Le priorità dopo Verona

Intervista rilasciata dal cardinale Ruini al periodico della diocesi scaligera, a poco più di 2 settimane dalla fine del Convegno da Verona Fedele

Con quale progettualità riparte la Chiesa italiana dopo la sosta salutare di Verona?
Secondo lo spirito del Convegno, e in particolare le parole del Papa, forse più che di progettualità si dovrebbe parlare di priorità e di propositi. Il primo di essi riguarda la centralità di Dio nella vita e nella pastorale della Chiesa e quindi la ricerca della santità e l’importanza della preghiera. Il secondo si riferisce alla crescita della comunione ecclesiale e il terzo alla testimonianza missionaria in tutte le circostanze e dimensioni della vita, sia personale sia sociale.

Dal suo privilegiato punto di osservazione, quanto e in che modo appuntamenti come i Convegni ecclesiali nazionali possono efficacemente incidere nella promozione del cammino delle singole Chiese locali?
Questo quarto Convegno nazionale è quello che ha coinvolto di più le Chiese locali, già nell’itinerario preparatorio: ci sono quindi le premesse perché esso possa essere di aiuto e di stimolo anche nel periodo che ora si apre. Tutte e tre le priorità a cui ho accennato prima sono naturalmente da valorizzare sul territorio. In particolare penso all’importanza di una più accentuata propensione missionaria, con il pieno coinvolgimento dei laici.

40 anni dal Concilio qual è l’originalità dello spazio ministeriale del laicato cattolico oggi, in grado di tradurre la triade comunione, collaborazione, corresponsabilità?
Nel mio intervento conclusivo ho insistito molto sulla necessità che i cristiani laici, oltre ad avere un maggiore spazio di autentica corresponsabilità all’interno delle comunità ecclesiali, e oltre all’impegno sociale e politico sotto propria responsabilità, siano sempre più, e abbiano coscienza di dover essere, autentici testimoni ed evangelizzatori nelle circostanze quotidiane della vita: quindi in famiglia, nel lavoro, nella scuola e nell’università, negli ospedali, in tutto il complesso dei rapporti di cui è intessuta la nostra esistenza.

In che modo si declina la prospettata “seconda fase” del Progetto culturale?
Proprio questo che ho appena indicato è un aspetto rilevante di quella che è stata chiamata “seconda fase” del Progetto culturale. Un altro aspetto è la “questione della verità del cristianesimo”, che diventa sempre più cruciale, sia per la presenza crescente di istanze che la negano, o comunque vogliono metterla ai margini, all’interno della cultura e della società italiana e occidentale in genere, sia per l’incremento di appartenenti ad altre religioni che vengono a vivere in Italia. Si può dire comunque che la “seconda fase” del Progetto culturale è già in atto da qualche anno, da quando cioè si è imposta come centrale la questione antropologica: il Progetto culturale fin dall’inizio aveva un suo punto centrale nell’antropologia, ma l’emergere della questione antropologica nella vita, nella cultura e nel dibattito politico ha dato nuova rilevanza e concretezza a queste tematiche.

Qual è il contributo che la Chiesa e il mondo cattolico in genere possono dare al Paese, proprio in nome di quella laicità “sana e positiva” più volte richiamata da Papa Benedetto XVI?
Il contributo principale, nell’ottica della laicità “sana e positiva”, riguarda quella che possiamo chiamare la riserva di energie morali dell’Italia: essa rischia di essere progressivamente diminuita e corrosa dal diffondersi di una mentalità, e tendenzialmente di norme di legge, che privilegiano unilateralmente la libertà e i diritti del singolo, senza tener conto che la persona stessa si può realizzare autenticamente soltanto nel rapporto con gli altri e che senza bene comune non c’è nemmeno vero bene dei singoli. La comunità ecclesiale sta già facendo molto per superare una unilateralità del genere e può fare di più in futuro, contribuendo a conservare e a rinnovare quella riserva di energie morali a cui ho accennato.

C’è un ricordo personale, un’immagine dei cinque giorni trascorsi nella nostra città che le è rimasta particolarmente viva nel cuore?
Mi consenta di menzionare ben tre immagini. La prima è quella della serata di apertura, all’Arena, in particolare con la toccante omelia di monsignor Carraro. La seconda e la terza riguardano il grande discorso del Papa al Convegno e poi la Messa allo Stadio, di cui ho già detto.

8 novembre 2006

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