L’appello dalla Sistina: fate cantare i figli!

Il tenore Adriano Caroletti racconta il suo percorso nella Cappella musicale pontificia, dagli inizi alla “Schola Puerorum” sino all’esperienza nel coro che anima le celebrazioni del Papa di Valentina Lo Surdo

Affonda le sue radici nella Schola Cantorum romana, creata principalmente per le celebrazioni dei Papi, e deve il suo nome al Pontefice, Sisto IV, che riorganizzò il Collegio dei cantori papali: la Cappella musicale pontificia divenne allora Coro personale del Papa e da allora fu denominata Cappella Sistina, anche perché cantava nell’omonima celebre Cappella.

Da allora ha un ruolo rilevante nelle celebrazioni solenni pontificie (“cappelle papali”), tra le quali spicca l’imminente Messa della notte di Natale. Compagine di eccellenza assoluta, formata da cantori selezionatissimi (cinque tenori primi e cinque secondi, quattro baritoni, cinque bassi) e da circa trentacinque “Pueri Cantores”, è guidata, dal 1997, da monsignor Giuseppe Liberto. Il complesso corale, compatibilmente con le numerose celebrazioni papali, svolge attività concertistica in Italia e all’estero.

Abbiamo incontrato Adriano Caroletti, classe 1974, nato a Roma, cantore che fa parte della “famiglia” musicale della Cappella Sistina da venticinque anni, sin da quando, a soli nove anni, fu ammesso alla «severa, impegnativa, ma così educativa» Schola Puerorum, divenendo ben presto il bambino cantore prescelto quale solista delle celebrazioni più importanti.

Una testimonianza che racconta di un insegnamento musicale eccezionale, di un’occasione unica per i fanciulli di conoscere la musica e di crescere. Oggi più che mai, in un tempo in cui i fanciulli sempre più di rado sono avvicinati alla pratica musicale, e la Schola è alla costante ricerca di “voci d’angelo”.

Come hai cominciato la tua attività di cantore?
In modo puramente fortuito! Una mamma di un bambino che frequentava la mia stessa scuola elementare aveva il figlio più grande che faceva parte del Coro della Cappella Sistina. Si era accorta che ero dotato di una buona qualità vocale e così fui segnalato per fare un provino con padre Raffaele, un anziano sacerdote allora insegnante alla Schola Puerorum della Cappella Musicale Pontificia Sistina. Avevo nove anni. Fu un momento davvero indimenticabile per me.

Ti sei trovato subito bene?
È stata una scuola eccezionale, in tutti i sensi. Sicuramente nel senso dell’impegno, ma anche nel senso della formazione che ti dona…per di più in modo totalmente gratuito! Senza contare la particolarità di poter vivere quotidianamente la pratica corale…

Quali materie scolastiche sono previste?
Oltre a quelle di una qualsiasi scuola elementare e media, ho avuto modo di studiare pianoforte, solfeggio, storia della musica…e canto, naturalmente! Nella “Schola Puerorum” si apprende un’impostazione molto particolare, basata su una tecnica vocale tradizionale, ma che prediliga gli aspetti della duttilità e della naturalezza a differenza della pura impostazione lirica, più spinta, teatrale e talvolta aggressiva.

Un’esperienza che tutti i bambini dovrebbero vivere!
Sì, l’invito è alle famiglie, alle mamme e ai papà: fate cantare i vostri figli! L’esperienza corale è una scuola di vita e di arte. E la “Schola Puerorum” offre una chance unica per viverla ai più alti livelli.

Da fanciullo sei stato scelto quale solista ufficiale. Quali sono i ricordi indelebili legati all’attività concertistica vissuta in questo ruolo?
Forse in assoluto il concerto tenuto nella cattedrale parigina di Notre Dame. Aavevo undici, dodici anni. Che emozione… e che responsabilità!

Che stile di vita conducevi?
Quello di ogni bambino. Gli amici, lo sport…e in più la musica nel cuore, tutti i giorni, una passione che culminava in meravigliose tournées in America e in tutta Europa.

Oggi la Schola funziona come allora?
Sono cambiate le tappe dello sviluppo dei ragazzi: ai miei tempi si entrava in quarta elementare e si manteneva la voce da fanciullo sino alla terza media. Ormai già in seconda media il più delle volte subentra il mutamento della voce. E gli insegnanti sono più portati a cercare voci di talento per formare classi di circa trenta studenti di alto valore. Purtroppo la pratica musicale è sempre più lontana dai bambini di oggi.

E oggi?
Sono felice, faccio un lavoro bellissimo. Come tanti dei miei colleghi ho percorso il cammino completo all’interno di questa istituzione. Dopo la “Schola Puerorum” sono entrato a far parte del Coro della Cappella Musicale Pontificia Sistina, dove il tempo sembra essersi fermato in una dimensione di profonda ispirazione spirituale e artistica. La nostra vita scorre tra prove e concerti in Italia e all’estero, ed ovunque godiamo della stima e dell’ammirazione del pubblico, impressionato dall’affiatamento del nostro gruppo, che ha una storia antica a livello interpersonale – ci conosciamo tutti da tanto tempo! – e al tempo stesso una tradizione antichissima, che esprime la più pura espressione della vocalità liturgica.

23 dicembre 2008

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