L’eredità mariana di Papa Wojtyla

Il contributo del cardinale Comastri: Giovanni Paolo II ha ridato il suo posto a Maria nella Chiesa accanto a Gesù. La gratitudine nel gesto compiuto a Fatima di Angelo Comastri*

Gli anni 1965-1975 sono stati gli anni dell’inverno mariano: sembrava che improvvisamente tanti (troppi!) facessero a gara nell’emarginare la Madonna per ridare (così si diceva) la centralità a Gesù Cristo. Il discorso era semplicemente pretestuoso, perché il Figlio e la Madre non sono alternativi ma correlativi. E Giovanni Paolo II ha ridato a Maria il suo posto nella Chiesa accanto a Gesù! È partendo da Gesù, infatti, che si scopre Maria; è partendo da Gesù, che si avverte la presenza della Madre e la sua ineliminabile missione: che non è quella di sostituirsi al Figlio bensì quella di portarci a Lui! In Giovanni Paolo II c’è stata una caratteristica, una tonalità, una sensibilità tutta particolare in rapporto alla presenza e alla missione della Madonna.

Il suo stemma episcopale e pontificale era una vera carta d’identità: la «M», che si stagliava sullo sfondo azzurro, veniva commentata dal grido del figlio verso la Madre: «Totus tuus». Com’è bello tutto questo: bello umanamente e bello cristianamente! Scrutando i passi e i gesti, meditando i discorsi e i documenti di Giovanni Paolo II si avverte che l’affetto per Maria era una sorgente d’ispirazione che caratterizzava il suo cammino nella sequela di Gesù. Il 4 giugno 1979, come primo Papa-pellegrino a Jasna Gòra, Egli affidò la Chiesa a Maria, pronunciando parole commosse e toccanti: «Quanti problemi avrei dovuto, o Madre, presentarti in questo incontro, elencandoli ad uno ad uno. Li affido tutti a Te, perché Tu li conosci meglio di noi e di tutti prendi cura. Lo faccio nel luogo della grande consacrazione, dal quale si abbraccia non soltanto la Polonia, ma tutta la Chiesa nelle diramazioni dei paesi e dei continenti: tutta la Chiesa nel Tuo Cuore materno. La Chiesa intera, di cui sono il primo servitore, Ti offro e affido qui con immensa fiducia, o Madre».

Nel Suo itinerario instancabile attraverso i vari continenti, il Papa ha sempre tenuto lo sguardo fisso su Maria: da Lei ha imparato e annunciato la bellezza della fedeltà al Signore e al Suo Vangelo; da Lei ha ascoltato e trasmesso la speranza del Magnificat; da Lei ha appreso l’orientamento cristologico di tutta l’attività pastorale, perché Maria continuamente ci ripete: «Qualunque cosa Gesù vi dirà, fatela!» (Gv 2, 5). A questo punto diventa chiaro e commovente il gesto del Papa che, dopo il drammatico attentato del 13 maggio 1981, va a Fatima a ringraziare la Madre, consegnandoLe la pallottola mortale, che però non è riuscita ad uccidere; il continuo pellegrinaggio del Papa verso i Santuari mariani, dove «si è come contagiati dalla fede di Maria» (Lettera per il VII centenario lauretano); il gesto del Papa, che stringe tra le mani la corona del Rosario per sentirsi aggrappato alla solidità e alla tenerezza della Madre; la fedeltà alla recita dell’ «Angelus» che il Papa ha portato sulle piazze, sui monti e nei crocicchi del mondo intero.

Il 13 maggio del 2000 mi trovavo a Fatima: custodisco ancora nel cuore l’emozione del momento in cui il Santo Padre Giovanni Paolo II beatificò i due pastorelli di Fatima, Giacinta e Francesco, alla presenza della terza pastorella, Lucia, e alla presenza di una folla sterminata di pellegrini provenienti (molti a piedi!) da tutto il Portogallo e dagli angoli più remoti della terra (ricordo di aver salutato una famiglia proveniente dalla Terra del Fuoco!). Come mi appariva meravigliosamente vero il Magnificat di Maria! Come mi appariva palpabile e verificabile il canto di lode, che passa di generazione in generazione! Nella immensa spianata della «Cova di Iria», un mare di volti illuminati dal sole formava un cuore solo che si muoveva come una sola onda baciata dal Soffio Divino dello Spirito: era il popolo dei «piccoli», al quale apparteneva Maria e del quale Ella aveva parlato nel Magnificat; era il popolo degli «umili», della gente che aveva dormito all’aperto perché non poteva permettersi il lusso di pagare una camera d’albergo. Ma in quel momento quel popolo degli «umili» sentiva chiaramente di essere il «compimento» delle parole pronunciate da Maria nel suo «Magnificat». E l’emozione divenne sorpresa quando, terminata la cerimonia di beatificazione dei due Pastorelli, prese la parola il cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato di Sua Santità, e, a nome del Papa, annunciò che il pellegrinaggio aveva anche «il valore di un rinnovato gesto di gratitudine verso la Madonna per la protezione a Lui accordata durante questi anni di pontificato. Una protezione che sembra toccare anche la cosiddetta terza parte del “segreto” di Fatima». «La visione di Fatima – aggiunse il cardinale Sodano – riguarda soprattutto la lotta dei sistemi atei contro la Chiesa e i cristiani e descrive l’immane sofferenza dei testimoni della fede dell’ultimo secolo del secondo millennio. È una interminabile Via Crucis guidata dai Papi del ventesimo secolo». «Dopo l’attentato del 13 maggio 1981, a Sua Santità – disse ancora il cardinale Sodano – apparve chiaro che era stata “una mano materna a guidare la traiettoria della pallottola”, permettendo al “Papa agonizzante” di fermarsi “sulla soglia della morte” (Giovanni Paolo II, Meditazione con i Vescovi italiani dal Policlinico Gemelli, in: Insegnamenti, vol. XVII/1, 1994, p. 1061).

