“La locandiera” all’Eliseo: l’asciuttezza di Carriglio

Grandeggia sul palco Galatea Ranzi nei panni di Mirandolina, che intreccia con i tre cavalieri ospiti un sottile gioco di seduzione e ripulsa di Toni Colotta

Non vorremmo apparire maniaci di Carlo Goldoni per il fatto che spesso in questo nostro spazio sono capitati commenti su rappresentazioni romane di sue opere. Ad onta di quanti considerano ancora il grande veneziano uno scrittore polveroso, si continua a constatare la modernità di parecchie sue commedie, tanto da prestarsi, negli ultimi 50 anni, a interpretazioni sempre nuove. Una è certamente “La locandiera”.

In questi giorni ne circolano per l’Italia due edizioni. All’Eliseo fa tappa dal 16 l’allestimento curato da Pietro Carriglio. Nella commedia grandeggia la protagonista Mirandolina, l’affascinante padrona di una locanda, che intreccia con tre cavalieri ospiti, diversi fra loro per modi ed estrazione, un sottile gioco di seduzione e ripulsa che la rende vittoriosa su un piano più alto delle schermaglie mondane, quello di un tangibile riscatto borghese rispetto a una «classe», la nobiltà, in graduale declino. Il teatro in fondo è Storia. Nella sua concezione registica Carriglio ricerca l’equilibrio fra asciuttezza gestuale e un che di amaro. È il Goldoni maggiore, minuzioso nei caratteri e osservatore profondo della psicologia femminile. Affidata ad un’attrice di smalto eccezionale, Galatea Ranzi, in una degna compagine.

15 marzo 2010

Potrebbe piacerti anche