Il cardinale Ruini alle esequie: «Esempio per la Chiesa di Roma»

Nella basilica di San Giovanni in Laterano, si sono ritrovati centinaia di persone, a cominciare dai 7 figli e 26 nipoti, per l’ultimo saluto al compianto Luigi Bencetti di Angelo Zema

«Esempio e stimolo per la Chiesa di Roma»: così il cardinale Ruini definisce alle esequie la testimonianza del diacono permanente Luigi Bencetti, morto lunedì all’età di 71 anni. Oggi – 13 marzo 2008 -, nella basilica di San Giovanni in Laterano, si ritrovano centinaia di persone, a cominciare dai 7 figli e dai 26 nipoti del compianto Luigi, insieme a sacerdoti e laici che lo hanno conosciuto, all’intera comunità del diacono permanente di Roma (che piange in questi giorni anche la prematura scomparsa di Daniele Alessio, 66 anni), a una rappresentanza della Croce Rossa Italiana, di cui Bencetti è stato vicepresidente nazionale. Quattro i vescovi concelebranti (Apicella, Brandolini, Dieci, Tuzia), decine i sacerdoti. Grande partecipazione di comunità del Cammino Neocatecumenale, che animano la liturgia. E ancora, la presenza di associazioni in cui Bencetti è stato impegnato durante quella che il cardinale definisce «una vita piena».

Il cardinale lo ricorda come sposo «fedele e affettuoso» e padre «premuroso e sollecito, un vero grande educatore, «stimato professionista» (prima come giornalista poi come dirigente), testimone della fede tra i colleghi di lavoro. Il diaconato permanente (il 27 aprile 1985 l’ordinazione), iniziato nella parrocchia dei Santi Protomartiri, come «sintesi della sua vita», proseguito nella formazione dei diaconi e culminato nell’esperienza missionaria in Sud America. «La crescita del diaconato a Roma – sottolinea il cardinale Ruini – deve molto a Luigi Bencetti. Ha messo a frutto i doni ricevuti. All’età della pensione è partito per il Perù, inviato dalla Chiesa di Roma. Una missione vissuta con totale integrità. È stato davvero – aggiunge il cardinale – il chicco di grano che muore e produce frutto, servendo il Signore. Oltre che servo, è stato figlio e amico: era la sua spiritualità, motore della sua vita. Aveva una fede profonda nella vita eterna. La sua testimonianza è stata la conferma che essere autenticamente cristiani è possibile oggi: è la grande eredità che lascia a tutti».

Al termine delle esequie, il vescovo Dieci rende noto un messaggio del vescovo di Carabayllo, Lino Panizza. Dopo la benedizione, la bara viene sollevata da alcuni diaconi permanenti e portata all’esterno. La vedova, i figli e i nipoti hanno voluto per i funerali «non fiori ma opere di bene da destinare, tramite il Centro missionario diocesano di Roma, al completamento della parrocchia iniziata da Luigi, da amici e benefattori e dal medesimo Centro missionario, nella Chiesa sorella di Carabayllo». Ora accompagnano Luigi per l’ultimo saluto con il canto.

13 marzo 2008

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