In Etiopia la Scuola di mestieri di Confartigianato

Nata nel 2000, ha ricevuto di recente il premio “Giano 2011”. Formati oltre 560 studenti; attualmente in 130 seguono le lezioni. Diventeranno carrozzieri, idraulici, falegnami di Daniele Piccini

«Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno; insegnagli a riparare automobili e lo nutrirai per tutta la vita». Deve essere stato questo “ritocco” del famoso detto di Confucio ad ispirare, undici anni fa, la Confartigianato nel suo progetto di contribuire allo sviluppo economico dell’Etiopia, creando a Soddo Hosanna, una Scuola di mestieri artigiani. Ma l’inizio di ogni avventura ha bisogno di una benedizione. Il 19 marzo del 2000, Giubileo degli artigiani, la Confartigianato, sul sagrato di piazza San Pietro, dona a Papa Giovanni Paolo II la prima pietra della futura Scuola, mostrandogli il plastico che riproduce i laboratori di falegnameria, carrozzeria, idraulica, automeccanica, elettricistica. Qui i ragazzi etiopi impareranno un mestiere, grazie agli artigiani italiani in pensione, che si offriranno come insegnanti volontari. Papa Wojtyla approva e benedice, punta il dito sul plastico e chiede con curiosità in quale “capannone” i giovani apprendisti etiopi impareranno a far ripartire motori “ingrippati” o dove costruiranno la loro prima sedia di legno.

Nel 2004 – dopo frequenti viaggi da Roma all’Africa dei dirigenti di Confartigianato – la Scuola di mestieri artigiani di Soddo Hosanna diventa realtà e lo scorso 14 giugno, durante l’annuale assemblea della confederazione, il segretario generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, presso l’Auditorium Parco della musica le ha consegnato il premio “Giano 2011”, il dio che nella religione pagana romana, presiedeva agli inizi creativi della materia e ai passaggi di forma. Per il sud dell’Etiopia, la Scuola artigiana di Soddo, rappresenta davvero il passaggio dalla povertà ad una possibilità di sviluppo duraturo e autonomo. «Dal 2004 fino al dicembre del 2010 – spiega il frate cappuccino Aklilu Petros Wachamo, direttore generale della Scuola, che è giunto a Roma proprio per ritirare il premio – abbiamo formato 560 studenti che ora lavorano, chi presso una ditta di Soddo, chi presso una società di costruzioni impegnata nella realizzazione della diga sul fiume Omo, chi in una cooperativa artigiana. Attualmente sono 130 gli studenti che seguono i corsi della Scuola di Confartigianato: carrozzeria, idraulica, metal meccanica, falegnameria, idraulica, automeccanica».

Il pesce o la tecnica piscatoria: le due alternative si ripropongono a chiunque voglia aiutare o sfamare un altro uomo. «Quando si parla di Africa, dell’aiuto che si può offrire a un continente così ricco di risorse umane e naturali, ma anche di povertà e di difficoltà – riflette il vescovo Rodrigo Mejía Saldarriaga, vicario Apostolico di Soddo – si possono fare due scelte differenti. La prima consiste in una serie di interventi per rispondere a un’emergenza immediata, generalmente legata alla fame e alle conseguenze di una carestia. Interventi straordinari che guariscono un sintomo, non la causa dei mali di questa terra. Ben diverso è il discorso per la seconda tipologia di interventi, che contribuiscono alla realizzazione delle infrastrutture. Il Wolayta, la regione di Soddo, i villaggi di Manteghilo e Bughe Ghennet, è un territorio a vocazione rurale il più popoloso di tutta l’Etiopia. Una terra fertile, ricca di vegetazione e di acqua, ma che ha una media di 400 abitanti per chilometro quadrato, dove la terra non basta più a sfamare tutti».

Tra le due alternative, la Confartigianato, forte di un patrimonio secolare di conoscenze tecniche, non ha avuto dubbi: scegliendo di farne dono a chi ne era sprovvisto per renderlo autonomo e offrirgli una possibilità di sviluppo. «Confartigianato – conclude il presule – ha portato in questa regione quelle infrastrutture che mancavano: pozzi, elettricità, forni per il pane, spazi sociali e questa scuola dei mestieri. Abbiamo infatti bisogno di professionisti, ma anche di tecnici, di piccoli imprenditori, di artigiani. A questa esigenza risponde la Scuola dei mestieri di Soddo, una città che ha bisogno di artigiani che possano raccogliere la sfida del lavoro come emancipazione dalla povertà».

8 luglio 2011

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