Il Papa chiude l’Anno sacerdotale: compito di purificazione per il futuro
Benedetto XVI ha chiesto nuovamente perdono per gli abusi commessi dai preti sui più piccoli. L’invito ai presenti: risvegliare la gioia di un Dio che ci è vicino di Francesco Indelicato
C’è chi durante la veglia del 10 giugno ha riconosciuto al Papa di essere stato profetico a indire un anno dedicato ai preti. Un anno tormentato soprattutto a motivo degli scandali che hanno interessato proprio alcuni sacerdoti e hanno gettato fango sull’intera Chiesa. Di sicuro vedere una piazza San Pietro affollata da tanti sacerdoti, più di 15mila, in preghiera silenziosa davanti a Gesù eucarestia non poteva che dare consolazione e forza a tutti i partecipanti: «Vorremmo che questo anno non finisse mai – ha detto il prefetto della Congregazione per il clero, il cardinale Claudio Hummes -, cioè che non finisse mai la tensione di ciascuno verso la santità».
L’atmosfera di serenità e di gioia tra i sacerdoti ha contraddistinto oltre la veglia anche la Santa Messa in occasione della solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, a chiusura dell’anno sacerdotale. Benedetto XVI ha voluto evidenziare quanto sia rassicurante la presenza del pastore buono, commentando le letture del giorno: «È bello e consolante – ha detto il Pontefice – sapere che c’è una persona che mi vuol bene e si prende cura di me. Ma è molto più decisivo che esista quel Dio che mi conosce, mi ama e si preoccupa di me». Forse non a caso «è successo che, proprio in questo anno di gioia per il sacramento del sacerdozio, siano venuti alla luce i peccati di sacerdoti, soprattutto l’abuso nei confronti dei piccoli», per i quali il Papa ha chiesto nuovamente perdono, impegnandosi nel pensare a una formazione più attenta. Ma proprio a motivo di Gesù, sostegno nelle «valli oscure della tentazione, dello scoraggiamento, della prova, che ogni persona umana deve attraversare», il sacerdote può e deve continuare a mostrare la luce di Dio.
L’anno sacerdotale ha raggiunto dunque, secondo il Santo Padre, uno dei suoi obiettivi principali: quello di mostrare la grandezza di Dio attraverso la nostra debolezza, oltre a «risvegliare la gioia che Dio ci sia così vicino» e «la gratitudine per il fatto che Egli ci conduca e ci sostenga giorno per giorno». «Se l’anno sacerdotale – spiega il Papa – avesse dovuto essere una glorificazione della nostra personale prestazione umana, sarebbe stato distrutto da queste vicende. Ma si trattava per noi proprio del contrario: il diventare grati per il dono di Dio, dono che si nasconde “in vasi di creta” e che sempre di nuovo, attraverso tutta la debolezza umana, rende concreto in questo mondo il suo amore. Così consideriamo quanto è avvenuto quale compito di purificazione, un compito che ci accompagna verso il futuro e che, tanto più, ci fa riconoscere ed amare il grande dono di Dio».
L’invito del Papa è allora a rispondere alla chiamata di Dio sempre con coraggio e umiltà: «La Chiesa – ha detto – deve usare il bastone del pastore, il bastone col quale protegge la fede contro i falsificatori, contro gli orientamenti che sono, in realtà, disorientamenti. Proprio l’uso del bastone può essere un servizio di amore». «Al tempo stesso, però, il bastone deve sempre di nuovo diventare il vincastro del pastore – vincastro che aiuti gli uomini a camminare su sentieri difficili e a seguire il Signore».
11 giugno 2010