La Caritas in Congo accanto ai bambini soldato

Rinnovato l’impegno a proseguire insieme alle strutture locali i programmi di recupero psicologico e sociale. Il responsabile Oliviero Bettinelli: «Sensibilizzare sul tema i ragazzi italiani» di Christian Giorgio

Kivu e Nyragongo: sono questi i nomi dati dai congolesi rispettivamente al lago e al vulcano che hanno caratterizzato la storia recente della città di Goma, nella Repubblica Democratica del Congo. Qui, la Caritas di Roma, supportando la Commissione diocesana Giustizia e Pace del luogo, sta collaborando dal 2007 alla gestione del processo di disarmo e recupero dei bambini soldato.
Gli abitanti di Goma sono poco meno di 250mila. A sud, su 2700 chilometri quadrati, si estende lo specchio d’acqua che nel 1994 è diventato la tomba per migliaia di vittime del genocidio ruandese. A nord, la montagna di fuoco sale per più di tre mila metri; la stessa che nel novembre del 2011 ha generato, a detta degli studiosi, una delle più grandi eruzioni del secolo.

Oliviero Bettinelli, responsabile del settore educazione pace e mondialità della Caritas diocesana, è tornato da Goma la scorsa settimana. Qui ha avuto l’opportunità di incontrare il direttore della Caritas con il quale ha discusso dei programmi “Disarmo, smobilitazione e reinserimento” (Ddr) volti al recupero dei tanti bambini soldato ancora presenti nella zona. Sono migliaia quelli reclutati sia dall’esercito regolare che dalle varie milizie non governative tutt’ora operanti nelle province del Nord e Sud Kivu, nell’est del paese. Si stima siano stati reclutati almeno 30.000 bambini.

«Siamo andati a Goma per dare una rinnovata qualità – ha detto Bettinelli – agli interventi attivati già da qualche tempo, ma anche per confermare l’impegno della diocesi di Roma ad andare avanti in questo progetto». Hanno in media tra gli undici e i diciotto anni i bambini che arrivano ai Centri di Transito e Orientamento (Cto), alcuni dei quali gestiti da personale facente parte della Caritas di Roma: «In questi luoghi – ha sottolineato Bettinelli – tentiamo un recupero psicologico e sociale per questi ragazzi. Diamo loro una formazione, un’opportunità di lavoro, la possibilità di vivere lontano dagli orrori dei conflitti armati». Anche perché, quella di Goma e più in generale il Congo è «ancora una zona di guerra; siamo al confine con il Ruanda e sia per le vecchie ruggini create dal genocidio del ’94 che per la presenza di cospicue risorse minerarie, questo resta un luogo di scontri continui».

Nel 2009 un gruppo di ragazzi romani è andato a fare un’esperienza di volontariato in Congo. Qui hanno conosciuto la terribile realtà provocata dal genocidio. «Anche grazie a loro nasce la campagna “Lasciateci stare siamo bambini!”. L’idea è semplice – ha continuato Oliviero Bettinelli -: raccontare la situazione di questi ragazzi qui in Italia; sensibilizzare i loro coetanei nelle scuole e nelle parrocchie di Roma». Attualmente sono più di cinquecento i bambini ospitati nei Cto a Goma. Solo nella zona metropolitana sono più di tremila quelli ancora nelle mani dei gruppi armati. «Lavoriamo affinché ci sia sempre più consapevolezza della gravità del problema – ha concluso Bettinelli -; solo in questo modo potremo dare la possibilità a questi bambini di uscire da una situazione di povertà e violenza assolute».

20 giugno 2013

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