Medu: «Non dimentichiamoci degli afgani»

L’Ong Medici, alla vigilia dell’apertura alla stazione Ostiense del megastore Eataly, denuncia il dramma dei profughi che “sbarcano” nell’XI Municipio e alloggiano nella tecnostruttura a Tor Marancia da Redattore Sociale

Non dimenticare il problema degli afgani in transito alla stazione Ostiense, quando ristoranti, pasticcerie, laboratori, supermercati e scuole di cucina li hanno allontanati dalla vista. È l’appello lanciato dall’Ong Medici per i diritti umani, ora che al posto della tendopoli degli afgani all’air terminal della stazione Ostiense apre il megastore del cibo di alta qualità, l’élite del made in Italy gastronomico. Il 14 giugno verrà inaugurato Eataly e l’air terminal, costruito per i mondiali di calcio del ‘90 e abbandonato al degrado da allora, è stato ristrutturato e tirato a lucido per l’occasione. I profughi afgani che dal 2004 letteralmente “sbarcano” alla stazione Ostiense dopo un viaggio di mesi nel quale hanno attraversato mezzo mondo in fuga dalla guerra e dai Taliban, non si vedono più. Un piccolo numero si nasconde nei dintorni di un vicino negozio di giocattoli, la maggior parte sono stati trasferiti a fine febbraio in una tensostruttura a Tor Marancia.

Da anni, l’Ong Medici per i diritti umani e il municipio XI chiedono soluzioni stabili per accogliere le migliaia di persone transitate dallo scalo ferroviario. Quasi tutti giovanissimi e molti dei quali minori, arrivati dall’Afghanistan e accampati sui binari o nei dintorni in attesa di un documento come rifugiati o di continuare il viaggio verso il Nord Europa. Ma la risposta attesa non è mai arrivata. Solo quando si è trattato di fare spazio all’operazione commerciale di riqualificazione di Farinetti e al Nuovo trasporto viaggiatori di Montezemolo, sono stati trovati i fondi per una soluzione tampone.

La tensostruttura di Tor Marancia è un tendone con i letti a castello da 150 posti. In un angolo ci sono i tavoli per consumare i pasti. Fuori ci sono i bagni chimici e le docce. Il servizio è gestito dall’Arciconfraternita, il catering è appaltato a una società esterna. «La stazione Ostiense è una zona di sbarco e come tale andrebbe trattata, prevedendo un’assistenza sanitaria per le persone appena arrivate con uno screening – dice Alberto Barbieri, coordinatore di Medu – con le nostre forze andiamo una volta alla settimana con i volontari del camper per i diritti, ma non basta, abbiamo manifestato più volte al comune la necessità dell’assistenza sanitaria all’accesso». Anche l’informazione legale è svolta dai volontari dell’associazione “A buon diritto”. Secondo Barbieri «il problema è stato solo spostato, ma non affrontato» e la tensostruttura è «una toppa messa per necessità». Dovevano aprire i cantieri per il nuovo e prestigioso polo commerciale, le tende degli afgani erano un ostacolo da rimuovere.

Il cambiamento non è stato negativo. Sicuramente si sta meglio in un letto a castello che in una tenda sommersa dalla neve come fu durante la nevicata sulla Capitale dello scorso febbraio. «Il modello di accoglienza è interessante perché per la prima volta viene data ospitalità anche alle persone in transito, (cioè profughi il cui status giuridico è ancora non definito, ndr.) – sottolinea Barbieri – ma la nostra preoccupazione è che ci deve essere un percorso che fornisce servizi a partire dalla tensostruttura». Certezze al momento non ce ne sono e anche questa è una costante nella storia degli afgani di Ostiense. «Non dimentichiamoci di questa situazione, non ripetiamo gli errori del passato – dice Barbieri – a oggi non sappiamo che succederà dopo il 31 dicembre e non conosciamo i dati sul funzionamento della struttura».

13 giugno 2012

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