La sintesi dei gruppi al convegno
Riflessioni, proposte e suggerimenti dei cinque gruppi. Li hanno presentati giovedì 6 giugno, al termine dei lavori di Claudio Tanturri
La sintesi del lavoro dei cinque gruppi, per ambito d’indagine, è stata presentata al convegno nella serata conclusiva di giovedì dai rispettivi relatori. «Unire le forze e creare maggiori occasioni di dialogo» il leit motiv risuonato negli interventi pronunciati di fronte alla folta assemblea della basilica lateranense.
E proprio l’«unitarietà di intenti e di metodologie» è stata richiamata in maniera chiara da Alessandra Pompei in Roccasalvo, relatrice del gruppo di studio del primo ambito, “La necessità di un progetto unitario di educazione alla gioia della fede per le giovani generazioni”. «Fare maggiore comunione – ha detto la docente – è sempre difficile. Ma è urgente che la Chiesa accompagni i ragazzi in maniera non sporadica, o soltanto in vista dei sacramenti». Una necessità di continuità nell’affiancamento spirituale, e non solo, che necessita di una «maggiore valorizzazione di esperienze di preghiera a misura di giovani», finalizzate all’«ascolto silenzioso della Parola di Dio e all’approfondimento del Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica». Tra le proposte, anche quella dell’istituzione a livello diocesano di un «centro di ascolto qualificato e capace di accogliere giovani con disagi» e di un «Forum diocesano su internet gestito da giovani».
Una famiglia, Francesco ed Emanuela Ravenda, ha preso poi la parola intervenendo sulla “Pastorale giovanile e pastorale familiare nella nostra comunità ecclesiale”. In questo ambito è stata evidenziata l’importanza di «condividere esperienze tra famiglie, di sostenere le giovani coppie nei primi anni di matrimonio, di stimolare il dialogo tra i coniugi e con le nuove generazioni». È quindi stata avvertita la «necessità di ripensare il profilo metodologico della catechesi, ma anche di curare la formazione dei genitori e la conoscenza del territorio» in cui si vive e si opera.
Per l’ambito “La pastorale scolastica: l’ambiente più frequentato dai giovani dai 14 ai 19 anni” la sintesi è arrivata da mons. Manlio Asta: «Il primo passo – ha detto all’inizio della sua relazione – è di verificare se c’è la consapevolezza che i nostri luoghi ecclesiali non possono essere l’unico luogo educativo dei giovani cattolici». Soprattutto nell’ottica della «pastorale integrata». Quest’ultima, ha proseguito, «comporta l’impegno di lavorare in rete, non solo tra soggetti ecclesiali ma anche con la scuola». Per questo «è necessario risvegliare l’attenzione delle parrocchie, così come delle aggregazioni laicali e associative, alla pastorale scolastica», realizzando «progetti di solidarietà, propizio terreno di incontro con docenti e alunni non appartenenti», e offrendo «un servizio di ripetizioni e sostegno allo studio». Ma anche creando «specifici organismi parrocchiali e interparrocchiali in cui individuare modalità d’intervento con chiara finalità educativa e pastorale». Si è quindi richiesto ai docenti di cercare il più possibile di favorire «la crescita della conoscenza nel più vasto orizzonte della formazione integrale della persona, proiettata alla scelta di un proprio orizzonte valoriale e di un progetto di vita».
Un «orientamento verso le scelte importanti» che è stato auspicato anche dai partecipanti al gruppo di studio sulla “Pastorale universitaria”. Come ha sottolineato la relatrice Maria Carmela Benvenuto, tra le attese dei giovani quelle primarie sono «il bisogno di accoglienza, di comunità, di sostegno nell’impegno dello studio». Forti della consapevolezza che «è la capacità propositiva sul piano culturale il vero parametro di riferimento di ogni proposta formativa per, e con, i giovani universitari».
Per quanto riguarda l’ultimo ambito, quello della pastorale vocazionale, don Paolo Lojudice (nella foto)è partito dalla considerazione che «l’annuncio della vocazione, prima in famiglia e poi in parrocchia, deve essere chiaro, vero, coraggioso e non noioso e ripetitivo». Da qui la necessità del «rilancio di esperienze già in essere» e di nuove «attività significative». Fra le quali «la riqualificazione degli oratori parrocchiali» e la nascita di «équipe di settore, o prefettura, formate da sposi, sacerdoti, religiose per coordinare le varie iniziative».
11 giugno 2006