L’economia del cassonetto da 33 milioni di euro

Sono 90 mila al giorno gli oggetti recuperati dalle oltre 500 micro imprese informali di rom nei 45 mila cassonetti romani da Redattore Sociale

«Il 30-40% degli oggetti e beni portati dai cittadini nelle isole ecologiche romane sono in buono o in ottimo stato e possono essere reimmessi nel circuito dell’usato». Lo dice Gianfranco Bongiovanni del centro di ricerca di “Occhio del riclone”, una delle organizzazioni promotrici della Rete Onu degli operatori dell’usato, presentata ieri (16 giugno 2010) mattina a Roma presso la Città dell’Altra Economia. E se questi beni fossero accessibili «verrebbero raccolti da un esercito pacifico di operatori dell’usato pronti a distribuirli e rivenderli capillarmente sul territorio».

«Secondo le nostre ricerche – prosegue Bongiovanni – il primo anello del riutilizzo è costituito proprio dai rovistatori di cassonetto e dagli svuotacantine di origine rom. Dalle interviste realizzate negli scorsi anni con gli operatori rom è emerso che all’interno dei 45mila cassonetti romani dell’indifferenziato non ci sono mai meno di due oggetti riutilizzabili per cassonetto».

Insomma, dalle lampade ai giocattoli, dai comodini ai piatti e stoviglie sono una miriade gli oggetti che «le oltre 500 micro imprese informali rom dell’usato possono trovare rovistando ogni giorno, e più di una volta al giorno, nei cassonetti della Capitale». Il resto è una questione di calcoli. «Ogni giorno vengono recuperati 90mila oggetti, che moltiplicati per 365 giorni all’anno, visto i che i rom non si fermano neppure a Natale e anzi lavorano principalmente nei giorni festivi, fanno quasi 33 milioni di oggetti di varie dimensioni sottratti al triste destino di finire in discarica – prosegue il rappresentate di Occhio del riciclone –. Questi oggetti, commercializzati nei mercatini dell’usato a un prezzo medio stimato a 1 euro, generano un fatturato informale, ma molto concreto, di 33 milioni di euro l’anno che finiscono direttamente nelle tasche delle famiglie dei rovistatori. Facendo una media, dunque, ciascuna famiglia guadagna intorno agli 8mila euro l’anno».

Questa modalità di approvvigionamento presenta però dei forti inconvenienti, soprattutto di natura sanitaria, in quanto «a contatto con i rifiuti gli operatori rischiano di contrarre diverse patologie». «Attraverso una consulta fatta con gli operatori dell’usato – aggiunge Bongiovanni – Occhio del ricciolone ha ideato un modello di approvvigionamento basato su un’isola ecologica fondata sul riutilizzo». Il modello consiste nel portare gli oggetti all’interno dell’isola ecologica, dove vengono controllati, igienizzati e rivenduti in stock agli operatori dell’usato. «Gli operatori rom sono disposti a pagare fino al 40% del valore dello stock – chiarisce –. Il vantaggio starebbe nell’abbattimento dei costi di transazione, nella sicurezza sanitaria dell’approvvigionamento e nella continuità nella fornitura. Questo modello di isola ecologica fondata sul riciclaggio – conclude – sta per essere inaugurato nella città di Udine».

17 giugno 2010

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