La comunità monastica delle Tre Fontane ricorda i 7 monaci uccisi 10 anni fa a Tibhirine

Venerdì 2 giugno nell’abbazia di via delle Acque Salvie la preghiera di commemorazione dei religiosi dell’Atlas assassinati in Algeria nel 1996 di Federica Cifelli

Dom Christian de Cherge, frere Luc Dochier, frere Christophe Lebreton, frere Michel Fleury, frere Bruno Lemarchand, frere Celestin Ringard, frere Paul Favre-Miville. Era la notte tra il 26 e il 27 marzo 1996 quando un gruppo di militanti del Gia (Gruppo islamico armato) li rapì dal loro monastero trappista di Nostra Signora dell’Atlante, a Tibhirine, in Algeria. Furono ritrovati morti due mesi dopo. La notizia arrivò il 26 maggio: erano stati uccisi due giorni prima. Dei sette monaci però vennero ritrovate solo le teste: a tutt’oggi ancora non sono stati rinvenuti i corpi.

«Se un giorno mi capitasse, e potrebbe essere oggi, di essere vittima del terrorismo – scriveva padre Christian de Chergé, priore di Tibhirine – vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia, si ricordassero che la mia vita era stata donata a Dio e a questo Paese». È una storia di fedeltà al Vangelo nella relazione con l’Islam quella contenuta nel testamento di padre Christian. Ed è proprio di questa fedeltà che la comunità monastica delle Tre Fontane vuole fare memoria venerdì 2 giugno, con un momento di preghiera nel decimo anniversario dell’uccisione dei sette monaci. La commemorazione sarà preceduta alle 16 dalla presentazione di un film in francese sui monaci algerini. Seguirà un dialogo con dom Etienne Baudry, abate emerito di Bellefontaine, che fu padre Maestro di tre dei religiosi dell’Atlas uccisi. Alle ore 18 inizierà quindi la preghiera per i monaci nell’anniversario della loro scomparsa.

1 giugno 2006

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