Patrizia Santovecchi

Sette e culti abusanti nel colloquio con la presidente dell’Osservatorio nazionale sugli abusi psicologici di Francesco Lalli

Il fenomeno delle sette, riportato in evidenza da alcuni recenti fatti di cronaca, sta assumendo dimensioni preoccupanti. Prova a fare il punto della situazione sull’argomento Patrizia Santovecchi. Fiorentina, diplomata in scienze religiose, è presidente dell’Osservatorio nazionale abusi psicologici, che nasce dall’esigenza di approfondire le problematiche che gruppi «di natura religiosa, esoterica e spirituale» pongono all’individuo, alle famiglie ed alla società.

Qual è precisamente l’attività dell’Onap?
Vuole essere un supporto e un sostegno psicologico per coloro che intendono uscire dall’affiliamento a una setta o per i famigliari delle persone che ne fanno parte. L’Onap, inoltre, è impegnato in una mappatura dei culti abusanti sul territorio nazionale, come quelli legati al satanismo, a maghi e fattucchieri vari; svolgendo per di più un’opera d’informazione corretta sulle tecniche che i guru di queste organizzazioni adottano per ottenere i loro scopi.

Ma che s’intende per culto abusante?
Perché si abbia a che fare con un culto abusante, l’elemento discriminatorio è dato da un “leader” che utilizza tecniche di manipolazione mentale per trattenere con l’inganno i propri adepti. Esso quindi non s’identifica con un qualunque sentimento spirituale e religioso. Deve esserci una volontà coercitiva e un proposito ingannevole.

L’11 ottobre scorso, la Digos di Bari ha concluso in indagine che ha sgominato i componenti di una “psico setta” operante su tutto il territorio nazionale. Truffa aggravata, violenza sessuale, violenza privata e calunnia tra i reati commessi da quella che era una vera e propria associazione a delinquere, che prometteva ai partecipanti di poter acquisire “capacità di autoguarigione fisica e spirituale”. Come si può cadere in un incubo del genere?
Le persone, generalmente, vengono convinte che l’uomo ha poteri che non adopera, dal momento che il cervello viene utilizzato solo in piccola parte, e ciò viene attribuito dal “guru” di turno ad una serie di cause da rimuovere: cultura, stile di vita, inibizioni. Quest’offerta, poi, per così dire, s’incontra con una domanda. Dall’altra parte, infatti, nella maggioranza dei casi incontriamo persone che soffrono per lutti in famiglia, perdita del lavoro, delusioni d’amore, rottura del matrimonio, malattie gravi. Quando in questi frangenti capita il buon reclutatore, che sa toccare le corde giuste, la persona si aggrappa a qualunque illusione.

Ma quali sono le dimensioni del fenomeno in Italia?
Per quanto riguarda i gruppi generici, il numero stimato è all’incirca di 1.200, escludendo quindi il singolo mago o la fattucchiera locale, con circa 2 milioni e mezzo d’aderenti. Quelli più organizzati hanno una casa madre in una regione e poi ramificazione internazionali, perché generalmente nascono negli Usa o in India e poi arrivano da noi. Poi abbiamo quelli distribuiti a macchia di leopardo e infine quelli squisitamente locali. I satanisti costituiscono invece un discorso a se stante.

Per quale motivo?
Perché hanno caratteristiche diverse, a partire dal modo in cui sono aggregati. Nella maggior parte dei casi si tratta di piccole formazioni distribuite a ragnatela, mentre nell’ “organigramma” di altre organizzazioni incontriamo una struttura piramidale con un leader in cima e poi a pioggia gli altri ruoli. In ogni caso, il numero della rivista di polizia moderna del 6 giugno 2007 indicava in Italia oltre 8.000 gruppi di satanisti, e parliamo di una stima al ribasso, con 60mila adepti circa.

Con quali metodologie ci si avvicina alle vittime degli abusi, e quali sono le terapie che vengono utilizzate?
Sostegno, ascolto, al genitore o al famigliare, anche se non possiamo certo interferire con la volontà di persone maggiorenni che decidono di entrare in una setta. L’aiuto che possiamo fornire è legato al fatto che siano loro a cercarci. Il problema è che in Italia non abbiamo una legge sulla manipolazione mentale a differenza di Francia, Germania, Belgio. Se un singolo aderente ad una setta commette un reato, la colpa è sua e non di chi lo ha plagiato costringendolo di fatto a compierlo.

Ma non esiste l’istigazione al reato?
Provi a dimostrarlo in aula. In realtà grazie a questo vuoto legislativo i “leader” di molte sette riescono ad evitare le accuse più gravi. Senza contare che in molti Paesi esse costituiscono dei veri e propri imperi economici con miliardi di fatturato, il che vuol dire potere e talvolta protezione politica.

Il vostro servizio si rivolge anche agli adolescenti?
Svolgiamo all’interno delle scuole superiori delle lezioni su questi temi. Spieghiamo le tecniche della persuasione non solo in relazione alle sette, ma anche alla pubblicità, al bullismo.

C’è plagio anche in questi casi?
Il meccanismo d’induzione ha campi d’applicazione e livelli di pericolosità molteplici, riguarda anche il terrorismo, per esempio, e sul luogo di lavoro diventa moobing. Cambiano le modalità e i fini ma il meccanismo di base è il medesimo

18 ottobre 2007

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