale della Gioventù.
«Spendendosi con acuta intelligenza e generosità», ha poi ricordato il cardinale Vallini, «fedele interprete della volontà del Papa», Ruini «ha operato motivando pazientemente che la fede in Cristo conserva intatta la sua fecondità e verità per l’uomo, per il mondo» e che dunque i cristiani devono vivere nelle diverse culture e situazioni sociali.
«Uno dei frutti di questa missione, che ha permesso al nostro Paese di vivere in una condizione meno problematica di altri Paesi europei – ha poi aggiunto il cardinale vicario – è il Progetto culturale per l’evangelizzazione della cultura e della fede». In una recente intervista, ha ricordato ancora il cardinale vicario, Ruini aveva detto che i sacerdoti oggi devono fidarsi di Gesù e devono avere coraggio. «È un messaggio bello e affascinante che noi accogliamo come sacerdoti di oggi e di domani», ha quindi concluso Vallini, che ha poi donato al vicario emerito un’icona della “lavanda dei piedi”, in ricordo «della comunione profonda dei sacerdoti, dei seminasti che le vogliono bene e del comune servizio alla Chiesa».
E l’invito ad avere coraggio il cardinale Ruini lo ha ribadito ai sacerdoti e ai seminaristi anche durante l’omelia: «Nell’esercizio di questa missione – ha detto – non dobbiamo avere paura, dobbiamo avere una serena fiducia che, senza inutili protagonismi personali, questa missione la possiamo e dobbiamo compiere ogni giorno perché il Signore possa essere al centro della vita concreta dell’umanità di tutti i tempi».
«Conformarci al progetto di Dio per l’umanità e la nostra vita – ha aggiunto – non è qualcosa che si possa fare senza fatica. Così noi possiamo diventare strumenti della mano di Dio affinché questo allargamento alla misura di Dio si compia nei fratelli affidati al nostro servizio pastorale».
Tra i circa 200 concelebranti della Messa presieduta sabato da Ruini, c’erano i vescovi ausiliari Benedetto Tuzia, Armando Brambilla, Guerino Di Tora, Ernesto Mandara, Paolino Schiavon. E poi ancora l’arcivescovo emerito di Potenza–Muro Lucano–Marsico Nuovo, Ennio Appignanesi; l’arcivescovo Pier Giacomo De Nicolò; Vincenzo Pisanello, vescovo di Oria; Pietro Maria Fragnelli, vescovo di Castellaneta; il rettore del Seminario Romano Maggiore, Giovanni Tani; i direttori degli uffici del Vicariato, decine di sacerdoti.
7 marzo 2011