La grande festa per i Papi santi, «uomini coraggiosi»

Pellegrini da tutto il mondo hanno “invaso” Roma. Francesco: «Convocando il Concilio, Giovanni XXIII ha mostrato docilità allo Spirito Santo; Giovanni Paolo II sarà il Papa della famiglia» di Christian Giorgio

Sono appena passati 13 minuti dall’inizio della celebrazione quando il silenzio degli oltre 800mila fedeli presenti tra piazza San Pietro e via della Conciliazione si scioglie in un timido applauso che sfiora le plumbee nubi di Roma. «Dichiariamo e definiamo santi i beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II». Il latino della formula di canonizzazione, letta da Papa Francesco, sancisce la fine dell’attesa; a 51 anni dalla morte di Angelo Giuseppe Roncalli, ad appena nove da quella di Karol Wojtyla, domenica 27 aprile il Papa venuto dalla fine del mondo ha scritto nell’Albo dei santi i nomi dei due suoi predecessori che hanno segnato la storia del XX secolo. Del ‘900 «hanno conosciuto le tragedie – ha detto Francesco nell’omelia – ma non ne sono stati sopraffatti», sono stati «uomini coraggiosi» che non hanno avuto «paura» di chinarsi sulla «sofferenza» dell’umanità, non hanno avuto «vergogna della carne del fratello» perché «in ogni persona sofferente vedevano Gesù». In questo modo, i due Papi santi, «hanno dato testimonianza alla Chiesa e al mondo – ha continuato Francesco – della bontà di Dio, della sua misericordia».

Mai la storia della Chiesa si è divertita a squadernare gli annali per apporre alla celebrazione di domenica scorsa delle note tanto originali. La canonizzazione di due Pontefici nello stesso giorno innanzitutto. Mai si era assistito, poi, alla presenza, in un’occasione del genere, di due Papi sul sagrato di San Pietro: quello in carica e il concelebrante Papa emerito Benedetto XVI. È rivolto a lui il primo applauso della giornata, non appena uscito dalla basilica dopo la processione degli oltre 150 cardinali e 700 vescovi concelebranti. All’altare sono saliti, invece, i cardinali Angelo Sodano, decano del Collegio cardinalizio; Giovanni Battista Re; l’arcivescovo di Cracovia e storico assistente di Giovanni Paolo II, Stanislaw Dziwisz; il vicario Agostino Vallini e il vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi.

Per Papa Francesco, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, «hanno collaborato con lo Spirito Santo per ripristinare e aggiornare la Chiesa secondo la sua fisionomia originaria. La fisionomia che le hanno dato i santi nel corso dei secoli. Secondo Bergoglio, infatti, «sono proprio i santi che mandano avanti e fanno crescere la Chiesa». Roncalli, ha aggiunto Francesco, convocando il Concilio «ha dimostrato una delicata docilità alla Spirito Santo». Karol Wojtyla, invece, è stato «il Papa della famiglia», come lui stesso voleva essere ricordato. Proprio per questo, Francesco ha chiesto «che entrambi questi nuovi santi pastori del popolo di Dio intercedano per la Chiesa affinché, durante questi due anni di cammino sinodale, sia docile allo Spirito Santo nel servizio pastorale alla famiglia».

Le reliquie dei due nuovi santi sono state portate all’altare, durante la cerimonia, dalla miracolata di Karol Wojtyla, Floribeth Mora Diaz, accompagnata dalla famiglia, e dai nipoti di Angelo Roncalli, dal sindaco di Sotto il Monte e dal presidente della Fondazione Giovanni XXIII, don Ezio Bolis. A leggere l’intenzione di preghiera in lingua francese è stata, invece, suor Marie Simon-Pierre, guarita miracolosamente dal morbo di Parkinson per intercessione del Papa polacco. Durante la comunione, dall’altare si è formata una lunga processione di ombrelli bianco gialli che hanno accompagnato gli oltre 700 sacerdoti che hanno distribuito l’Eucaristia ai fedeli presenti.

Sono numeri imponenti quelli che hanno caratterizzato la giornata dei due Papi santi. La città di Roma è stata presidiata da 10mila uomini delle forze dell’ordine e 2600 volontari, mentre, a partecipare alla Messa, sono state 122 le delegazioni internazionali con una trentina di capi di stato e di governo, tra i quali il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e il primo ministro Matteo Renzi. Le immagini della canonizzazione sono state trasmesse in tutto il mondo, in diretta, da nove satelliti dedicati all’evento; più di due miliardi di persone hanno assistito alla Messa anche grazie a 500 cinema che hanno garantito la visione in 3d. Poco dopo le 12, Papa Francesco ha recitato, infine, il Regina Coeli, la preghiera mariana che nel periodo di Pasqua prende il posto dell’Angelus.

Durante un breve discorso, il Pontefice ha salutato e ringraziato «tutti coloro che con grande generosità hanno preparato queste giornate memorabili: la diocesi con il cardinale Agostino Vallini, il Comune di Roma con il sindaco, le forze dell’ordine e le varie organizzazioni, le associazioni e i numerosi volontari». Dopo il saluto alle autorità presenti sul sagrato, Papa Francesco è infine salito sulla papamobile per andare a salutare i fedeli che dalle cinque di mattina stazionavano in piazza fino ad arrivare a via della Conciliazione, dove le bandiere polacche si confondevano con il giallo e il bianco degli stendardi vaticani e di altre decine di bandiere che più di ogni altra immagine raccontano la festa universale che è stata la canonizzazione di Roncalli e Wojtyla.

Leggi l’omelia integrale di Papa Francesco

28 aprile 2014

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