La statua di Giovanni Paolo II che accoglie come in un abbraccio

L’opera di Rainaldi collocata in piazza dei Cinquecento, davanti alla stazione Termini. L’auspicio del cardinale Vallini: «Diventare più accoglienti» di Mariaelena Finessi

Da ieri (mercoledì 18 maggio 2011), giorno in cui Papa Wojtyla avrebbe compiuto 91 anni, la statua del Pontefice polacco beatificato lo scorso 1° maggio si erge nel piazzale dinanzi alla stazione Termini di Roma. Alta oltre cinque metri, l’opera dello scultore Oliviero Rainaldi è stata donata alla città dalla fondazione Silvana Paolini Angelucci.

«L’autore ha voluto esprimere in maniera originalissima il simbolo della reciproca accoglienza». Così il cardinale vicario Agostino Vallini, nel partecipare alla cerimonia di inaugurazione, ha espresso il proprio consenso all’iniziativa di collocare in piazza dei Cinquecento, uno dei punti nevralgici della città, la scultura riproducente Giovanni Paolo II. L’opera, dal titolo “Conversazioni”, una statua bronzea con una patina color argento a dominanza verde, rappresenta il beato Wojtyla nel gesto di abbracciare un bambino con il mantello: un avvenimento accaduto realmente e immortalato in una celebre immagine del 1993, durante un incontro pubblico nell’Aula Paolo VI.

«Crocevia di speranze, dolori, viaggi, culture»: questa è, nelle parole del cardinale, la stazione Termini, come essa appare ai tanti uomini e alle tante donne che arrivano a Roma alla ricerca, magari, di un riscatto, di un lavoro, ma non solo. L’augurio del porporato è che i romani «possano essere sempre più accoglienti». Certo, non sempre è facile e, anzi, a volte può persino «disturbare», «ma una persona può dirsi orgogliosa di sé stessa – conclude il cardinale Vallini – solo nel momento in cui è riuscita ad accogliere l’altro».

«Presto scompariranno i poster, i cartelloni e le mostre di piazza dedicate alla beatificazione di Papa Wojtyla – aggiunge il sindaco Gianni Alemanno -, mentre resterà questa statua alla porta d’accesso della nostra città, da cui si intravede il bello e il brutto di Roma». Ecco perché ha una valore simbolico, quasi di protezione, quest’opera di Rainaldi, artista che durante il Giubileo del 2000 è stato insignito proprio da Giovanni Paolo II del titolo di Accademico della Pontificia Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi del Pantheon. «Abbiamo bisogno d’essere protetti a nostra volta – conclude Alemanno – per poi poter accogliere chi arriva qui per vivere, lavorare o per ragioni spirituali. Chiunque, attraversando questa piazza, vedrà in Papa Wojtyla un modello di speranza per andare avanti nella vita».

Quanto alla scultura in sé, in cui manca il corpo del Papa, le opinioni sono discordanti ma l’arte è così, si lascia interpretare. «Un corpo metafisico prende il posto di un corpo fisico – spiega allora l’artista -, a sottolineare la capacità che ha avuto quest’uomo di offrire se stesso annullandosi, favorendo così l’azione dello Spirito, mentre la forma del manto è realizzata leggermente rigonfia, come dilatata da una “folata di vento”».

Meno convinti i passanti, abituati alle braccia spalancate del Papa polacco e, soprattutto, a quel suo sorriso contagioso. Nella statua, «il capo è chino e il viso del Pontefice sembra essere invece crucciato», commenta una coppia di Latina, che pure riconosce in Giovanni Paolo II «un forte esempio di vita vissuta con coraggio, amore e fede in un Dio che riserva a chi si affida a lui un’opportunità di rinnovamento interiore e di pace nei rapporti con gli altri». «Ho mantenuto – spiega però l’autore – la posizione della testa come nell’istantanea originale, che si rivolge verso il basso porgendo, nella direzione del mantello, lo sguardo a chiunque desideri entrare nel raggio di azione di quel gesto». Gesto estremamente significativo, conclude Rainaldi, classe 1956, «poiché rimanda alla tradizione mariana a cui questo Papa sentiva di appartenere».

19 maggio 2011

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