Intitolato a san Giovanni Paolo II il nuovo Centro per la pastorale della vita

Benedetti dal cardinale Vallini i locali della struttura promossa dalla Fondazione Ut vitam habeant, impegnata, tra l’altro, in un progetto di sostegno educativo nelle scuole di Graziella Melina

«Tutto quello che viene fatto per la vita nascente è condizione primaria. Senza di essa non può esserci nemmeno la giustizia sociale». Per questo bisogna fare «ogni sforzo per difendere la vita dall’inizio, in tutte le sue fasi fino alla morte, altrimenti il futuro sarà buio». Il cardinale Agostino Vallini nel pomeriggio di venerdì 6 giugno dopo aver benedetto i locali del “Centro San Giovanni Paolo II per la pastorale della vita” promosso dalla Fondazione Ut vitam habeant, lo ha ribadito alla platea che ha partecipato alla cerimonia: «La vita è una cosa immensa. Se non ci mettiamo d’accordo almeno su questo punto, non siamo concreti rispetto a ciò che ci è dato come dono, siamo ipocriti. Il tema cruciale oggi non è la ricchezza sociale ma il pericolo di una visione egoistica contro la vita che chiude gli schemi culturali. Posso attestare – ha aggiunto il porporato riferendosi alle numerose richieste di aiuto di famiglie bisognose – che la donna in difficoltà non vuole abortire, basta darle una mano, un piccolo aiuto».

«Oggi molti riconoscono che la crisi economica – ha sottolineato il cardinale Elio Sgreccia, presidente della Fondazione – è effetto di una campagna, da 50 anni a questa parte, di depressione della vita, di controllo delle nascite. Volutamente, nei Paesi ricchi, si è mortificata la nascita, si è abbassata l’accoglienza alla vita. Si dice no alla vita, sì al benessere senza freni». E si è aperta la strada a nuovi concetti ideologici, e all’uso della tecnologia per soddisfare i propri desideri. Come nel caso delle tecniche di fecondazione artificiale. «Bisogna portare palesemente allo scoperto tutti i danni che derivano da queste deviazioni. Noi riteniamo che non si debba tacere», ha rimarcato il presidente della Fondazione, che proprio su queste tematiche ha organizzato una serie di conferenze a San Salvatore in Lauro. «Abbiamo affrontato anche il tema del gender, argomento spinoso, delicatissimo e bisognoso di chiarificazioni. Lo abbiamo fatto – ha precisato – senza veli, rabbie e senza bisogno di processi. Ma è necessario che i ragazzi sappiamo la verità, non si può scherzare con la natura. Manipolandola si provocano danni irreversibili. Diceva infatti lo scienziato Jérôme Lejeune, primo presidente della Pontificia Accademia per la vita, “Dio perdona sempre, gli uomini qualche volta, ma la natura non perdona mai”».

E proprio per portare avanti la pastorale della vita, e «rendere un servizio alle Chiesa locale che può diventare un dono alla Chiesa tutta», la fondazione Ut vitam habeant da circa un decennio promuove la cultura della vita attraverso la formazione di volontari e sacerdoti, proponendo conferenze e materiale divulgativo e scientifico, grazie ad un’équipe di 10 professionisti si sta impegnando tra l’altro in un progetto gratuito di sostegno educativo nelle scuole sia paritarie che statali.

Per informazioni: Fondazione Ut Vitam Habeant, via Aurelia Antica 300, tel. 06.6382328.

9 giugno 2014

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