L’augurio del Pontefice «per quanti soffrono a causa del terremoto»

Pasqua: i saluti in 63 diverse lingue. È «urgente riscoprire prospettive capaci di ridare speranza», ha detto Benedetto XVI. Un pensiero particolare all’Africa e alla Terra Santa, meta del suo prossimo viaggio

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Il primo augurio del Papa a Pasqua è per le popolazioni terremotate dell’Abruzzo. «Buona Pasqua a voi, uomini e donne d’Italia, in particolare a quanti soffrono a causa del terremoto». Così Benedetto XVI si rivolge agli abitanti del nostro Paese, iniziando i saluti in 63 lingue (dal francese al maori all’esperanto al guaranì) dopo la Messa celebrata nella domenica di Pasqua sul sagrato della basilica di San Pietro. «Il Cristo risuscitato – aggiunge – guidi tutti su sentieri di giustizia, di solidarietà e di pace e ispiri a ciascuno la saggezza e il coraggio necessari per proseguire uniti nella costruzione di un futuro aperto alla speranza».

Nel messaggio pasquale ribadisce la grande speranza della risurrezione, di fronte ai «troppi segni» del «vecchio dominio» della morte. Il pensiero va in particolare all’Africa, dove ha da poco portato un messaggio di giustizia, verità e amore, e alla Terra Santa, dove si recherà tra poco. «La difficile ma indispensabile riconciliazione, che è premessa per un futuro di sicurezza comune e di pacifica convivenza – afferma – non potrà diventare realtà che grazie agli sforzi rinnovati, perseveranti e sinceri, per la composizione del conflitto israelo-palestinese».

Lo sguardo si allarga poi al mondo intero. «In un tempo di globale scarsità di cibo, di scompiglio finanziario, di povertà antiche e nuove, di cambiamenti climatici preoccupanti, di violenze e miseria che costringono molti a lasciare la propria terra in cerca di una meno incerta sopravvivenza, di terrorismo sempre minaccioso, di paure crescenti di fronte all’incertezza del domani – sottolinea il Santo Padre -, è urgente riscoprire prospettive capaci di ridare speranza. Nessuno si tiri indietro in questa pacifica battaglia iniziata dalla Pasqua di Cristo».

Nella breve omelia della Messa celebrata poco prima nella basilica di San Pietro, il Papa aveva auspicato che l’annuncio della Pasqua si possa espandere «nel mondo con il gioioso canto dell’“Alleluia”. Cantiamolo con le labbra, cantiamolo soprattutto con il cuore e con la vita, con uno stile di vita “azzimo”, cioè semplice, umile, e fecondo di azioni buone». Un annuncio il cui significato era già stato introdotto nella veglia della sera precedente, pure celebrata nella basilica vaticana: qui Benedetto XVI si era soffermato sui tre simboli – la luce, l’acqua e il canto nuovo, l’alleluia – che caratterizzano il giorno della Pasqua.

Grazie alla risurrezione, aveva detto il Pontefice, «la Chiesa canta il canto di ringraziamento dei salvati. Essa sta sulle acque di morte della storia e tuttavia è già risorta. Cantando essa si aggrappa alla mano del Signore, che la tiene al di sopra delle acque. Ed essa sa che con ciò è sollevata fuori dalla forza di gravità della morte e del male – una forza dalla quale altrimenti non ci sarebbe via di scampo – sollevata e attirata dentro la nuova forza di gravità di Dio, della verità e dell’amore».

14 aprile 2009

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