La fede, un «atto pienamente umano»
Il cardinale Camillo Ruini interviene sul rapporto tra saperi epistemologi e dottrina cristiana, al Workshop del Disf Working Group di Graziella Melina
Nella fede ha «un ruolo intrinseco ed essenziale la nostra libertà». Ma in questa scelta di affidarsi a Dio è essenziale anche il ruolo della ragione: «Una fede mancante di giustificazione razionale sarebbe priva di senso». Così il cardinale Camillo Ruini, presidente del Comitato per il progetto Culturale della Cei – intervenendo sabato scorso al Workshop del Disf Working Group “Scienze, Ragione e Fede. Un rapporto sempre in costruzione” – ha argomentato uno dei punti sui quali continuano a dibattere filosofi, scienziati e teologi: il rapporto tra saperi epistemologici e dottrina cristiana.
La fede cristiana, ha spiegato il cardinale Ruini, è «la nostra risposta alla rivelazione che Dio fa di se stesso», ma è anche «un atto pienamente umano» in quanto «è la scelta fondamentale con la quale l’uomo, nell’integralità della sua persona, si affida a Dio e decide così del senso ultimo della proprio esistenza». Dunque, serve la ragione. Perché «la decisione del senso ultimo della nostra esistenza deve essere motivata nel modo più rigoroso possibile, in caso diverso la fede decade nell’assurdità e nel fanatismo». Quella della fede è dunque «una questione non settoriale ma globale, non puramente intellettuale e teorica, ma eminentemente concreta, vitale, pratica».
La certezza piena, senza riserve, che appartiene alla fede, ha proseguito il cardinale, «è opera di Dio in noi». In sostanza, «da una parte va accolta fino in fondo la radicale novità e trascendenza della fede rispetto alla nostra ragione e libertà», ma d’altra parte, «vi è una profonda affinità e “continuità”, in quanto il soggetto umano, creato a immagine di Dio, è capace della fede in virtù della sua ragione e libertà». Riprendendo le parole di Benedetto XVI, il cardinale Ruini ha poi sottolineato che «“la ragione non si risana senza la fede, ma la fede senza la ragione non diventa umana”. Dobbiamo dunque sforzarci di costruire un nuovo rapporto tra fede e ragione, fede e filosofia, perché – ha rimarcato – esse hanno bisogno l’una dell’altra». Quindi, niente contrapposizioni. Infatti, «sebbene la fede e la conoscenza razionale di Dio rimangono nettamente e strutturalmente distinte – ha ribadito il porporato – bisogna dunque riconoscere che esiste tra loro una profonda e non casuale analogia».
D’altronde, oggi, il vero limite dell’umanità sembra essere «la mancanza di una possibilità di realizzazione più piena e più grande». Charles Taylor nel libro l’“Età secolare”, ha ricordato il cardinale Ruini, sostiene che «si è verificato nella società occidentale un cambiamento decisivo, il passaggio da una società nella quale era “virtualmente impossibile non credere in Dio, ad una in cui anche per il credente più devoto credere in Dio è solo una possibilità umana tra le altre”».
La cosiddetta «riduzione dei desideri», ha quindi spiegato il cardinale, «sembra essere la via imboccata dalla nostra civiltà, in maniera sempre più chiara e consapevole negli ultimi decenni. Rinunciamo, cioè, a soddisfare quell’“anelito di pienezza” che portiamo dentro di noi, per prendere invece atto della nostra precarietà e finitezza, adeguando ad essa i nostri obiettivi e le nostre attese». Rilanciare la ricchezza della proposta di fede, è dunque, un’importante sfida per i cristiani, i quali «hanno nel Dio che è intelligenza e amore, la base per aprire la loro vita a desideri più grandi, per coltivare insieme all’umiltà, la virtù della magnanimità che non teme di puntare ad obiettivi anche molto alti».
Al termine della conferenza, Giovanni Jacovitti dell’Università La Sapienza di Roma e don Umberto Casale della Facoltà di Teologia di Torino hanno presentato il volume “Fede e Scienza. Un dialogo necessario” – curato da Umberto Casale ed edito da Lindau – antologia di scritti di Joseph Ratzinger, sia prima che dopo l’inizio del Pontificato.
30 maggio 2011