Mobilitazione sulla libertà di vivere

M. L. Di Pietro (Scienza&Vita): «La chiave di lettura è la via dell’amore». Giacobbe (Forum): supporto economico alla famiglia. Pasquali (Retinopera): ripartire dalla dignità della persona di Emanuela Micucci

Il manifesto

Dentro e fuori le parrocchie. Nelle scuole, negli uffici, negli ospedali, nei bar. È partita da Roma la grande mobilitazione sui temi del fine vita messa in campo dalle associazioni cattoliche con la sottoscrizione del manifesto “Liberi per vivere”, che continuerà nei luoghi indicati. Il documento, presentato venerdì 20 marzo dai presidenti di Scienza&Vita, Forum delle associazioni familiari e Retinopera, ha trovato l’immediata adesione di oltre 30 tra movimenti e associazioni. Per un’opera di informazione ed educazione a tappeto su temi ormai scottanti, dopo il caso Eluana e il dibattito legislativo in corso sul testamento biologico. Senza tralasciare nessun ambito sociale ed ecclesiale nel diffondere tra la gente una coscienza critica e un giudizio comune sui temi della fragilità, della sofferenza, della malattia e fronteggiare quella cultura che rivendica la morte come un diritto.

Una campagna capillare e di lungo respiro che, distribuito l’appello, entrerà nel vivo dopo Pasqua con un primo momento forte fino a maggio. Per proseguire per alcuni anni con molte ricadute pastorali. La diocesi di Roma ha già in programma un incontro dei “Dialoghi in cattedrale” il 20 aprile a San Giovanni in Laterano con il giurista Francesco D’Agostino e la bioeticista Maria Luisa Di Pietro.

«Un’esplosione di migliaia di iniziative – spiega Domenico Delle Foglie, portavoce di Scienza&Vita – contando sulla fantasia e la capacità innovativa del mondo cattolico secondo lo stile proprio di ciascuno», con l’accompagnamento di un sussidio. Spazio, allora, a incontri diocesani e parrocchiali, eventi, dibattiti pubblici. In un confronto con i non credenti che condividono il rispetto per la vita in ogni fase, dal concepimento alla morte naturale. Una grande catechesi sulla vita che impegna sigle storiche e movimenti più piccoli.

Per creare “un grande movimento di popolo” che gridi forte e consapevole il proprio sì alla vita, alla medicina palliativa, ad accrescere e umanizzare l’assistenza ai malati e agli anziani. E il proprio no all’eutanasia, all’accanimento terapeutico, all’abbandono di chi è più fragile. Sono le richieste scritte sul manifesto. Perché «solo amando la vita di ciascuno fino alla fine – vi si legge – c’è speranza di futuro per tutti». La vera libertà per credenti e non credenti «è quella di scegliere a favore della vita, perché solo così è possibile costruire il vero bene delle persone e della società».

«La chiave di lettura del manifesto – afferma Maria Luisa Di Pietro, co-presidente di Scienza&Vita – è la via dell’amore che pone attenzione alla preziosità della vita, alla condizione di malattia e sofferenza, che dà la possibilità di avere uno sguardo totale verso l’altro. Di solito si ha diritto a qualcosa – afferma Di Pietro – ma il diritto a morire è la negazione della vita, quindi del diritto stesso». L’appello, allora, è che «tutti, a prescindere dalle loro condizioni e a tutte le fasi della vita, siano aiutati a vivere con dignità e non a morire per falsa pietà. Non c’è nessuna persona che si possa dire indegna di vivere. Bisogna restituire alla persona malata la voglia di andare avanti Perché il rischio è l’abbandono e la solitudine».

Le richieste sono concrete: assistenza ospedaliera, hospice, centri di lunga degenza per gli anziani, i malati e i non autosufficienti. “Serve il supporto economico alla famiglia – aggiunge Giovanni Giacobbe, presidente del Forum delle associazioni familiari –, un sistema di organizzazione tale da permettere ai componenti di un nucleo familiare che lavorano di potersi dedicare al malato”». «Occorre ripartire dalla dignità della persona umanizzando l’assistenza ai malati – prosegue Franco Pasquali, coordinatore di Retinopera –. Questo manifesto è un atto d’amore, è importante per riscrivere un nuovo umanesimo. La crisi che viviamo non è solo finanziaria, occorre oggi leggere l’uomo di fronte al suo futuro». «L’amore che circonda le persone fragili, già parte del mondo cattolico, deve diventare cultura – sottolinea il presidente del Movimento per la Vita, Carlo Casini –. Noi dimostriamo non solo che è possibili ma che è già stato compito».

23 marzo 2009

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