La risposta dei cristiani davanti alla violenza

Appuntamento a Sacrofano giovedì 20 marzo per il convegno ecumenico regionale che, come ogni anno, raduna operatori pastorali e insegnanti. Al centro, le esperienze di tanti testimoni di speranza di Marco Gnavi*

«La risposta cristiana alla violenza»: è questo il tema scelto dalla Commissione per l’ecumenismo e il dialogo della Conferenza episcopale del Lazio per il convegno annuale che avrà luogo presso la Fraterna Domus, a Sacrofano, il 20 marzo, dalle 9 alle 17. L’assise vedrà raccolti operatori pastorali e docenti delle scuole superiori.

Le convulsioni dei cambiamenti storici e la forza dell’individualismo, portato della cultura del nostro tempo, sembrano lasciare un ampio varco a numerose forme di conflitto. Le cronache ci consegnano quotidianamente narrazioni di conflitti domestici sanguinosi, di atteggiamenti aggressivi e contagiosi fra gli adolescenti, di scontri che pervadono la vita quotidiana nel suo fluire. L’immaginario collettivo viene sollecitato alla paura, e spesso, in modo inopportuno, ci si difende da essa identificando capri espiatori. Le vicende internazionali – si pensi ad esempio allo scontro su piazza Maidan a Kiev – vengono rappresentate dai media in tempo reale, come immagini in streaming alle quali si assiste impotenti, accrescendo attese, interrogativi, speranze o disillusioni. Tuttavia, in ogni sua forma, la violenza interpella la coscienza e la comunità cristiana, chiamata ad opporvi la forza umile del Vangelo. La Chiesa è, secondo le parole di Papa Francesco, «un ospedale da campo» che deve soccorrere quanti sono feriti nel corpo e nell’anima. Essa è anzitutto portatrice di speranza e tessitrice di pace. L’esortazione apostolica Evangelii gaudium esprime il contenuto della gioia cristiana, che genera pace sociale.

L’insieme ancora caotico dei cristiani può divenire «carovana solidale» e popolo, testimone di speranza. Se la Chiesa può e deve divenire «Chiesa in uscita», il tentativo umile di questo convegno è raggiungere idealmente i terreni ove la violenza si manifesta e provare a identificare alcune risposte; non più di alcune indicazioni che orientino i docenti in una lettura non semplificata e mai rassegnata delle espressioni di violenza. Una fotografia di essa, nel tessuto urbano, verrà offerta da parte di Donatella Pacelli, docente di sociologia alla Lumsa; il professor Mobeen Shahid narrerà la via pacificante di un martire cristiano pakistano, quale il ministro delle Minoranze Shahbaz Bhatti e la sua eredità oggi; una lettura della risposta neotestamentaria verrà dal biblista valdese Yann Redaliè. Tamara Chikunova, coraggiosa cristiana ortodossa, che ha visto suo figlio condannato a morte e ucciso dallo Stato uzbeko, parlerà della violenza contro le donne: la sua voce ha la forza e l’autorevolezza di una testimone di immenso dolore trasformato in coraggio di amore. L’igumeno Andrea Wade, del Patriarcato di Mosca, ci aiuterà a ritrovare la forza dell’umanesimo cristiano attraverso i padri della Chiesa e i santi russi. Non si tratterà quindi di un’analisi sociologica della violenza, seppure si vorranno offrire ai partecipanti anche alcune chiavi ermeneutiche per comprenderne le radici, quanto di un dibattito aperto e fiducioso, sostenuto dalla consapevolezza del valore umanizzante e pacificante della proposta cristiana, aiutati da alcuni testimoni contemporanei e dalla sapienza delle prime generazioni apostoliche e di quelle che ci hanno preceduto.

*Responsabile della Commissione diocesana per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso

18 marzo 2014

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