La centralità del nuovo umanesimo

Il cardinale Ruini ha aperto nel Palazzo Lateranense il quinto simposio europeo dei docenti universitari. Apprezzamento del Papa per l’iniziativa di Angelo Zema

La centralità del tema del nuovo umanesimo è stata riaffermata oggi pomeriggio dal cardinale Ruini in apertura del quinto simposio europeo dei docenti universitari. Introducendo i lavori dell’appuntamento organizzato dall’Ufficio diocesano per la pastorale universitaria nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Lateranense – alla presenza del segretario di Stato di Sua Santità, cardinale Tarcisio Bertone, del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e di altre autorità – il cardinale vicario ha sottolineato che «non è il caso di elaborare nuove strategie “ideologiche”, sulla scia delle esperienze dell’ultimo secolo, dove non sono mancati errori anche gravi – diciamo pure tragicamente gravi – talvolta approvati e sostenuti anche in ambito universitario. Per “nuovo umanesimo” – ha chiarito – si intende piuttosto una rinnovata capacità di comprendere l’uomo, in concreto, l’uomo che ha dinanzi a sé enormi potenzialità per la sua crescita, ma anche rischi molto temibili per la sua dissoluzione».

Di fronte al grande sviluppo scientifico e tecnologico, ha affermato il cardinale Ruini, «non sono più sufficienti le matrici di pensiero della prima modernità, né soccorre un tipo di pensiero, oggi diffuso, piuttosto debole e rinunciatario: si tratta infatti di prospettive epistemologicamente e antropologicamente inadeguate. Occorre il coraggio di guardare all’uomo con spirito “purificato”, con una ragione libera da pre-giudizi, in una parola saper guardare l’uomo con “realismo”. È l’invito – ha sottolineato – che Papa Benedetto XVI ha rivolto agli universitari di Regensburg, invito che vorrei affidare a tutti voi».

Il presidente della Cei e vicario del Papa per la diocesi di Roma ha detto che «è necessaria una nuova linfa di speranza, un nuovo impulso di elaborazione culturale, una forte ripresa di riferimenti e radici sul piano morale e civile». In questo contesto è importante il ruolo delle università e dei docenti. «Non si può ridurre l’Università a luogo di socializzazione o di preparazione professionale. L’Università, aperta sulla società e profondamente inserita in essa, deve conservare quello spazio di autonomia che è garanzia della libertà e fecondità di una vera ricerca e di una formazione capace di affrontare i problemi di una società dinamica e globale. I docenti, e in particolare i docenti cristiani, sono dunque chiamati a dare una testimonianza alta sotto il profilo della ricerca e dell’insegnamento, divenendo così veri maestri per i giovani».

Il simposio dei docenti, sul tema «Dove va l’Europa? Popoli, culture e istituzioni», prosegue da venerdì mattina nella sala convegni della Libera Università Maria Santissima Assunta, dove si concluderà domenica. L’apprezzamento del Santo Padre per l’iniziativa è stato espresso dal cardinale Bertone, che ha portato il saluto di Benedetto XVI. L’iniziativa, ha detto, «si propone di riflettere sui fondamenti culturali del continente europeo in maniera non episodica, ma all’interno di un’azione continuativa ed organica di animazione evangelica del mondo accademico».

Il Papa, ha proseguito il segretario di Stato, «auspica che l’incontro e il confronto tra qualificati studiosi contribuisca a far sì che gli atenei d’Europa possano essere anche nel presente, come nel periodo aureo della loro origine, laboratori di autentico umanesimo, dove la ragione operi la propria ricerca secondo la piena misura delle sue potenzialità, applicandosi con rigore all’analisi dei dati positivi e al tempo stesso lasciandosi sempre interpellare dalle grandi domande sui significati ultimi e universali dell’uomo, della storia e del cosmo».

Il Santo Padre indica l’obiettivo di «una razionalità piena, fedele all’esperienza umana integrale, come compito precipuo dei docenti e degli studenti universitari cristiani, obiettivo da perseguire in dialogo costruttivo con tutti coloro che condividono la medesima passione per la verità e per l’uomo e sono disposti ad attuarla in modo non ideologico e nel reciproco rispetto delle diversità».

Quanto ai lavori del simposio (presentati dal presidente del comitato organizzatore, Cesare Mirabelli), la prima relazione – nella sessione d’apertura presieduta dal rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Lorenzo Ornaghi – è stata dedicata alla cultura giuridica nella costruzione dell’Europa. Il giurista Christian Starck, docente all’Università Georg-August di Göttingen (Germania), ha puntualizzato che «la cultura giuridica europea con le sue istituzioni ha radici profonde nel cristianesimo e nella filosofia occidentale». «Si riconoscono le fonti della nostra cultura giuridica – ha detto Starck – nella presentazione dell’uomo come immagine di Dio, nella dottrina di peccato originale, nella “caritas” cristiana e nelle prime forme di separazione della Chiesa e del dominio politico. Da qui sono state formate le istituzioni essenziali, che caratterizzano in generale gli ordinamenti giuridici degli stati membri, nonostante le singole differenze». E su quattro di queste istituzioni si è soffermato nel suo intervento: la divisione dei poteri, i diritti umani, l’ordinamento sociale, la sussidiarietà.

