Immigrati vulnerabili, 2mila assistiti dalla Caritas

In un convegno i risultati del progetto “Oltre la vulnerabilità”, finanziato dal Fondo Europeo per i Rifugiati e dal ministero dell’Interno e portato avanti con il Centro Astalli di Alberto Colaiacomo

Minori non accompagnati, vittime di tratta, rifugiati politici, profughi e vittime di tortura: sono oltre 2mila gli immigrati titolari di protezione internazionale «vulnerabili» che nell’ultimo anno sono stati assistiti dai centri della Caritas diocesana di Roma grazie al progetto “Oltre la vulnerabilità” finanziato dal Fondo Europeo per i Rifugiati della Commissione Europea e dal Ministero dell’Interno.

Un’attività che ha visto impegnati i servizi Caritas, in collaborazione con il Centro Astalli dei Padri Gesuiti, in iniziative per favorire l’inserimento socio-economico dei migranti con interventi in rete nei diversi ambiti dell’integrazione: lavoro, casa, salute, istruzione e formazione, cultura e impiego formativo del tempo libero. Per loro percorsi di orientamento sociale, legale e alloggiativo, counselling lavorativo, contributi per frequentare corsi di formazione e tirocini formativi, corsi di lingua, servizi strumentali al loro inserimento lavorativo come l’esame per l’ottenimento della patente di guida e l’asilo nido dove lasciare i bambini e anche la consulenza per accedere al mercato immobiliare. Interventi che complessivamente hanno riguardato più di 2mila destinatari, offrendo soluzioni personalizzate a 500 richiedenti e titolari di protezione internazionale, di cui 87 donne e 56 minori, e i cui risultati verranno presentati domani (martedì 15 giugno), con un convegno che si svolgerà in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato presso la Sala Di Liegro della Provincia di Roma.

«Persone – spiega Le Quyen Ngo Dhin, responsabile dell’Area Immigrati della Caritas – che fuggono da persecuzioni, guerre e violenze e che per i traumi subìti incontrano maggiori difficoltà ad integrarsi in Italia. Per questo occorre considerare non solo i numeri degli interventi, elevatissimi e superiori agli indicatori prefissati, ma anche la particolare complessità delle azioni realizzate che hanno saputo sfruttare al meglio le sinergie dei vari servizi offerti dalla Diocesi in ambito sanitario, familiare, legale ma anche di animazione e di formazione».

Ai portatori di «ferite invisibili», vittime di tortura e di violenze gravi, è stato assicurato un percorso terapeutico attraverso interventi di etnopsichiatria e psicoterapia. Per i minori stranieri non accompagnati sono stati, inoltre, organizzati corsi di lingua italiana, un laboratorio teatrale, attività sportive, campi estivi e visite d’istruzione coinvolgendo anche gruppi di coetanei italiani delle scuole e delle parrocchie romane. Nell’incontro di martedì prossimo, che verrà aperto dal direttore della Caritas monsignor Enrico Feroci, si confronteranno rappresentanti istituzionali, esperti del settore ed operatori sociali.

14 giugno 2010

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