La scelta degli ultimi tra le paure di Goma
I progetti della Caritas di Roma nel Nord Kivu, Congo. L’esperienza di Francesca e Daniela, che nella regione stanno svolgendo il servizio civile di Federica Cifelli
La guerra non c’è più. Ci sono le sue tracce: il suo portato di disperazione, disordine, povertà. Paura. «Non è impossibile oggi stare a Goma, ma bisogna farlo stando inseriti in un contesto, con umiltà, capacità di ascolto, attenzione». È la scelta che guida Francesca e Daniela, le due ragazze romane dal mese scorso nella città del Nord Kivu, in Congo, per un progetto di servizio civile internazionale della Caritas di Roma, in collaborazione con Caritas Goma. «Stare lì è dare corpo alla scelta per gli ultimi, accettando una realtà diversa da quella con cui conviviamo tutti i giorni», osserva Oliviero Bettinelli, responsabile del Settore educazione alla pace e alla mondialità (Sepm) della Caritas diocesana, che da Goma è appena tornato dopo aver accompagnato le due ragazze, affiancandole nell’inserimento.
«Goma – spiega – è una città sbagliata, dove paradossalmente la guerra era l’ultimo dei problemi. È sbagliata perché è a ridosso del Rwanda, che le soffia sul collo a ogni crisi nella regione dei Grandi Laghi. Perché è città di confine, costretta a ospitare senza sapere come e senza poterlo fare profughi, militari, poveri sfollati». Come avviene più o meno ininterrottamente dal 1994, quando con la crisi dei Grandi Laghi è diventata il punto di approdo di quanti scappavano dal genocidio ruandese. Poi è arrivata l’eruzione del vulcano che sovrasta la città. Poi, ancora, la guerra con il Rwanda. «Oggi – continua Bettinelli – tutto questo è rimasto nella paura della gente, in un contesto sociale estremamente fragile, dove la povertà è un’emergenza che dura da 20 anni». E in questo quadro «non è facile costruire progetti. I problemi di Goma c’erano prima di noi e ci saranno anche dopo. Quello che ci sta a cuore è dare una presenza di testimonianza, di impegno concreto accanto a una Chiesa locale che tenta di seminare speranza. Dire in qualche modo: condividiamo con voi questa fatica».
È lo stile con cui la Caritas è presente in vario modo in diverse zone critiche del mondo. Stabilendo connessioni tra le persone: legami formativi, pastorali, ecclesiali, intorno da fatti concreti. A Goma il punto di partenza è il lavoro con i bambini soldato, al quale la Caritas romana – nella regione già dal ’94 – dedica una campagna di sensibilizzazione che dura da diversi anni e che anche quest’anno culminerà nella Festa per la pace, il 19 aprile. In particolare, Francesca e Daniela svilupperanno con i ragazzi di Goma una serie di incontri sulla gestione del conflitto e sull’educazione alla pace, mettendoli in relazione con i percorsi dello stesso tipo che gli operatori Sepm sviluppano nelle scuole romane, molte delle quali coinvolte nella campagna sui bambini soldato. «È nata da qui – riferisce il responsabile – l’idea di creare dei gemellaggi, stabilendo contatti diretti, con una modalità prevalentemente formativa». L’obiettivo è sempre lo stesso: accompagnare una Chiesa, quella di Goma, «che tenta di dare risposte ambiziose ai problemi locali, lavorando anzitutto sulle grandi questioni della giustizia sociale». E nello stesso tempo rendere l’esperienza di servizio civile delle due ragazze «un segno e un’opportunità di riflessione per tutta la diocesi di Roma».
9 marzo 2009