La solidarietà antidoto alla crisi economica

La ricetta di Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo, e di Cuccia, presidente de “Il Gambero Rosso”, per correggere i meccanismi del mercato. Dibattito a La Civiltà Cattolica di Graziella Melina

Per correggere «i meccanismi del mercato, il dono e la gratuità sono un elemento determinante». Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo, la risposta per superare la crisi l’ha trovata proprio nell’enciclica Caritas in veritate di Benedetto XVI: «Bisogna introdurre la solidarietà nell’economia». Un richiamo, quello al rispetto della dimensione sociale della persona, che Guzzetti ha fatto suo e ha riproposto sabato 23 a La Civiltà Cattolica. L’occasione, il convegno “Attraversare la crisi economica”, promosso dai gesuiti «per orientare a capire – ha anticipato padre Francesco Occhetta, scrittore della rivista –, cosa stiamo vivendo e quali scelte si stanno facendo nel mondo della finanza, dell’impresa e del Terzo settore». Tra i relatori anche Paola Vacchina, vicepresidente delle Acli, e Paolo Cuccia, presidente de “Il Gambero Rosso”.

«La crisi – ha subito premesso il presidente della Fondazione Cariplo – ha messo in chiaro che lo sviluppo di un Paese non può essere isolato. Questi fenomeni sono interdipendenti e particolarmente complessi. Bisogna cercare di cambiare il registro», definendo, cioè, «regole vincolanti». Se la realtà «è questa e le regole fin qui imposte hanno portato al fallimento – ha proseguito Guzzetti – dobbiamo riflettere su regole e valori precisi». Del resto, una crisi ci fu 20 anni fa, e un’altra ancora nel 1929, «tanto è vero che si è teorizzato che sia un elemento necessario, fisiologico, per riequilibrare il sistema». Ma la via d’uscita c’è. Ed è la solidarietà, appunto. «I benefici economici – ha rimarcato Guzzetti – sono tanto più ampi quanto maggiore è la capacità di dare risposte ai bisogni di carattere sociale. Il mercato ha imparato, dopo anni, che è giunto il momento di tornare ad attribuire il giusto valore alle azioni disinteressate e gratuite». Come insegna la Dottrina Sociale della Chiesa, che «ci richiama al rispetto della dimensione sociale della persona». È fondamentale, quindi, recuperare il ruolo «decisivo e importante» «delle realtà che realizzano questa gratuità: il vasto mondo del volontariato, le onlus, le imprese sociali». Le economie mature ed avanzate, inoltre, ha aggiunto Guzzetti, «hanno ancora un grande spazio se, per vincere la competizione, collegano la loro attività ad una forte ricerca».

Il tema del richiamo all’etica come antidoto alla crisi, anche nelle parole di Paola Vacchina, vicepresidente nazionale delle Acli. «Dobbiamo metterci in gioco per portare una testimonianza cristiana all’interno dell’esercizio della responsabilità», ha premesso. All’interno delle “organizzazioni intermedie” «è importante educare la coscienza alla libera scelta e all’esercizio delle virtù». Da rivalutare poi, il tema dell’autorità, intesa come «possibilità di far crescere l’altro, producendo valore». Bisogna «valorizzare la forza dell’autorevolezza nell’ambito sociale ed economico – ha infatti ribadito Vacchina – rispetto a quello dell’autoritarismo, tipico di questi ultimi tempi». La crisi, ha concluso, deve rappresentare «l’occasione per ristrutturare il sistema sociale, squilibrato dal punto di vista generazionale» e privo di «un sistema generale di tutela».

«Non sappiamo quanto durerà, non sarà breve», ha quindi sottolineato Paolo Cuccia, presidente de “Il Gambero Rosso”. Una cosa, però, è certa: ad attraversala con grandissima difficoltà saranno ovviamente le fasce sociali più deboli. «La crisi – ha spiegato Cuccia – ha costretto a costruire disoccupazione. La bufera economica sul Gambero Rosso è stata fortissima. Ma oggi l’azienda si è trasformata, è stata costretta a riconvertirsi, mettendosi al servizio dei propri clienti». Quanto poi agli interventi messi in campo dal governo per uscirne, Cuccia ha avvertito: «Occorre una fiscalità che colpisca di più i consumi e meno il lavoro. Tassare la capacità creativa è, forse, un errore se si tassa pochissimo la rendita finanziaria». E ancora: «Oltre che sulla solidarietà, occorre tornare a riflettere sulla “piena occupazione”, concetto di interesse anche del capitalismo», visto che se aumentano le occasioni di investimento crescono anche i consumi. «Paolo VI – ha continuato Cuccia – parlava di “santificazione del lavoro”. Come fatto fondamentale della propria vita. Centralità del lavoro, “piena occupazione”: questo è un programma rivoluzionario. Purtroppo, non ne ho sentito parlare da nessuno».

25 gennaio 2010

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