Padre Dall’Oglio: «Il coraggio di costruire ponti»
Il gesuita, fondatore della Comunità monastica di Mar Musa, in Siria, parla della sua esperienza e del rapporto tra Chiesa e Islam: «Vicinanza difficile ma continua». Un sito per favorire il dialogo di Antonella Gaetani
Stringe tante mani. Qualche ragazzo si accosta a lui e chiede timidamente di poter fare un’esperienza a Mar Musa (www.deirmarmusa.org) durante l’estate. Così padre Paolo Dall’Oglio, gesuita, fondatore della Comunità monastica di Mar Musa, in Siria, al dibattito che si è svolto ieri, nell’ambito del ciclo d’incontri “Laici e credenti: due letture dell’attualità a confronto”, al Centro culturale San Luigi di Francia. Padre dall’Oglio, insieme a Elisa Pinna, giornalista dell’Ansa, esperta di questioni religiose internazionali e a Jean-Luc Pouthier, direttore del centro culturale San Luigi di Francia. I relatori si sono confrontato sul tema: “Quale presenza cristiana in Medioriente”.
«I cristiani d’Oriente – ha detto padre dall’Oglio, la cui esperienza è raccolta anche nel libro di “Guyonne de Montjou Mar Musa. Un monastero, un uomo, un deserto” (Edizioni Paoline) – si inseriscono in un impegno vissuto all’insegna della continuità. Per me l’esperienza di Mar Musa in Siria si traduce sostanzialmente in un costante impegno nel voler mettere in relazione la Chiesa con l’Islam. Questa mia vocazione è stata accolta dai gesuiti e per me è iniziato uno shock emotivo positivo. Abbiamo la necessità di aprirci alla storia con una sensibilità cristiana nei confronti dell’Islam. Le posizioni della Chiesa verso l’Islam sono maturate in 14 secoli di vita comune. Oggi stiamo vivendo una situazione di vicinato, difficile, ma continuo. Questa continuità di vita insieme si traduce in un destino ad esistere».
Quindi cristiani, musulmani e ebrei sono vissuti insieme e questo fatto dimostra che è possibile convivere. «Abbiamo condiviso gli stessi quartieri, è come se fossimo vissuti in una stessa casa con tre piani. Questo mostra una grande capacità di sintesi all’interno di una pluralità, che ha elementi condivisi, tra cui la filosofia greca». Ma la situazione attuale non è felice perché «la convivenza si sta slabbrando, si consuma, evapora a favore della separazione e della concorrenza di comunità che caratterizza l’epoca globale con centrifughe culturali che tolgono struttura alla pluralità per omogeneizzare le diverse appartenenze. Responsabile – accusa il sacerdote – è anche la stampa che tende a imporre messaggi universali, mentre la vera universalità risiede nel pluralismo. In questo voler ricopiare dei modelli imposti si perde la fertilità della differenza. Dove prima si viveva insieme, oggi, c’è difficoltà a guadarsi».
E qui si rivolge ai molti giovani presenti in sala: «Forza, abbiate il coraggio di costruire ponti e scoprirete la gioia di trovare compagni e, se non li trovate, immaginateli, e vedrete che Dio vi accompagnerà. All’epoca di San Francesco si stava molto peggio. Lui ha scelto di essere frate minore e in minoranza. È partito con i crociati, ha incontrato il sultano ed hanno fatto amicizia. Hanno seminato un grande segno di speranza che ancora oggi ci parla». Ed ha aggiunto: «Allora giovani siate fedeli al vostro essere Chiesa. Siate consolazione e portate consolazione alla Chiesa di oggi».
Per questo «dobbiamo insegnarvi la comunione nella pluralità. In ciò noi abbiamo delle responsabilità. Dobbiamo vincere le tendenze a separarsi e a negarsi. Questo non è facile perché siamo in controtendenza. Stanno vincendo molti pregiudizi, abbiamo paura dell’altro, lo pensiamo figlio del demonio. Se una famiglia scopre che sua figlia ha una simpatia per un algerino è una tragedia. Vince la separazione e non l’unione. Siamo responsabili di fronte a Dio di costruire la nostra gioia e una religiosità armonica e plurale. Non abbandoniamoci alle paure ataviche, ma percorriamo i viali della speranza. E ricordandoci che avremo l’Islam che abbiamo saputo sperare. Un grande lavoro va fatto con i giovani e sui giovani».
E proprio per dialogare con tutti è stato attivato un sito, www.abrahampath.org, per usare ogni mezzo che possa aiutare a conoscersi e capirsi. «Bisogna dimostrare – ha spiegato dall’Oglio – che la violenza non è l’unica risposta alla violenza, ma si deve ragionare sulla continuità della presenza cristiana in Islam e su una serie di realtà che bisognare conoscere in modo più approfondito. Oggi ci troviamo di fronte ad un grande paradosso, da una parte lo stato laico ha permesso la penetrazione musulmana nei nostri Paesi e dall’altra questa componente musulmana rappresenta una forza critica al laicismo militante». E non nasconde che in tempi così difficili a vincere sarà il coraggio. «Bisogna saltare il fosso delle derive negative per far emergere forze più vitali. Dobbiamo abbattere una mentalità rissosa, che ultimamente, soprattutto nel nostro Paese, sta prendendo il sopravvento. Anche la stampa dovrebbe aiutare a uscire da questo clima conflittuale».
13 marzo 2009