Natività, una parrocchia col cuore aperto
Accoglienza in primo piano nella comunità di via Gallia: dalle iniziative per promuovere il dialogo ecumenico alla mensa per i bisognosi allestita sotto la chiesa di Ilaria Sarra
Una parrocchia fondata sull’accoglienza, sulla carità e sulla collaborazione. Con il cuore aperto. È lo stile della Natività di Nostro Signore Gesù Cristo a via Gallia, che domenica (7 giugno) ha ricevuto la visita del cardinale vicario Agostino Vallini. Alle 10 il porporato incontrerà il Consiglio pastorale e alle 11.30 celebrerà la Messa. Successivamente rivolgerà un saluto anche alla comunità ortodossa romena che fa riferimento ai locali della parrocchia.
L’impegno ecumenico, in questa comunità di 18mila abitanti, va avanti da 25 anni, attraverso un dialogo continuo e incontri con i luterani svedesi e con gli ortodossi. «Leggiamo insieme la Parola di Dio – racconta il parroco, monsignor Pietro Sigurani – e questo ha fatto sì che in loro nascessero grande rispetto e amore per la Chiesa di Roma».
Non solo apertura ecumenica, ma anche un forte spirito di servizio anima i parrocchiani, che si spendono in varie attività caritative. Come la Domus Caritatis, una struttura situata sotto l’edificio parrocchiale, che offre cibo, posti letto e docce ai senzatetto. «Proprio sotto la mensa eucaristica è nato un luogo di accoglienza – sottolinea il parroco -. Qui può venire chiunque abbia bisogno: nei due giorni a settimana in cui offriamo la cena arrivano più di 500 persone. I pasti sono preparati dai parrocchiani che hanno a disposizione una cucina professionale». Vicino al salone della mensa, che funge anche da centro di ascolto, si trova una stanza nella quale operano le volontarie per la distribuzione dei vestiti. Servizi «importanti – osserva don Pietro – perché da noi arrivano bisognosi da tutta Roma». Tre stanze con diversi letti a castello, per un totale di 25 posti, sono a disposizione dei senza fissa dimora che vengono dimessi dagli ospedali e non hanno un posto dove trascorrere la convalescenza: «Ci sono dei medici volontari che li seguono», afferma il sacerdote. «Tutto questo è possibile – spiega monsignor Sigurani – perché la liturgia è l’asse portante della comunità, insieme ad un annuncio positivo del messaggio cristiano».
Liturgia, catechesi e carità, dunque, sono i pilastri di questa parrocchia che ha allargato i propri orizzonti fino al Sahara tunisino. «Una comunità non può essere chiusa in se stessa – sostiene il parroco -, non deve aver paura di confrontarsi con altre realtà». In questo pezzo di Africa la parrocchia ha 4 case di preghiera, meta di viaggi parrocchiali e diocesani. «Durante i ritiri – racconta don Pietro – si tocca con mano la difficoltà di vivere in quelle zone e allo stesso tempo si fa l’esperienza del deserto, un luogo grande raccoglimento». Sempre in Tunisia la parrocchia ha costruito una fabbrica per il confezionamento e l’esportazione dei datteri, che dà lavoro a più di 100 donne. Altre opere di carità vengono portate avanti grazie all’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento, in collaborazione con le istituzioni. «A Roma abbiamo più di 50 centri – spiega il presidente Francesco Ferrara – nei quali ci occupiamo delle persone disagiate. Da due anni gestiamo il campus universitario Giovanni XXIII che ospita 150 studenti da Paesi in via di sviluppo».
9 giugno 2009