«La fede cerca comprensione»

Al via l’anno accademico all’Ecclesia Mater. Il neo preside don Sabetta: «Offrire uno spazio maggiore alle altre scienze umane per conoscere il presente e potervi annunciare il Vangelo» di Nicolò Maria Iannello

«Rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» è la citazione che accoglie quanti visitano il sito dell’Ecclesia Mater, l’Istituto superiore di Scienze religiose della Pontificia Università Lateranense. Il monito di quella pericope tratta dalla prima lettera dell’apostolo Pietro risuona nella parole del neo preside dell’istituto, don Antonio Sabetta, che in occasione dell’inaugurazione del nuovo anno accademico ieri (giovedì 4 novembre 2010), nell’aula Pio XI della Lateranense, davanti a una platea di studenti, docenti e alla presenza del cardinale vicario Agostino Vallini e del segretario generale del Vicariato monsignor Paolo Mancini, riflette «sul senso dello studiare la teologia oggi».

Una prolusione, la sua, che mette a fuoco gli obiettivi dell’Ecclesia Mater e lancia una sfida agli studenti, futuri teologi: con impegno e disciplina riflettere sulla fede, trovare le ragioni del proprio credo, intercettare le domande di senso del mondo contemporaneo. Una provocazione forte, soprattutto in un tempo in cui la teologia «è considerata una scienza che farebbe perdere il “merito della fede” perché tenta di spiegare con gli strumenti della ragione il senso del credere». Secondo il preside il discredito nei confronti della disciplina, già presente in altre epoche e nel pensiero di certi studiosi, continua oggi «perché viviamo nel tempo della crisi della ragione, un tempo in cui non serve più interrogarsi sul senso delle cose».

Eppure, spiega don Sabetta citando Agostino, «la fede se non è pensata è nulla, perché la fede è un credere che cerca la comprensione di ciò che crede per potere credere ancora di più». E, sottolineando la necessità di incarnare questa fede nella realtà storica affinché essa abbia «diritto di parola nell’agorà culturale», il preside evidenzia gli sforzi dell’istituto, saldamente legato alla facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense, «di offrire uno spazio maggiore alle altre scienze umane per conoscere il presente e potervi annunciare il Vangelo». L’assimilazione di questo sapere approfondito è lo strumento che permette «di essere all’altezza di un mondo complesso e frammentato dove l’uomo è disperso e senza orientamento». Ma per essere in grado di affrontare lo scenario attuale servono «passione e serietà sia tra i docenti che tra gli studenti».

Un esempio di unione tra fede e ragione sono i Padri della Chiesa, secondo il vescovo Enrico dal Covolo, rettore della Lateranense, che nella sua prolusione «Le scienze patristiche, oggi, nella cultura europea», oltre a presentare lo stato attuale della patrologia, invita gli studenti a leggere con attenzione gli scritti dei Padri perché offrono spunti di riflessione «per interpretare le questioni che forse oggi più di ieri appassionano l’uomo e il credente, come la politica o il rapporto fede – mondo».

A concludere l’incontro il cardinale vicario Agostino Vallini, gran cancelliere dell’ateneo lateranense, che ribadisce l’importanza di avere una fede critica e ragionata «in un momento in cui la questio fidei è al centro del cuore degli uomini». Oggi secondo il cardinale è cresciuta l’esigenza personale di ciascuno di studiare la teologia, «uno strumento che ci permette di mettere in discussione la nostra fede per potere riconoscere il Signore nello spezzare il pane». E riferendosi all’istituto Ecclesia Mater, con i suoi oltre 600 studenti, il cardinale esalta il ruolo fondamentale che esso svolge «nell’offrire a Roma e alla sua diocesi cristiani teologicamente preparati».

5 novembre 2010

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