La veglia per i missionari martiri

Durante la liturgia nella basilica di San Lorenzo al Verano sarà proiettato un video su don Andrea Santoro. Prevista la testimonianza di padre Forcellini, impegnato in Congo di Federica Cifelli

Nel 2008 sono stati venti i missionari provenienti da ogni angolo del mondo uccisi «in odio alla fede». Martiri, i cui nomi riecheggeranno domenica 22 marzo nella basilica di San Lorenzo fuori le Mura, a piazzale del Verano, in occasione della veglia di preghiera organizzata dal Centro diocesano missionario per la cooperazione tra le Chiese. “Non restare nascosto”, questo il tema della serata, che prenderà il via alle 21.

«Si tratta di una esortazione a venire alla luce, a diventare sale della terra e luce del mondo», spiega don Michele Caiafa, addetto del Centro diocesano, che inserisce la veglia nel contesto della XVII Giornata mondiale di preghiera e digiuno per i missionari martiri, il 24 marzo. L’obiettivo, osserva, è «ribadire il ruolo della testimonianza, riconsiderando accanto al morire da martiri anche il vivere da martiri, cioè da testimoni». A questo richiama la scelta del luogo: la basilica del Verano eretta in memoria del sacrificio del romano Lorenzo.

Ma è soprattutto il ricordo di un altro romano, il parroco don Andrea Santoro, fidei donum in Turchia ucciso nella sua chiesa di Trabzon il 5 febbraio 2006, che scandirà la preghiera di domenica. La veglia infatti, preparata insieme alle parrocchie di Sant’Ippolito e di San Michele Arcangelo, inizierà con la proiezione di un video con la sua testimonianza sul legame tra la fede e l’annuncio. Seguiranno le immagini dei telegiornali con la notizia della sua uccisione; quindi alcuni brani dell’omelia del cardinale Camillo Ruini al funerale, celebrato nella basilica lateranense. In più, brani delle lettere di don Santoro saranno proposti durante la preghiera, che si concluderà con un’esortazione al digiuno, elemento costitutivo della Giornata per i missionari martiri.

Prevista anche la testimonianza del religioso romano Marcellino Forcellini, 78 anni, in Congo da 41 anni, che «porterà l’esperienza di una Chiesa tutt’oggi perseguitata e oppressa, nell’indifferenza del resto del mondo». Come accade ancora oggi in India, «una realtà sulla quale dopo un’attenzione durata alcuni mesi ormai è sceso il silenzio». O come avveniva, solo fino a pochi decenni fa, in diversi Paesi dell’Est europeo. «La persecuzione è ancora viva nella Chiesa – rileva don Caiafa -. È importante che noi cristiani per primi ricordiamo questi nostri martiri, raccogliendo l’eredità della loro testimonianza».

19 marzo 2009

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