La solidarietà e il grazie a Boffo

La riconoscenza per la guida che ha portato Avvenire a un livello qualitativo mai raggiunto prima di Angelo Zema

Abbiamo parlato più volte, in passato, del “giornalismo spazzatura”, ma non avremmo mai pensato che ne avrebbe potuto fare le spese Dino Boffo. Sconcerta il linciaggio mediatico cui il direttore di Avvenire è stato sottoposto nei giorni scorsi e addolora il suo gesto – comprensibile per la violenza subìta e per il fango che ancora sarebbe potuto schizzare dai mass media – di porre fine all’avventura professionale che ha portato Avvenire ad un livello qualitativo mai raggiunto prima.

In questo momento, nel rinnovare la piena solidarietà a Dino Boffo, mia e della redazione di Roma Sette e Romasette.it, a lui va la gratitudine per la guida sicura, equilibrata, competente con cui ha condotto nel mare aperto dell’informazione il quotidiano dei cattolici, cresciuto in credibilità e autorevolezza e sempre più premiato dai lettori. Un giornale “pensato” attentamente dalla prima all’ultima pagina, con la costante attenzione ai temi della vita e della bioetica, dell’immigrazione e del lavoro, della scuola e della giustizia, del Sud del mondo con i suoi drammi e le sue potenzialità, alla vita pulsante delle comunità ecclesiali, al multiforme mondo della cultura con l’originale e apprezzata sezione di Agorà, il tutto caratterizzato da un’informazione puntuale e documentata , accompagnata dai ben noti e apprezzati inserti e supplementi.

Il secondo ringraziamento a Boffo è per la costante attenzione rivolta, e a suo nome dai colleghi e amici della redazione, a Roma Sette: dall’entusiasmo nel proporre la nuova grafica del settimanale, nel 2004, all’accoglienza verso tanti editoriali, ripresi sulle pagine nazionali. Sempre con gratitudine ricordiamo il suo intervento all’iniziativa diocesana per i 40 anni di Avvenire, nel novembre scorso. «Il nostro compito – disse – rimane quello di contribuire a creare un cattolicesimo nuovo, informato e reattivo, umilmente presente nelle pieghe del Paese. Un cattolicesimo quel tanto anticonformista e impertinente da rendere rimarchevole il Vangelo nel vissuto di un popolo». Questa è la sua eredità. In quell’occasione Boffo indicò con la consueta passione i punti di forza del quotidiano, a cominciare dal suo prioritario impegno nel servizio alla verità. Obiettivo sempre perseguito, che però per taluni sembra un ostacolo ingombrante all’esercizio del mestiere di cronista, mentre dovrebbe essere “habitus” irrinunciabile di ogni giornalista.

Spiace infine – in questa vicenda dalla conclusione amara (e dall’inizio inqualificabile) – che, accanto al grido sofferto di addio pronunciato da Dino Boffo con fermezza e dignità nella sua lettera di dimissioni al cardinale Bagnasco, salga anche il maleodorante tanfo dell’informazione spazzatura che, alla verità dei fatti e al rispetto delle persone, preferisce la brutale volontà di linciaggio.

4 settembre 2009

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