In occasione di un passaggio da Roma dell’allora vescovo di Leiria-Fatima, il Papa decise di consegnargli la pallottola, che era rimasta nella jeep dopo l’attentato, perché fosse custodita nel Santuario. Per iniziativa del Vescovo essa fu poi incastonata nella corona della statua della Madonna di Fatima. I successivi avvenimenti del 1989 hanno portato, sia in Unione Sovietica che in numerosi Paesi dell’Est, alla caduta del regime comunista, che propugnava l’ateismo. Anche per questo il Sommo Pontefice ringrazia dal profondo del cuore la Vergine Santissima». «Per consentire ai fedeli di meglio recepire il messaggio della Vergine di Fatima, il Papa – concluse il Cardinale – ha affidato alla Congregazione per la Dottrina della Fede il compito di rendere pubblica la terza parte del ’segreto’, dopo averne preparato un opportuno commento». Era finalmente giunto il momento di conoscere la «terza parte del segreto di Fatima!». E infatti il testo di suor Lucia di Fatima, che descrive una visione del 13 luglio 1917, è stato pubblicato poche settimane dopo l’annuncio del cardinale Sodano. Il significato del terzo segreto di Fatima fu chiaro a partire dal 13 maggio 1981, giorno dell’attentato in Piazza San Pietro. E, soprattutto, a partire dal 25 marzo 1984. Infatti, rispondendo all’invito consegnato dalla Madonna ai tre pastorelli di Fatima il 13 luglio 1917, Giovanni Paolo II consacrò la Russia al Cuore Immacolato di Maria nel giorno della festa dell’Annunciazione, cioè il 25 marzo 1984: il fatto, ad occhi superficiali, poteva sembrare un semplice gesto di devozione. Invece… un anno dopo, in Russia va al potere Michail Gorbaciov ed inizia il pacifico processo di autodemolizione dell’impero del comunismo ateo: qualcosa di incredibile, di impensabile, di imprevedibile! E l’8 dicembre 1991, festa dell’Immacolata Concezione di Maria, in una riunione dei leader delle più importanti repubbliche dell’Urss viene deciso lo smantellamento dell’Unione Sovietica: il fatto stupì il mondo intero e lasciò tutti con il fiato sospeso. Come era stato possibile? Lo stesso Michail Gorbaciov, ricordando quell’8 dicembre memorabile, ha confidato: «Ancora oggi non riesco a capire quello che passò per la testa dei deputati russi, ucraini e bielorussi in quell’8 dicembre 1991» («Corriere della Sera», 30 dicembre 2001). Ma se osserviamo attentamente la data, scorgiamo attraverso questo ricamo di eventi una mano delicata e decisa: la mano materna di Maria!

Ma le sorprese non sono finite. Il 25 dicembre 1991, festa della Nascita di Gesù dalla Vergine Maria, viene ammainata la bandiera rossa dal Cremlino e termina ufficialmente l’esperimento comunista, che ha insanguinato l’Europa (e oltre!) per settanta anni. Questi fatti non hanno bisogno di alcun commento: bisogna soltanto restare in silenzio e ringraziare Maria con l’affetto filiale, che abbiamo visto negli occhi e abbiamo sentito nella voce di Giovanni Paolo II. Vorrei aggiungere una osservazione. I «fatti» di Fatima non furono la ragione della devozione mariana di Giovanni Paolo II: sarebbe un terribile travisamento pensare questo, poiché è vero il contrario. La devozione mariana di Giovanni Paolo II, infatti, è la ragione e la spiegazione dei «fatti» di Fatima: e non viceversa. Cioè: poiché il Papa amava Maria e a Lei aveva detto «Totus tuus», Maria gli ha fatto sentire, attraverso la vicenda di Fatima, tutta la verità e la tenerezza della sua maternità. La ragione della devozione mariana di Giovanni Paolo II, pertanto, era anteriore a Fatima (al legame, cioè, tra l’attentato e la parola consegnata dalla Madonna ai pastorelli) e indipendente da Fatima. La devozione mariana del Papa era totalmente fondata sul Vangelo, sulla Parola di Dio. Nella Lettera apostolica “Tertio millennio adveniente” Egli scrisse: «La risposta di Maria all’angelico messaggio è univoca: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1, 38). Mai tanto dipese, come allora, dal consenso dell’umana creatura» (T.M.A. 2). Anche in questo (nell’indicarci la ragione vera e non facoltativa della devozione Mariana), Giovanni Paolo II è stato un uomo fedele, un servo autentico e coraggioso della verità, così come i Vangeli ce l’hanno consegnata. Per questo motivo oggi la nostra gratitudine è ancora più forte e più convinta. E ogni volta che stringiamo la corona del Santo Rosario e recitiamo l’Ave Maria, esca dal nostro cuore un’esclamazione spontanea: «Totus tuus, Maria!». È l’eredità mariana, che ci ha lasciato Giovanni Paolo II.

* arciprete della basilica di San Pietro e vicario del Papa per la Città del Vaticano

28 marzo 2011

Potrebbe piacerti anche