L’Ifigenia di Napoli all’Ulpiano

Immagini e suoni in autonomia dalle parole in “Io non ti salverò”, originale rilettura del dramma di Euripide di Toni Colotta

Il teatro classico greco è passato negli ultimi decenni per le mani di registi che lo hanno tratto fuori dal museo di cimeli intoccabili e, salvo casi di stravolgimento gratuito, ne hanno esaltato l’aderenza senza tempo alla profondità dell’animo umano. Più di altri si è prestato a riletture Euripide per la inquietante mobilità psicologica dei personaggi.

Ifigenia, nell’omonima tragedia “in Aulide”, è la figlia affezionata di Agamennone, costretta dal padre, con dolore, a sacrificare la propria vita per consentire alle navi greche di salpare per Troia, secondo il dettame dell’oracolo. Questo nodo tremendo è affrontato da Stefano Napoli nello spettacolo “Io non ti salverò”, in scena all’Ulpiano. La sua originalità si basa sulla costruzione drammaturgica di immagini e suoni che rendono il moto dei sentimenti singoli e corali, in piena autonomia dalle parole, e danno coinvolgente anima nuova all’antica pantomima, sempre col fedele gruppo “Colori Proibiti”.

Dice il regista in una sua nota: «Tragedia è il luogo immaginario in cui il personaggio indossa il suo destino come un vestito non suo e si impegna a portarlo con eleganza, come se l’avesse scelto proprio lui».

6 maggio 2007

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