L’Ensemble Moxos, suoni e colori dall’Amazzonia
La tappa italiana all’Auditorium Parco della Musica il 13 novembre chiude la tournée «Cantos de Amazonia Boliviana». Sul palco venti ragazzi della Escuela de Musica di San Ignacio de Moxos di Mariaelena Finessi
Sono vari gli elementi della cultura moxeña che l’Unesco potrebbe considerare perché la città boliviana di San Ignacio de Moxos entri a breve a far parte del patrimonio immateriale dell’umanità. Eppure, i suoi
abitanti puntano soprattutto alle feste patronali con tutto il loro corollario di eventi musicali, suoni e ritmi forgiati sotto l’influsso dei discepoli di Sant’Ignazio di Loyola.
E visto il crescente interesse per questo genere di musica, frutto del meticciato tra le influenze europee e le espressioni native, dopo la Germania, l’Olanda, la Francia, la Spagna e la Svizzera, l’Ensemble Moxos diretto dalla giovane Raquel Maldonado Villafuerte arriva anche in Italia, a chiudere la tournée «Cantos de Amazonia Boliviana». Un gruppo di venti ragazzi della Escuela de Musica di San Ignacio de Moxos il 13 novembre, dalla Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica, condurrà il pubblico nel cuore della foresta amazzonica grazie al canto corale dei taitas e alle danze dei macheteros. I ballerini, che tradizionalmente indossano una tunica e un enorme copricapo fatto con le piume variopinte dei pappagalli, daranno vita ad una rappresentazione pittoresca e gioiosa che rimanda, nel suo significato, alla risurrezione di Cristo e alla sua ascensione al cielo.
Terza delle 25 “reducciones” fondate alla fine del Seicento dai gesuiti e organizzate come comunità dai capi indigeni per difendersi dai soprusi dei coloni spagnoli, a San Ignacio venne aperto uno dei primi conservatori di musica dell’America. Una vera e propria fucina di barocco americano, altrimenti detto missionale per via dell’incontro tra il repertorio europeo portato in America Latina dai gesuiti e la creatività dei locali che riproducevano le partiture con il proprio immaginario melodico con violini,
flauti e bajones autoctoni, sorta di enormi zampogne costruite artigianalmente con le foglie della palma “Cusi”.
Nella maggior parte dei villaggi del dipartimento del Beni, l’eredità di questo tesoro culturale va però lentamente spegnendosi. Un declino contro il quale si è attivata proprio la Escuela de Musica di San Ignacio de Moxos che porta in giro per il mondo molte delle partiture che nel 1972 l’architetto svizzero Hans Roth ha scovato, casualmente, nel corso del restauro delle missioni gesuitiche di Chiquitos, nel nord est della Bolivia, al confine con il Mato Grosso. Frugando tra i resti abbandonati, Roth rinvenne più di cinquemila manoscritti, partiture, opere di compositori europei e composizioni di Indios. Il ritrovamento – passato alla storia come «hallazgo musical del siglo», la scoperta musicale del secolo, acquistò importanza perché portò alla luce opere sconosciute, oggi custodite nell’Archivio Misional di Concepciòn. Tra esse alcune di Domenico Zipoli, il celebre musicista italiano, allievo di Scarlatti, che prese i
voti in Sudamerica, dove morì ad appena 38 anni. E l’influenza musicale di Zipoli sui giovani Guarani fu tale che il territorio dove essa si sviluppò più massicciamente vene definito «Estado Musical de los Jesuitas», Stato Musicale dei Gesuiti.
In programma per la serata romana, il canto trinitario «Señora Doña María» e alcuni esempi di barocco missionale come la «Sonata Chiquitana X» e la «Sonata Chiquitana III». Quindi la «Misa San Ignacio» di Zipoli, l’antifona in moxeño trinitario «Betu pico», il brano meticciato musicale «Cuatro cantos moxeños» e in ultimo il «Velorio», musiche e danze precolombiane. L’appuntamento, patrocinato dall’Ambasciata di Bolivia in Italia, da Roma Capitale, dall’Iila – Istituto Italo-Latino Americano e dall’Unesco, è ad ingresso gratuito, previo ritiro voucher presso la Fondazione Magis, la ong dei gesuiti italiani ideatrice dell’evento, oppure presso l’info point dell’Auditorium a partire dal 10 novembre e fino ad esaurimento dei posti disponibili.
4 novembre 2011