Musica, danza e teatro all’Accademia Filarmonica

Arte totale e modernità si intrecciano nel cartellone di una delle più antiche istituzioni romane di Enrica Patrone

In cartellone ci sono gli atletici Momix, quasi un marchio di fabbrica, e le marionette di Carlo Colla mutuate da Spoleto Festival; una strizzata d’occhio alla musica da film, con il premio Oscar Luis Bacalov, e il grande repertorio sinfonico delle orchestre italiane e straniere. Ma è soprattutto l’incrocio fra la musica – antica e contemporanea – la danza e il teatro, a caratterizzare la nuova stagione dell’Accademia Filarmonica Romana, accanto al recupero del repertorio sacro del Settecento, con due Messe di Scarlatti e Pergolesi, le “Litanie mariane” messe in musica da Alessandro Melani e le “Sette ultime parole di Cristo sulla Croce” di Haydn, con il quartetto Bernini e Chiara Muti.

Rarità di ieri e di oggi anche nel prossimo concerto, giovedì 25 ottobre al Teatro Olimpico, con l’Academy of St. Martin in the Fields diretta da Michael Collins, anche in veste di clarinettista per il virtuosistico “Concerto per clarinetto in la maggiore K 622” di Mozart, estrema manifestazione del genio salisburghese, e per il “Concerto n. 2 in mi bemolle maggiore” di Carl Maria von Weber. Il programma affianca ai padri della musica tedesca (anche Haydn con la “Sinfonia n. 44 in mi minore “’Trauer’”), un’autrice scozzese-americana vivente, Thea Musgrave, con “Aurora”, composizione per archi scritta nel 2000 per i giovani studenti della Colburn School of Performing Arts di Los Angeles.

Prestigiosi partner concorrono quest’anno alla stagione. Da Roma Europa Festival a Musica per Roma, dall’Ambasciata di Francia al Forum Austriaco di Cultura, secondo un modello già collaudato con successo dal neo-presidente Paolo Baratta: «Io questa realtà l’ho già sperimentale alla Biennale di Venezia: la coproduzione è importante soprattutto se è produzione. La vera sfida delle istituzioni culturali, e anche dello spettacolo dal vivo della musica, è quella di destinare una certa quota di risorse alla produzione vera, cioè partendo da idee e non partendo dal già fatto. La produzione richiede tempo e risorse e poter unire le forze per produrre cose nuove, sarebbe davvero l’obiettivo più ambizioso che un’istituzione culturale può avere».

È quanto avviene nel successivo appuntamento dell’8 novembre (con repliche il 7, 9 e 10): in coproduzione con Romaeuropa festival il balletto “Amjad” dei La la la human steps (nella foto di Edouard Lock), regia e coreografie di Edouard Lock su musiche originali composte da David Lang, e in quello successivo, il 15 all’Auditorium Conciliazione, “Zero Degrees”, un duo ideato e interpretato da Akram Khan e Sibi Larbi Cherkaoui su musiche, anche qui scritte appositamente per lo spettacolo, di Nitin Sahwney.

Momenti di arte totale col linguaggio della modernità per recuperare su pubblico e bilanci in rosso, e far rinascere una delle più antiche istituzioni musicali a Roma. Anche a questo sarà utile l’esperienza di Baratta, economista e amministratore insigne: «Il bilancio deve stare in pareggio ma non esprime tutta la verità, quindi la sfida è amministrare bene per produrre cose di qualità. Che un po’ di spirito di impresa debba entrare nelle istituzioni culturali mi sembra un ’idea giusta. Anche per le cose di valore bisogna correre e saperle “vendere”, altrimenti la competizione non funziona e la gara è vinta dalla mediocrità. Ma bisogna tener conto delle peculiarità, delle caratteristiche specifiche di queste istituzioni: quelle poste dall’arte, dalle sensibilità degli artisti e del pubblico, che rendono difficile misurare il valore del prodotto finale».

E nel cercare nuovo pubblico, la Filarmonica si apre anche alla Provincia di Roma, col sostegno dell’assessore alla Cultura, Vincenzo Vita: «Tanti dal territorio partecipano a queste iniziative. Questo è importante perché oggi, nell’epoca globale, il locale è una dimensione nuova. Certamente la Filarmonica rappresenta un elemento di eccellenza: non possiamo mancare».

19 ottobre 2007

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