La coppia e i figli che crescono

di Angelo Peluso

Come si colloca l’adolescente nella storia evolutiva dei genitori e come questi possono influenzare la sua crescita in positivo o negativo? Su questo ci soffermiamo oggi, partendo dal fatto che alcune difficoltà affettive dei giovani nascono proprio dal modello proposto dai coniugi come coppia e che spesso queste influenze si ripercuotono negativamente sulla vita relazionale in età adulta. È fondamentale dunque che i genitori si rendano conto fin da subito della possibilità o meno di creare le basi per un futuro sereno dei figli. Schematicamente le fasi evolutive della coppia si possono suddividere in quattro fondamentali periodi, in ognuno dei quali è possibile dare adito a situazioni dannose a una crescita serena del giovane.

È importante tenere sempre a mente, comunque, che essere coppia significa permettere all’altro di narrare la sua storia, accoglierla dentro di sé senza giudicare, saperla intrecciare con il proprio cammino e scrivere una nuova pagina insieme, dove passato e futuro trovano una loro continuità attraverso due cuori che sono in sintonia e aperti verso il mondo.

Nella prima fase di questo ciclo, che definiremo ludica, l’adolescente è per lo più prigioniero dei sogni dei genitori. Nei primi anni di rapporto i genitori iniziano il cammino a due giocando, con la maschera sul viso, senza avere regole definite, in una magica atmosfera in cui si guarda la vita con gli stessi occhi, con ruoli paradossalmente diversi, ma poco distinti, condividendo la fantasia, con aspettative infinite dell’uno sull’altro e la promessa del “per sempre con te”, privilegiando appunto l’aspetto ludico dello stare insieme. Alcune coppie (o solo un partner), per loro conflitti irrisolti, tendono a rifugiarsi nel tempo in questa fase iniziale con il risultato di cercare di “vivere” attraverso il figlio le sue prime emozioni d’amore, condizionandolo pesantemente, o peggio, “imprigionandolo” in un cosiddetto “impegno di lealtà psicologica”. In altre parole il giovane deve avere cura del genitore, non farlo soffrire, sostenerlo e, nell’eventuale scelta di un partner, quest’ultimo deve rispondere a specifiche caratteristiche gradite al genitore stesso.

La seconda fase è quella della definizione delle regole. In questo periodo, in cui l’adolescente conduce la sua vita condizionato da divieti e permessi, la coppia rafforza la sua unione con un gioco senza maschera che la porta a definire delle norme, sui ruoli da ricoprire nella vita a due, sulla sessualità, sulla genitorialità, sui rapporti con le famiglie di origine e gli amici, alla delimitazione del suo territorio psicologico con aspettative più chiare dell’uno sull’altro creando le basi della sua intimità e complicità. Sul figlio vengono dunque “scaricati” permessi e divieti che in realtà sono collegati alla non definizione delle regole tra coniugi. Il figlio diventa così occasione di scontro tra presunti diversi punti di vista pedagogici che in realtà mascherano un conflitto coniugale su modi diversi di affrontare la vita familiare.

I vincoli di libertà e il rapporto tra l’adolescente e l’autonomia sono la caratteristica del terzo momento del ciclo di vita a due. In questo periodo si fortificano l’identità del marito e della moglie e quella di coppia con un gioco apparentemente rischioso in cui si cerca il recupero dello spazio personale senza perdere di vista l’unità familiare. Due coniugi capaci di accettare gli spazi individuali di ognuno senza perdere l’identità di coppia, favoriscono nei figli i processi di identificazione e un rapporto costruttivo con l’altro sesso. Quando invece l’autonomia di un membro è vissuta come pericolosa all’equilibrio della coppia, questo mette in moto meccanismi di insicurezza continua eo di oppressione che danno un’immagine del legame affettivo come “un peso da tollerare”, creano insicurezze nel rapporto con l’altro sesso, mettono in risalto l’importanza di sapersi adattare alle nuove fasi di crescita evolutive di una relazione. I fisiologici bisogni di autonomia dell’adolescente diventano occasione di scontro tra coniugi, che in realtà attraverso il giovane vivono e manifestano il loro malessere, non avendo il coraggio di farlo direttamente sull’altro.

Nel quarto passaggio la coppia si trova a dover fronteggiare la crisi, con l’adolescente protagonista di un conflitto genitoriale. Così, con un gioco talvolta disperato, cerca di cambiare le regole per far fronte a una situazione di sofferenza alla ricerca di un nuovo equilibrio e di una diversa modalità relazionale. Quando la crisi scoppia in modo eclatante, la famiglia subisce uno scossone nel quale inevitabilmente i figli restano coinvolti. Non è facile saper gestire i conflitti soprattutto perché spesso il malessere relazionale viene espresso attraverso “un sintomo” di un membro della coppia o di un figlio. È particolarmente negativa la situazione “di stallo” in cui giungono molte coppie: il “né con te, né senza di te” crea immobilismo e tensione. In questa fase il figlio è spinto interiormente a esprimere giudizi e valutazioni sui comportamenti dei genitori, soprattutto quando riceve forti pressioni psicologiche da uno dei due. Questo crea pericolosi vuoti affettivi che possono creare gravi malesseri interiori o sfociare in comportamenti antisociali. Un grande problema di cui continueremo a parlare.

14 marzo 2008

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