«L’unità, un impegno affidato a tutti i credenti»
Nella parrocchia di San Barnaba la veglia ecumenica presieduta dal cardinale Vallini, con i rappresentanti delle diverse confessioni cristiane: «La divisione, un dramma che danneggia tutti» di Christian Giorgio
«Non dovremmo rassegnarci alla divisione, né come persone né come comunità. Questo per i cristiani è un dovere, una cosa su cui lavorare in una continua esperienza di comunione». Questo l’appello con il quale il cardinale Agostino Vallini ha aperto ieri sera, 22 gennaio, nella chiesa di San Barnaba, la sua omelia nella veglia ecumenica diocesana organizzata dall’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso del Vicariato, nella Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Il cardinale ha invitato i fedeli e i rappresentanti delle varie confessioni cristiane intervenuti a non lasciar spazio alla divisione ma a focalizzarsi su ciò che unisce: Cristo.
In una chiesa gremita di fedeli in ascolto, ad accompagnare il cardinale nella celebrazione c’erano il vescovo Giuseppe Marciante, monsignor Marco Gnavi, incaricato dell’Ufficio diocesano, e il parroco della comunità di Torpignattara, padre Mario Trainotti. Con loro anche monsignor Siluan e padre Augustin, della chiesa ortodossa romena; il pastore luterano Jens Martin Kruse; il reverendo anglicano Jonathan Boardman. E ancora, l’ortodossia etiopica rappresentata da padre Abba Selama, quella armena da padre Garnick Mkhitaryanm e quella greca da padre Vladimir Laiba. Insieme al nutrito gruppo inoltre due pastori metodisti, Erik Noffke e Samuel Kpoti; padre Luca Bineesh e il pastore valdese Antonio Adamo; infine un rappresentante dell’Esercito della Salvezza, il maggiore Cavanagh.
Nell’abside della chiesa di San Barnaba, che ieri sera ospitava anche i ragazzi del centro «Melantone», un istituto romano per giovani luterani o riformati che giungono ogni anno in gruppi di 12 o 15 per fare un’esperienza ecumenica in Italia, c’è un imponente affresco di Igino Cupelloni nel quale campeggiano anche i ritratti di Giovanni XXIII e di Paolo VI, padri del Concilio Vaticano II. Ed è proprio a quell’assise e all’importanza di una comunione tra le varie confessioni cristiane che il cardinale Vallini si è ricollegato. «Il Concilio, di cui quest’anno ricordiamo il cinquantesimo anniversario dell’apertura, ha dettato parole impegnative a tutti noi: parole che parlano di promozione dell’unità dei cristiani. La divisione è un dramma che danneggia tutti, è un grave pregiudizio alla causa del Vangelo. Ecco perché l’impegno ecumenico è fondamentale per la credibilità della Chiesa dei discepoli di Gesù». L’unità non deve essere ricercata solo dal pastore, attraverso la Parola di Dio, bensì è, secondo il cardinale, «un impegno che è affidato a noi nel responsabilizzare tutti. In questo tempo così confuso e distratto dove non c’è solo la crisi dell’uomo ma anche il pericolo che “Dio sparisca dall’orizzonte umano”, come papa Benedetto XVI ha ricordato, la divisione impedisce a molti di abbracciare la fede».
Ad aggravare il problema della distanza e della divisione, anche quello della persecuzione, come don Luca Bineesh ha sottolineato: «Molti fedeli in India appartengono a comunità di Dalit, gli intoccabili. Spesso quindi, le persecuzioni nei confronti dei cristiani da parte degli indù nascono non solo da discriminazioni religiose ma anche sociali. Si accaniscono nei confronti dei fuori casta, ultimi della terra, scacciati dai potenti ma preferiti da Dio. In India ci sono circa 24 milioni di cristiani, di cui i cattolici costituiscono il gruppo più numeroso, ma le persecuzioni hanno colpito anche protestanti e ortodossi». Questa situazione però non riguarda soltanto l’India ma l’Asia in generale. Per monsignor Marco Gnavi «nella stessa situazione degli indiani Dalit c’è una buona parte della comunità cristiana in Asia. La sfida dell’unità è una questione di sopravvivenza e futuro. Questa veglia è un richiamo per noi, per il nostro essere cristiani romani in comunione con la carità».
Carità invocata anche durante la celebrazione, nel corso della quale sono state raccolte offerte dei fedeli che saranno destinate alle suore di Madre Teresa di Calcutta che si occupano delle persone in difficoltà del quartiere in cui sorge la parrocchia di San Barnaba. A rendere più suggestiva la celebrazione, i canti delle corali romene e indiane accompagnate dal suono dell’organo. Proprio come è successo poco prima del momento della preghiera di pentimento, letta da Padre Simeone: «Sappiamo che in Cristo siamo già uno. Nonostante ciò, per la nostra umana debolezza, non sempre la nostra vita ha riflesso questo dono e lo abbiamo testimoniato. Confessiamo il nostro peccato di disunione e cerchiamo la guarigione del Signore». Una guarigione invocata anche dal cardinale Vallini che ha concluso dicendo: «Chiediamo al Signore che ci doni la passione per l’unità, chiediamogli che questa passione non ci abbandoni mai e produca in noi quelle scelte, pensieri e comportamenti che possono favorire l’unità tra tutti i fratelli».
23 gennaio 2013