“L’arte della commedia”: il teatro e il potere

La Compagnia Attori & Tecnici porta in scena al Vittoria l’opera, sempre attuale, di Eduardo De Filippo sul rapporto tra gli attori e le istituzioni di Toni Colotta

“L’arte della commedia” di Eduardo De Filippo, datata 1964, sembra scritta oggi. Non è questo il solito elogio di un genio del teatro che sfida il tempo. Intendiamo dire che, pur essendo quest’opera fra le meno riuscite nell’impianto scenico anche se originale nella concezione, la realtà che stiamo vivendo e lamentando con le decurtazioni imposte alle finanze dei teatranti, si applica a quel copione come un abito su misura. E bene ha fatto la Compagnia Attori & Tecnici a riproporlo nella propria sede storica del Vittoria. Con raffinato mestiere il gruppo fondato dal compianto Attilio Corsini ne perpetua l’idea di un teatro brillante ma non vuoto di idee.

E ne “L’arte della commedia” si agita un tema antico quanto il teatro stesso: il rapporto del teatrante con il potere istituzionale. L’uno nei panni del capocomico di una compagnia filodrammatica orbata da un incendio del capannone in cui si esibiva. Nel presentarsi al prefetto per un rimedio, gli rivolge una bizzarra richiesta che lo offende nell’immagine di autorità costituita. Ma uno scambio non voluto di carte amministrative getta l’alto funzionario in una insicurezza fatale. Dall’avvicendarsi di figure umane gustose nella loro tipizzazione emerge la tesi di fondo sul senso vitale e misconosciuto del teatro, e sulla sua verità. Che la burocrazia soffoca nell’indifferenza o lesinando il giusto sostegno. Repliche fino al 12.

2 febbraio 2009

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