L’indulgenza plenaria e l’evangelizzazione
A Santa Maria in Aquiro le iniziative guidate dal parroco padre Vincenzo Carucci: «Primario è ridestare il senso di appartenenza dei nostri fedeli» di Graziella Melina
All’entrata della chiesa un piccolo cartello spiega come fare per ottenere l’indulgenza mariana. Qualcuno si ferma a leggerlo. La chiesa, finita la Messa serale, si è svuotata, ma poco più in là, in una cappellina laterale, davanti all’effigie della Madonna di Lourdes (la prima esposta in Italia) i fedeli restano ancora inginocchiati in preghiera. Nella parrocchia di Santa Maria in Aquiro, al rione Colonna, sono tante le persone che ogni giorno chiedono di poter lucrare l’indulgenza plenaria. In occasione del 150° anniversario delle apparizioni della Vergine di Lourdes, e grazie al decreto emesso dalla Penitenzieria Apostolica, l’indulgenza, come spiega il parroco, padre Vincenzo Carucci, potrà essere concessa ogni sabato, nelle celebrazioni liturgiche della Beata Vergine Maria, ogni giorno dei mesi di maggio e di ottobre e, infine, nella solennità dell’Immacolata Concezione (8 dicembre).
Un via vai di fedeli in preghiera che, come assicura padre Vincenzo, dei Chierici Regolari di Somasca, ai quali è affidata la parrocchia, «qui c’è sempre stato». Nonostante il rione Colonna conti solo circa 1200 abitanti, durante il giorno questo quartiere del centro storico di Roma, sede tra l’altro di Montecitorio, è popolato da circa 7mila persone. «La nostra chiesa è continuamente frequentata – racconta padre Vincenzo -. La gente viene a pregare, oppure per ricevere la confessione, qui c’è sempre un sacerdote disponibile». Tra i residenti, molti gli anziani. «In chiesa sono proprio loro che si danno da fare nel volontariato, per l’accoglienza dei fedeli». Ma «stanno ritornando a vivere qui anche famiglie giovani». Il problema più grande, spiega poi padre Vincenzo, «è che i parrocchiani non sentono il senso di appartenenza alla parrocchia. Ma si sta tentando di stare insieme – aggiunge -. E un po’ di frutti stanno arrivando». «Un’iniziativa sentita», per esempio, è quella dei pellegrinaggi che si fanno in tempo di Quaresima – «Quest’anno siamo andati a Cascia e ad Assisi» -. Sono utili «per fare comunità, al ritorno dai pellegrinaggi nasce una vita spirituale più vera».
«Mi sono avvicinata alla parrocchia 8 anni fa quando mio figlio aveva 2 anni – racconta Clara De Marchi Sennewald -. Cercavo un appoggio per instradare i miei figli. I bimbi erano pochissimi, la popolazione parrocchiana anziana, completamente abbandonata a se stessa – ricorda -. Non si riusciva a stabilire nessun contatto. Ma con grande umiltà, padre Vincenzo è riuscito a catalizzare l’attenzione dei parrocchiani». Un merito, quello di padre Vincenzo, che qui gli riconoscono tutti. E non solo i parrocchiani. Qualcuno, sorridendo, fa notare anche la scrupolosità con cui il padre somasco si prende cura della chiesa: «I fiori freschi sono sempre messi bene»,ma lui imperterrito spiega: «L’ordine è la prima forma di evangelizzazione».
Clara ora segue la catechesi per adulti tenuta dal biblista padre Giovanni Odasso. «Quando abbiamo cominciato eravamo 4 persone. Adesso siamo una ventina. Ci riuniamo ogni martedì pomeriggio. Vengono persone anche da altre zone di Roma». La catechesi per adulti si basa sull’approfondimento delle Antiche Scritture, che – sottolinea Clara – «andrebbero conosciute e lette». Stefano Zoani, del consiglio parrocchiale, e presidente per il Lazio e l’Umbria della società di San Vincenzo de’ Paoli frequenta la parrocchia da una ventina d’anni. «Fiore all’occhiello dell’Istituto di San Maria in Aquiro – ricorda – erano gli orfani», secondo l’insegnamento di San Girolamo Emiliani, fondatore dell’ordine dei padri Somaschi. Oggi, ribadisce anche lui, «la nostra è una piccola comunità. Ma da 4, 5 anni si è compattata».
Nella parrocchia di piazza Capranica è pure presente un gruppo di giovani di Comunione e Liberazione, circa 20 ragazzi tra i 25 e 28 anni. E poi c’è il gruppo di preghiera del Cenacolo “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle anime”. Si ritrovano il terzo sabato del mese, sono circa 140 persone, e fanno adorazione per 1 ora. Santa Maria in Aquiro, inoltre, «è un centro di aggregazione per i giovani sacerdoti. A livello pastorale – aggiunge ancora padre Vincenzo – è bella la relazione della nostra parrocchia col Collegio Capranica», il primo seminario aperto a Roma e che ha sede proprio nella omonima piazza.
27 maggio 2008