«Roma deve riappropriarsi della sua anima»

La visita di Benedetto XVI in Campidoglio. Il discorso al Consiglio comunale e il saluto alla città. «Esigere da tutti il rispetto delle regole della convivenza civile e respingere intolleranza e discriminazione» di Angelo Zema

Il testo integrale del discorso al Consiglio comunale
Il saluto alla città dal Palazzo Senatorio
Il saluto alle Oblate di Santa Francesca Romana
Una prospettiva di impegno e di fiducia da Agenzia Sir

«Roma deve riappropriarsi della sua anima più profonda, delle sue radici civili e cristiane, se vuole farsi promotrice di un nuovo umanesimo che ponga al centro la questione dell’uomo riconosciuto nella sua piena realtà». Benedetto XVI, nell’aula Giulio Cesare, va al fondo della crisi morale dell’«era post-moderna» e lancia il suo appello nella seduta straordinaria del Consiglio comunale, cuore della visita in Campidoglio, conclusa a mezzogiorno di oggi, lunedì 9 marzo, dal suono della campana che sovrasta il Palazzo senatorio.

Un appello che arriva al termine di un paragrafo dedicato agli episodi di violenza che hanno turbato la Capitale negli ultimi tempi. «Gli episodi di violenza, da tutti deplorati – precisa il Pontefice – manifestano un disagio più profondo» e «sono il segno di una vera povertà spirituale che affligge il cuore dell’uomo contemporaneo».

È il momento centrale, dicevamo, di una visita aperta pochi istanti prima delle 11 ai piedi della scala del Palazzo Senatorio, con l’accoglienza del Papa da parte del sindaco Alemanno, accompagnato dalla moglie, e gli applausi dei rappresentanti delle associazioni e movimenti presenti in piazza del Campidoglio. Quindi, il panorama mozzafiato dal balcone dello studio del sindaco, con vista sui Fori e su buona parte della città, in una giornata dal clima e dal cielo decisamente primaverile. Poi, l’incontro con gli assessori e i funzionari capitolini, la firma del «Libro d’Oro», l’ingresso nell’Aula Giulio Cesare.

Il saluto del presidente del Consiglio comunale, Marco Pomarici, precede quello del sindaco Gianni Alemanno, che parla di una «giornata storica». «Roma è e vuole essere la città della vita, dell’accoglienza e della speranza: questo – afferma – amo scritto nell’epigrafe che tra breve scopriremo per ricordare una eccezionale giornata come l’odierna». «Roma – prosegue Alemanno – è per sua vocazione città della vita. Lo è per il rispetto che si deve ad ogni persona umana, alla sua identità spirituale e alla sua integrità fisica» Da qui l’«intendimento» del Campidoglio a «prevenire e sconfiggere ogni forma di violenza che ferisce i nostri quartieri, che colpisce e umilia la dignità delle donne, che viola l’innocenza dei bambini, che emargina i disabili e le persone più deboli». Il primo cittadino sottolinea che l’amministrazione punta «con fermezza e determinazione a offrire sicurezza e certezza della legalità, accoglienza e rispetto per tutti, affinché nessuno si senta abbandonato a se stesso o pensi di doversi fare giustizia da solo».

Parlando dell’accoglienza, il sindaco annuncia il contributo del Comune per i giovani della città: un polo di accoglienza e di formazione dedicato agli adolescenti, in particolare quelli disagiati e in difficoltà. Sorgerà in via dell’Inviolatella Borghese e sarà intitolato a Benedetto XVI. Poco dopo, l’annuncio dell’altro progetto: un Osservatorio per la libertà religiosa, «dal quale si leverà un costante messaggio a difesa della libertà dei credenti nel mondo».

Il Papa ringrazia per il “dono” del polo per gli adolescenti: «Un segno di speranza per i giovani» chiamato con il suo nome, «quello di un anziano Pontefice – dice – che guarda fiducioso ai giovani e per essi prega ogni giorno». «Possa anche questa erigenda opera – aggiunge – essere uno stimolo per Roma a realizzare un tessuto sociale di accoglienza e di rispetto, dove l’incontro tra la cultura e la fede, tra la vita sociale e la testimonianza religiosa cooperi a formare comunità veramente libere e animate da sentimenti di pace. A questo potrà offrire un suo singolare apporto anche il realizzando “Osservatorio per la libertà religiosa”».

«La Chiesa cattolica – sottolinea Benedetto XVI – non farà mancare il suo attivo sostegno ad ogni iniziativa culturale e sociale rivolta a promuovere il bene autentico di ogni persona e della città nel suo insieme. Segno di questa collaborazione vuole essere il dono del “Compendio della Dottrina sociale della Chiesa”, che con affetto offro al sindaco e agli altri amministratori».

Sul tema dell’accoglienza, il Santo Padre fa riferimento alle «inedite sfide culturali, sociali ed economiche» che la città si trova ad affrontare. Parla di una «metropoli multietnica e multireligiosa, nella quale talvolta l’integrazione è faticosa e complessa. Da parte della comunità cattolica non verrà mai meno un convinto apporto per trovare modalità sempre più adatte alla tutela dei diritti fondamentali della persona nel rispetto della legalità». «Attingendo nuova linfa alle radici della sua storia plasmata dal diritto antico e dalla fede cristiana, Roma – dice il Papa – saprà trovare la forza per esigere da tutti il rispetto delle regole della convivenza civile e respingere ogni forma di intolleranza e discriminazione».

La comunità ecclesiale è impegnata in una «capillare opera educativa», ricorda Benedetto XVI, «attraverso le comunità parrocchiali e le altre realtà ecclesiali». Ma anche nel sostegno alle famiglie di fronte alla crisi economica dilagante. Il Papa chiede non solo «uno sforzo concorde fra le diverse istituzioni per venire incontro a quanti vivono nella povertà» ma anche uno sforzo di tutti i romani, confidando che «tutti si facciano nuovamente carico delle esigenze dei più disagiati, sentendosi partecipi di un’unica famiglia».

Al termine del discorso, dopo lo scambio dei doni, viene scoperta la lapide-ricordo della visita. L’ultimo atto è il saluto dalla loggia del Palazzo Senatorio. «Vivendo a Roma da tantissimi anni, ormai – dice il Papa – sono diventato un po’ romano; ma più romano mi sento come vostro vescovo». Ripete che «il cuore romano è un “cuore di poesia”», come aveva detto pochi giorni fa al clero romano, introducendo un inno alla bellezza della città eterna.

«Roma – afferma – è bella per le vestigia della sua antichità, per le istituzioni culturali e i monumenti che ne narrano la storia, per le chiese e i suoi molteplici capolavori d’arte. Ma Roma è bella soprattutto per la generosità e la santità di tanti suoi figli, che hanno lasciato tracce eloquenti della loro passione per la bellezza di Dio, la bellezza dell’amore che non sfiorisce né invecchia».

Il suono della campana e gli applausi della piazza suggellano la conclusione della visita. Il Papa risale in auto per recarsi al vicino monastero di Santa Francesca Romana, dove incontra le Oblate e sosta in preghiera davanti al corpo della santa, co-patrona di Roma, nel giorno della festa liturgica. Nel suo discorso alle religiose, l’invito alle religiose: «La vostra comunità, insieme con tutte le altre comunità di vita contemplativa, è chiamata ad essere una sorta di “polmone” spirituale della società, perché a tutto il fare, a tutto l’attivismo di una città non venga a mancare il “respiro” spirituale, il riferimento a Dio e al suo disegno di salvezza».

9 marzo 2009

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