Starck ha posto l’accento sull’inviolabilità della dignità dell’uomo proclamata dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Garanzia che ha tanti significati anche per la protezione dell’embrione, su cui oggi tanto si discute. Per questo, se tra i doveri dell’Unione europea c’è quello di «custodire e proteggere la dignità umana e la vita umana», contravviene a tali doveri la richiesta di «finanziare le ricerche con le cellule staminali embrionali, poiché queste saranno ottenute con o attraverso l’abuso, cioè l’uccisione degli embrioni».

Fondamenti antropologici e identità europea sono stati invece al centro dell’intervento di Remi Brague, della Sorbona di Parigi, il quale si è soffermato sull’uso della parola “umanesimo” nel corso dei decenni e sull’uomo come soggetto di diritti. Brague ha sostenuto che «la concezione europea dell’uomo, senza un fondamento teologico, non è logicamente coerente: ancora di più, non è più capace, a lungo termine, di resistere alle concezioni che vorrebbero sostituirla».

Molto netta anche la valutazione del cardinale Antonio Cañizares Llovera, arcivescovo di Toledo, sul futuro dell’Europa: «Esisterà veramente l’Europa se smette di essere cristiana, se rinuncia alle sue radici e fondamenti cristiani? Sarà un’altra cosa, ma non Europa». «Il futuro dell’Europa si trova nella fede, non può trovarsi in modo alcuno in una “cultura” del nulla, del vuoto, della libertà senza limiti e senza contenuto, del relativismo o dello scetticismo falsamente considerato come conquista intellettuale». La dimenticanza e l’oblio di Dio, ha detto ancora, torna contro l’uomo. «L’Europa non può rimanere nella via dell’umanesimo separata da Dio».

Nella relazione su “La dimensione religiosa nell’Europa”, l’arcivescovo di Toledo ha richiamato, come il cardinale Ruini, la lezione magistrale pronunciata da Benedetto XVI all’università di Regensburg, che «apre – ha detto – grandi orizzonti e prospettive, getta una grande luce sul nostro momento attuale». Un discorso coraggioso, ricco di insegnamenti inseparabili dalla sua enciclica su Dio amore, «radice e fonte del vero umanesimo». Proprio per questo si è detto stupito per la mancanza di un «clamore di difesa e di gratitudine verso il discorso del Santo Padre».

Il porporato ha sottolineato che «l’Europa incomincia a nascere, in fondo, con “l’incontro tra fede e ragione”» e ha ribadito che «la matrice cristiana è stata quella che ha dato la sua impronta peculiare alla “humanitas” europea». Il cardinale ha indicato in un grave rischio per l’uomo e per il futuro della società «la scomparsa di Dio dalla sfera pubblica, la sua riduzione esclusiva all’ambito privato». L’affermazione di Dio conduce infatti all’affermazione dell’uomo, insegnamento ribadito sia da Giovanni Paolo II sia da Benedetto XVI, e favorisce la pace e la coesione della società. Ed è un’affermazione che passa per la testimonianza di Cristo, per la sua morte in croce e per la sua risurrezione. Da quest’affermazione di Dio, ha spiegato l’arcivescovo di Toledo, «germoglia il più profondo umanesimo», come illustrano efficacemente le parole del Papa a Regensburg. E il pericolo dell’Occidente oggi è proprio nella «separazione esagerata all’estremo tra fede e ragione», nella «eliminazione della questione della verità assoluta e incondizionata».

Al simposio partecipano oltre 250 delegati provenienti da 35 Paesi europei che rifletteranno su temi importanti come il contributo cristiano per la costruzione dell’Europa, le prospettive della solidarietà, i fondamenti culturali per un nuovo umanesimo.
È organizzato sotto l’alto patronato della presidenza della Repubblica, in collaborazione, oltre che con la Lumsa, con la presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero dell’Università e della ricerca, la rappresentanza italiana della Commissione europea, il Cnr, la Conferenza dei rettori degli atenei italiani. L’appuntamento dà inizio al cammino di preparazione all’incontro europeo dei docenti universitari in programma nel giugno 2007, che avrà come tema “Un nuovo umanesimo per l’Europa. Il ruolo delle università”, tra gli eventi in programma per celebrare il 50° anniversario del Trattato di Roma.

28 settembre 2006

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